La maggior parte dei rifugiati in Yemen è costituita da somali, 15mila dei quali
vivono in condizioni di estrema povertà. Amnah Abdul-Hamid, 26 anni, è scappato
dalla guerra in Somalia per cercare una vita migliore in Yemen. Ma da quando è
arrivata, quattro anni fa, i suoi due bambini sono morti di diarrea e lei al momento
è malata e inferma.
Una comunità in difficoltà. “Soffro di neurite cerebrale (un’infiammazione di
uno o più nervi). Ho un urgente bisogno di aiuto, per procurarmi cibo e trovare
dove dormire, visto che sono senza un lavoro”, dice Amnah, divorziata che dipende
da una famiglia somala che vive ad al-Basateen, un’area a predominanza somala
nella provincia di Aden.
“Ho bisogno di lavorare, ma sono malata e la guerra nel mio paese mi impedisce
di tornare”, dice. Come Amnah, moltissimi rifugiati somali confluiscono in una
piccola stanza nel centro di al-Basateen, dove si incontrano i leader della comunità.
Questo è il loro primo punto di riferimento quando hanno dei problemi.
Per guidare la comunità somala e per indirizzare le loro richieste i rifugiati
hanno scelto sette capi, tra cui anche alcune donne, rappresentativi delle loro
tribù.
Costituita sette anni fa, adesso la Somali Community Leadership (Scl) è senza
risorse. “Ce la caviamo da soli, l’affitto del locale del partito viene pagato
da Adra, una ong internazionale”, dice Mohammed Deriah, il principale leader della
Scl.
Secondo lui, 15.540 rifugiati somali vivono nell’area di al-Basateen con la carta
d’identità, mentre molti altri vivono lì senza documenti. “Nelle ultime tre settimane
abbiamo ricevuto 2.550 rifugiati somali, che sono fuggiti dal loro paese per scappare
dalla guerra”, dice ad all’agenzia Irin.
Quasi tutte le case ad al-Basateen sono fatte di latta e fango. Il loro affitto
mensile varia da 3.000 a 5.000 riyals yemeniti (circa 10-20 euro).
Condizioni di povertà. L’aerazione e il sistema di fognature
è pessimo. La zona
è male organizzata e non asfaltata. L’immondizia viene buttata
fuori dalle case dato, che non ci sono bidoni dei
rifiuti. Il dottor Fares Najeeb, capo della Charitable Society for
Social Welfare
(Cssw), una struttura sanitaria ad al-Basateen, afferma che la povertà
e la cattiva
condizione delle fognature sono le principale cause di malattie tra i
rifugiati.
Najeeb dice che le malattie comuni nell’area sono la diarrea,
infiammazioni alle
vie respiratorie e, in una certa misura, anche la malaria. I casi di
malaria sono
da lui stimati in 80 al mese. Inoltre, mensilmente, si verifica almeno
un caso
di tubercolosi. Nell’area ci sono solo due strutture sanitarie, una
delle quali
si occupa di bambini e madri. Le strutture sono state realizzate da
Cssw, una
ong locale, nel 1999. L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) li assiste,
mentre
il Ministero della Salute yemenita procura loro medicinali gratuiti e
43 operatori
sanitari.
Durante l’estate i residenti affrontano periodi di mancanza d’acqua e
interruzioni
della corrente elettrica. “Durante l’estate il governo raziona le
forniture d’acqua in questa zona. La stessa cosa si può dire
dell’elettricità, e questo proprio
nel momento in cui ne avremmo bisogno più che mai”, dice Deriah, uno
dei leader
della comunità.
Una situazione drammatica. Deriah aggiunge che la maggior parte dei bambini somali,
pur avendo la possibilità di frequentare la scuola pubblica, non ci vanno. “Le
famiglie non possono permettersi gli oggetti necessari come quaderni e uniformi
scolastiche. Pochissimi ragazzi frequentano la scuola”. Le risorse dei rifugiati
somali di al-Basateen dipendono principalmente da lavori umili, come lavare le
macchine, lavorare nei cantieri e pulire le case. La rifugiata somala Habibah
Hassan, 35 anni, dice di essere arrivata in Yemen sette anni fa, dopo che delle
bande armate avevano legato suo marito, un ex colonnello del vecchio esercito
nazionale somalo, gli avevano rubato più di 10mila euro e preso lei a calci nello
stomaco, fino a causarle un aborto. Habibah descrive le condizioni di vita ad
al-Basateen come miserabili. “Siamo arrivati in Yemen con la speranza di viaggiare
verso un paese diverso ma, quando abbiamo fallito, mio marito era in un tale stato
mentale che da allora è scomparso”.
Erika Feller assistente all’Alto Commissariato dell'Unhcr, ha visitato lo Yemen
e ha descritto la situazione dei rifugiati somali come angosciante. Ha richiesto
aiuti addizionali per migliorare le loro condizioni.
Secondo l’Unhcr, ci sono circa 100mila rifugiati in Yemen, la maggior parte dei
quali somali. Lo Yemen è firmataria della Convenzione sui Rifugiati del 1951 e
del Protocollo aggiuntivo alla stessa del 1967.