25/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corte costituzionale torna sui suoi passi e reintegra i deputati espulsi dal parlamento
Il Tribunale costituzionale (Tc) dell'Ecuador ha reintegrato lunedì sera 50 dei 57 membri del parlamento unicamerale destituiti il 7 marzo dal Tribunale supremo elettorale (Tse) perché si erano opposti al referendum costituzionale del 15 aprile, che ha spianato la strada all'Assemblea Costituente voluta dal presidente della Repubblica Rafael Correa.

Manifestanti e poliziaI fatti.
Come ha spiegato il presidente del Tc, Santiaho Velasquez, sei dei nove giudici della Corte suprema hanno accettato il ricorso presentato dai 50 deputati che precedentemente era stato respinto da un giudice della provincia di Manabì, (città sulla costa del Pacifico), e che chiedeva, appunto, di sospendere il provvedimento d'espulsione.

Il retroscena. La battaglia fra il presidente Rafael Correa e la maggioranza del Parlamento contraria all'idea di una nuova costituzione, sembrava essersi conclusa tre settimane fa con la destituzione del gruppo dissidente che era stato provvisoriamente sostituito da supplenti. Una mossa che aveva permesso al parlamento di tornare a funzionare e al referendum di svolgersi normalmente, segnando una schiacciante vittoria del sì e quindi del capo dello Stato.
Almeno 50 dei 57 esclusi però non si erano dati per vinti, presentando ricorso e continuando a riunirsi in una sorta di ''congresso parallelo''. Poi, lunedì, la sentenza-rivincita. Una decisione che, mentre il presidente del Congresso, Jorge Cevallos, ha dichiarato di voler rispettare, ha invece mandato su tutte le furie Correa e compagnia.
 
Rafael Correa, presidente dell'EcuadorLe reazioni. Poco dopo l'annuncio della sentenza, un centinaio di membri del Movimento popolare democratico (Mpd, sinistra) della Federazione studenti universitari e dell'Alleanza di Pace hanno fatto irruzione nella sala del consiglio del Tribunale costituzionale per protestare contro la sentenza. L'intento era incontrare i sei giudici che hanno votato sì, il risultato sono state serrature forzate e portoni e vetri rotti. Al grido di “se ne vanno e non torneranno”, hanno aggredito il presidente del Tribunale con un lancio dei più svariati oggetti. Poi, Stalin Vargas, dirigente dell'Mpd, ha annunciato l'occupazione dell'edificio e ha rivolto un appello alla mobilitazione rivolgendosi a tutti i movimenti politici e sociali. Il fine: impedire ai 57 parlamentari di tornare al loro posto. Per riuscirci, sono stati schierati circa 600 agenti di polizia all'interno dell'aula, con l'ordine di bloccare i deputati dissidenti.

Dal canto suo. Di “patto vergognoso” ha parlato Correa, alludendo a una sorta di macchinazione messa a punto dai giudici costituzionali e dai 57 deputati reazionari, specificando che i 57 continueranno a restare fuori dalle aule legislative. In una nota pubblicata nella pagina on-line della presidenza, Correa afferma che ''il paese contempla stupefatto'' la condotta del Tribunale costituzionale, che non prende in considerazione il risultato del referendum popolare in cui la cittadinanza ha deciso ''sette a uno'' a favore dell'Assemblea costituente. “Nonostante questo - dice Correa - il Tc cerca in tutti i modi di boicottare il mandato popolare, perché è una delle istituzioni che l'Assemblea costituente si propone di riformare. 'Se i deputati destituiti dovessero cercare di entrare spregiudicatamente e alterare l'ordine pubblico, bisognerà mandarli in prigione''.

Piazza gremita di manifestantiUn obbrobrio”. Anche il presidente del Tribunale supremo elettorale (Tse), Jorge Acosta, non ha usato mezzi termini per definire la sentenza della Corte suprema: ''Irritante è la definizione più leggera che possiamo attribuirle. Quella gente ha fabbricato un vero obbrobrio'' giuridico. Ma, poi, a mente fredda, ha spiegato che la sentenza non servirà, in quanto va contro risoluzioni che lo stesso Tribunale costituzionale ha adottato in precedenza: ''Quel Tribunale ha in passato riconosciuto che le decisioni prese dal Tse sono inappellabili e fanno parte di una giurisdizione speciale che va automaticamente eseguita''. Acosta ha infine indicato che, indipendentemente da come deciderà di agire il Tribunale supremo elettorale, oggi presenterà personalmente un'azione penale contro il Tc nel suo complesso.

I 50. Felicità, invece, per i deputati riammessi. “E' un premio alla lotta e alla perseveranza. Il presidente Correa deve accettare la decisione del Tc e lo stesso deve fare il presidente del Congersso, convocandoci”, ha dichiarato la deputata del Prian, Gloria Gallardo. Di calma dopo la tempesta, parla invece Pascual del Cioppo, Psc, che chiede di “voltare pagina”, mentre affonda il colpo il suo compagno di partito Alfonso Harb: “Il presidente Correa ha una dura prova da affrontare: o ubbidisce, come prevedono la Legge organica di controllo costituzionale e la costituzione, e quindi dimostra che siamo in uno stato di diritto, o non ubbidisce, consacrando apertamente e in maniera assoluta la dittatura”.
 

Stella Spinelli

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