24/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Riprendono i lanci di razzi su Israele. Hamas annuncia la fine della tregua
Ancora una volta la tregua non ha retto e nel cinquantanovesimo anniversario della nascita di Israele le armi hanno ripreso il posto della politica. Oggi le brigate Ezz è Din al Qassam, il braccio armato di Hamas, dichiarano di avere sparato decine di razzi Qassam sul territorio israeliano, sulla cittadina di Sderot, nel deserto del Negev, da sempre obiettivo del lancio dei razzi artigianali a corta gittata dei miliziani palestinesi.

Manifestazione dei miliziani di HamasQassam. L'entità dell'attacco non è ancora chiara: Hamas dichiara di avere sparato decine di razzi Qassam, mentre il comando delle forze armate israeliane parla di un “piccolo numero di razzi”. Quel che è certo è che fortunatamente non ci sono state vittime. Nei mesi precedenti la formazione del governo di unità nazionale palestinese, a sparare razzi su Israele erano state altre formazioni militanti palestinesi, ma non Hamas, che era impegnata a gestire il governo dell'Autorità Nazionale. Ora invece il suo braccio armato è tornato a colpire. “La tregua non esiste più”, ha fatto sapere Abu Obaida, portavoce del gruppo. “Sono gli israeliani che non hanno rispettato la tregua, ora tocca ai gruppi palestinesi”. Obaida sostiene che l'attacco di oggi sia la risposta all'uccisione, avvenuta in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, di nove palestinesi da parte dei soldati israeliani, lo scorso fine settimana. Cinque delle vittime erano miliziani, gli altri civili, tra cui una ragazza di 17 anni, colpita alla testa in casa sua durante un raid a Jenin. La tregua tra Hamas e Israele, concordata il 17 novembre scorso, prevedeva la fine del lancio di razzi e, sul fronte israeliano, la fine delle incursioni nel territorio dell'Autorità Palestinese. “Il sangue della nostra gente non è a buon mercato”, incitava già domenica fawzi Barthoum, il portavoce del partito islamico, invitando i miliziani a “rispondere ai massacri”.

Soldati israeliani durante l'incursione a JeninSicurezza. La fine della tregua avviene all'indomani delle dimissioni del ministro dell'Interno, Hani Qawasmi, subito respinte dal premier Ismahil Haniyeh. Secondo diversi analisti, Qawasmi, uno dei politici indipendenti inclusi nel governo di unità nazionale, ha rassegnato le dimissioni per la frustrazione dovuta alla scarsa collaborazione tra le forze di sicurezza palestinesi. Un problema ormai cronico a causa della forte lottizzazione di tali milizie, fondamentali al mantenimento della sicurezza in un contesto fortemente infiammabile come quello di Gaza. La nomina del politico indipendente avrebbe potuto riportare ordine tra le fila delle forze di sicurezza palestinesi, ma il fatto che il comando generale della sicurezza nazionale sia stato affidato a una vecchia volpe come Mohamed Dahlan, ha reso molto più complicato il lavoro di Qawasmi, politico onesto ma privo di esperienza in materia di sicurezza. Il primo passo per riprendere il controllo della situazione a Gaza e in Cisgiordania è necessariamente quello di riportare unità tra le forze armate, una via questa, resa impervia dai massicci finanziamenti erogati da Stati Uniti e Israele a vantaggio solo di Forza 17, la milizia del presidente Abu Mazen. Fonti giornalistiche israeliane nel frattempo rivelano che Hamas avrebbe negli ultimi mesi tentato di infiltrare i suoi miliziani nelle forze armate dell'Autorità Palestinese, per compensare lo squilibrio che vedeva i suoi miliziani in netta minoranza in Cisgiordania. Due mesi fa l'esercito israeliano rivelava di avere scoperto i piani di Hamas per creare una milizia di 10 mila soldati scelti in Cisgiordania, sotto la guida di Ahmed Ja'abri.
 
Ritorsione? La ripresa degli attacchi contro Israele non è dunque soltanto una ritorsione per i raid su Gaza dello scorso fine settimana, è anche un tentativo di serrare le fila delle milizie contro il nemico comune e, da parte della politica, di nascondere l'ennesima crisi nei rapporti tra Fatah e Hamas. Nel corso del 2006 Israele ha risposto ai lanci di razzi quotidiani bombardando le aree periferiche di Gaza e causando la morte di decine di civili.

Naoki Tomasini

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