Scritto per noi
da Giada Raimondo
Mercoledì 8 dicembre, un gruppo armato ha fatto irruzione nella sede dell’ong
francese Afesip portando via ottanta prostitute. Le donne erano state salvate dal mercato del
sesso
solo ventiquattro ore prima, grazie alla collaborazione del nucleo anti-traffico
della polizia di Phnom Penh, capitale della Cambogia. L’Association pour les Femmes en Situations Precaires (Afesip) , impegnata nella lotta contro il traffico di esseri umani nel Sud-est asiatico, aveva liberato le ragazze da un hotel del centro dove erano
ufficialmente
impiegate in qualità di massaggiatrici e cantanti: a Phnom Penh tutti i bordelli
hanno l’insegna di karaoke, ma al loro interno si trovano decine di adolescenti che indossano t-shirt numerate
e sono rinchiuse in acquari di vetro. La maggior parte sono state vendute dalle
famiglie a criminali che avevano promesso di trovar loro un lavoro.
Le cifre dello human trafficking. Né per la Cambogia né per il resto del mondo ci sono stime precise sul traffico
di esseri umani. Nel 2000 uno studio condotto da World Vision e dal governo cambogiano ha denunciato che 80mila donne e bambini erano impiegati
nella prostituzione nel Paese asiatico. Una ricerca di Thomas Steinfatt dell'Università
di Miami e finanziata da USAID, ha affermato invece che tra il 2002 e il 2003
sono state circa 20mila le vittime di questo terribile mercato. La verità potrebbe
stare nel mezzo.
Il giallo delle prostitute rapite. “Le ragazze erano molto spaventate”, racconta Somali Man, presidente di Afesip.
“Circa trenta persone – continua - alcune armate, sono arrivate nel nostro centro
di accoglienza all’improvviso, costringendo le donne a seguirli dentro lussuose
auto sportive”. Preoccupata per la sua famiglia e per il personale dell’ong, Somali
ha chiesto protezione all’ambasciata statunitense e a quella inglese. Il capo
della polizia e il responsabile della divisione anti-trafficking non si aspettavano il raid. Thong Kim Heng, funzionario del ministero degli
Interni, ha dichiarato che le indagini sulle ragazze del bordello duravano da
alcuni mesi: “Più della metà erano minorenni e alcune stavano lavorando per ripagare
i debiti contratti con il proprietario dell’hotel”. Nel corso dell’operazione
di salvataggio sono state arrestate sette persone che, secondo Somali Man, sarebbero
state poi immediatamente rilasciate.
“Le ragazze lavorano come cantanti”, ha detto il direttore dell’albergo Kim Song.
“Non vendono i loro corpi”. In realtà sono molti gli aspetti oscuri di questa
vicenda, tra i quali il ruolo giocato dalla polizia. Otto uomini dell’unità flying tigers avrebbero dovuto garantire la sicurezza delle ragazze nel centro di accoglienza
ma, inspiegabilmente, sono stati richiamati in sede quindici minuti prima dell’irruzione.
La comunità internazionale sta facendo pressione sul governo cambogiano affinchè
sia fatta giustizia e vengano puniti i colpevoli.
Un fenomeno tipico di un Paese corrotto. La vicenda è un classico esempio della corruzione di questo Paese. Cinquanta
delle ottanta rapite hanno poi fatto ritorno all’hotel-bordello. E’ stata tenuta
persino
una conferenza stampa con lo staff dell’albergo che ha dichiarato: “Le donne hanno
lasciato l’Afesip di loro iniziativa. Non sono state forzate in alcun modo”. Probabilmente
dietro forti pressioni, le cinquanta donne sono addirittura arrivate a denunciare
l’ong
per detenzione illegale. In seguito è girato anche un video in cui molte di loro
dicevano di essere fuggite dal centro di accoglienza. Delle altre trenta non si
hanno ancora notizie.
“Le nostre indagini confermano che circa duecento giovanissime facevano le prostitute
nell’hotel”, spiega Arti Kapoor, responsabile legale di Afesip. “Abbiamo molta
paura”, dice un altro collaboratore. “Sono entrati urlando: uccideremo tutto il
personale dell’organizzazione!”. Sam Raimsy, capo del partito di opposizione,
ha aggiunto: “Quale ruolo ha la legge in questo Paese? Dove stiamo andando? Il
governo continua a sostenere di impegnarsi nella lotta contro il traffico di esseri
umani, ma quando accadono fatti così gravi nessuno interviene”.
In Cambogia decine di ong stanno conducendo a fatica una battaglia per il rispetto
dei diritti umani. “Non c’è più spazio per il dialogo e la riconciliazione”, dice
senza speranza Pierre Legros. “Questa volta non si possono risolvere le cose ‘alla
cambogiana’, con una stretta di mano e uno scambio di denaro”.
La reazione della comunità internazionale. Il 14 dicembre, sotto le continue pressioni dell’ambasciata americana, dell’Unione
Europea e della comunità internazionale, il governo cambogiano ha deciso di avviare
un’indagine che ha messo sotto inchiesta proprio il capo del dipartimento anti-trafficking del ministero degli Interni, Un Sokunthea. Secondo l’Afesip, la donna è solo
un capro espiatorio. Con questa mossa, infatti, da un lato si soddisfano le richieste
della comunità internazionale e dall’altro si cerca di togliere credibilità al
dipartimento anti-trafficking.
Secondo un informatore del ministero degli Interni, Un Sokunthea aveva ricevuto
una lettera di avvertimento che consigliava di non salvare le giovani. Richard
Boucher, portavoce del Dipartimento di Stato americano, durante un incontro a
Washington, ha espresso il suo rammarico: "Qualsiasi azione legale contro Un Sokunthea
metterà in dubbio il reale coinvolgimento del governo cambogiano nella lotta
alla piaga del traffico di esseri umani”.
Nel resto del mondo. In tutto il pianeta sembra che 900mila persone all’anno vengano obbligate a muoversi attraverso i confini internazionali
con l’unico scopo di essere vendute ed impiegate nel mercato della prostituzione
e del lavoro forzato. Un vero e proprio commercio di esseri umani che muove dai
7 ai 12 milioni di dollari ogni anno, numeri superati solo dal traffico di armi
e droga. L’ UNICEF ha dichiarato che circa 2 milioni di bambini nel mondo sono tenuti
in schiavitù e sfruttati sessualmente.