La Corte costituzionale torna sui suoi passi e reintegra i deputati espulsi dal parlamento
Il Tribunale costituzionale (Tc)
dell'Ecuador ha reintegrato lunedì sera 50 dei 57 membri del
parlamento unicamerale destituiti il 7 marzo dal Tribunale supremo
elettorale (Tse) perché si erano opposti al referendum
costituzionale del 15 aprile, che ha spianato la strada all'Assemblea
Costituente voluta dal presidente della Repubblica Rafael Correa.
I fatti. Come ha spiegato il
presidente del Tc, Santiaho Velasquez, sei dei nove giudici della
Corte suprema hanno accettato il ricorso presentato dai 50 deputati
che precedentemente era stato respinto da un giudice della provincia
di Manabì, (città sulla costa del Pacifico), e che
chiedeva, appunto, di sospendere il provvedimento d'espulsione.
Il retroscena. La battaglia
fra il presidente Rafael Correa e la maggioranza del Parlamento
contraria all'idea di una nuova costituzione, sembrava essersi
conclusa tre settimane fa con la destituzione del gruppo dissidente
che era stato provvisoriamente sostituito da supplenti. Una mossa che
aveva permesso al parlamento di tornare a funzionare e al referendum
di svolgersi normalmente, segnando una schiacciante vittoria del sì
e quindi del capo dello Stato.
Almeno 50 dei 57 esclusi però
non si erano dati per vinti, presentando ricorso e continuando a
riunirsi in una sorta di ''congresso parallelo''. Poi, lunedì,
la sentenza-rivincita. Una decisione che, mentre il presidente del
Congresso, Jorge Cevallos, ha dichiarato di voler rispettare, ha
invece mandato su tutte le furie Correa e compagnia.
Le reazioni. Poco
dopo l'annuncio della sentenza, un centinaio di membri del
Movimento popolare democratico (Mpd, sinistra) della Federazione
studenti universitari e dell'Alleanza di Pace hanno fatto irruzione
nella sala del consiglio del Tribunale costituzionale per protestare
contro la sentenza. L'intento era incontrare i sei giudici che hanno
votato sì, il risultato sono state serrature forzate e portoni
e vetri rotti. Al grido di “se ne vanno e non torneranno”, hanno
aggredito il presidente del Tribunale con un lancio dei più
svariati oggetti. Poi, Stalin Vargas, dirigente dell'Mpd, ha
annunciato l'occupazione dell'edificio e ha rivolto un appello alla
mobilitazione rivolgendosi a tutti i movimenti politici e sociali. Il
fine: impedire ai 57 parlamentari di tornare al loro posto. Per riuscirci, sono
stati schierati circa 600 agenti di polizia all'interno dell'aula, con l'ordine
di bloccare i deputati dissidenti.
Dal canto suo. Di “patto
vergognoso” ha parlato Correa, alludendo a una sorta di
macchinazione messa a punto dai giudici costituzionali e dai 57
deputati reazionari, specificando che i 57 continueranno a restare
fuori dalle aule legislative. In una nota pubblicata nella pagina
on-line della presidenza, Correa afferma che ''il paese contempla
stupefatto'' la condotta del Tribunale costituzionale, che non prende
in considerazione il risultato del referendum popolare in cui la
cittadinanza ha deciso ''sette a uno'' a favore dell'Assemblea
costituente. “Nonostante questo - dice Correa - il Tc cerca in
tutti i modi di boicottare il mandato popolare, perché è
una delle istituzioni che l'Assemblea costituente si propone di
riformare. 'Se i deputati destituiti dovessero cercare di entrare
spregiudicatamente e alterare l'ordine pubblico, bisognerà
mandarli in prigione''.

“
Un obbrobrio”. Anche il
presidente del Tribunale supremo elettorale (Tse), Jorge Acosta, non
ha usato mezzi termini per definire la sentenza della Corte suprema:
''Irritante è la definizione più leggera che possiamo
attribuirle. Quella gente ha fabbricato un vero obbrobrio''
giuridico. Ma, poi, a mente fredda, ha spiegato che la sentenza non
servirà, in quanto va contro risoluzioni che lo stesso
Tribunale costituzionale ha adottato in precedenza: ''Quel Tribunale
ha in passato riconosciuto che le decisioni prese dal Tse sono
inappellabili e fanno parte di una giurisdizione speciale che va
automaticamente eseguita''. Acosta ha infine indicato che,
indipendentemente da come deciderà di agire il Tribunale
supremo elettorale, oggi presenterà personalmente un'azione
penale contro il Tc nel suo complesso.
I 50. Felicità, invece,
per i deputati riammessi. “E' un premio alla lotta e alla
perseveranza. Il presidente Correa deve accettare la decisione del Tc
e lo stesso deve fare il presidente del Congersso, convocandoci”,
ha dichiarato la deputata del Prian, Gloria Gallardo. Di calma dopo
la tempesta, parla invece Pascual del Cioppo, Psc, che chiede di
“voltare pagina”, mentre affonda il colpo il suo compagno di
partito Alfonso Harb: “Il presidente Correa ha una dura prova da
affrontare: o ubbidisce, come prevedono la Legge organica di
controllo costituzionale e la costituzione, e quindi dimostra che
siamo in uno stato di diritto, o non ubbidisce, consacrando
apertamente e in maniera assoluta la dittatura”.