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Qassam. L'entità
dell'attacco non è ancora chiara: Hamas dichiara di avere
sparato decine di razzi Qassam, mentre il comando delle forze armate
israeliane parla di un “piccolo numero di razzi”. Quel che è
certo è che fortunatamente non ci sono state vittime. Nei mesi
precedenti la formazione del governo di unità nazionale
palestinese, a sparare razzi su Israele erano state altre formazioni
militanti palestinesi, ma non Hamas, che era impegnata a gestire il
governo dell'Autorità Nazionale. Ora invece il suo braccio
armato è tornato a colpire. “La tregua non esiste più”,
ha fatto sapere Abu Obaida, portavoce del gruppo. “Sono gli
israeliani che non hanno rispettato la tregua, ora tocca ai gruppi
palestinesi”. Obaida sostiene che l'attacco di oggi sia la risposta
all'uccisione, avvenuta in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, di
nove palestinesi da parte dei soldati israeliani, lo scorso fine
settimana. Cinque delle vittime erano miliziani, gli altri civili,
tra cui una ragazza di 17 anni, colpita alla testa in casa sua
durante un raid a Jenin. La tregua tra Hamas e Israele, concordata il
17 novembre scorso, prevedeva la fine del lancio di razzi e, sul
fronte israeliano, la fine delle incursioni nel territorio
dell'Autorità Palestinese. “Il sangue della nostra gente non
è a buon mercato”, incitava già domenica fawzi
Barthoum, il portavoce del partito islamico, invitando i miliziani a
“rispondere ai massacri”.
Sicurezza. La fine della tregua
avviene all'indomani delle dimissioni del ministro dell'Interno, Hani
Qawasmi, subito respinte dal premier Ismahil Haniyeh. Secondo diversi
analisti, Qawasmi, uno dei politici indipendenti inclusi nel governo
di unità nazionale, ha rassegnato le dimissioni per la
frustrazione dovuta alla scarsa collaborazione tra le forze di
sicurezza palestinesi. Un problema ormai cronico a causa della forte
lottizzazione di tali milizie, fondamentali al mantenimento della
sicurezza in un contesto fortemente infiammabile come quello di Gaza.
La nomina del politico indipendente avrebbe potuto riportare ordine
tra le fila delle forze di sicurezza palestinesi, ma il fatto che il
comando generale della sicurezza nazionale sia stato affidato a una
vecchia volpe come Mohamed Dahlan, ha reso molto più
complicato il lavoro di Qawasmi, politico onesto ma privo di
esperienza in materia di sicurezza. Il primo passo per riprendere il
controllo della situazione a Gaza e in Cisgiordania è
necessariamente quello di riportare unità tra le forze armate,
una via questa, resa impervia dai massicci finanziamenti erogati da
Stati Uniti e Israele a vantaggio solo di Forza 17, la milizia del
presidente Abu Mazen. Fonti giornalistiche israeliane nel frattempo
rivelano che Hamas avrebbe negli ultimi mesi tentato di infiltrare i
suoi miliziani nelle forze armate dell'Autorità Palestinese,
per compensare lo squilibrio che vedeva i suoi miliziani in netta
minoranza in Cisgiordania. Due mesi fa l'esercito israeliano rivelava
di avere scoperto i piani di Hamas per creare una milizia di 10 mila
soldati scelti in Cisgiordania, sotto la guida di Ahmed Ja'abri. Naoki Tomasini
Parole chiave: Qassam, tregua, Hamas, Ezz è Din al Qassam, Haniyeh, Abu Mazen