"Il popolo di Azamiyah respinge l'ipotesi di trasformare Baghdad in una nuova
Zona Verde". Questa la risposta di alcuni degli oltre duemila sunniti che oggi,
come nei giorni precedenti, sono scesi in piazza per protestare contro il progetto
statunitense di costruire un muro di protezione di cinque chilometri intorno al
quartiere sunnita di Azamiyah nella capitale, attorniato da quartieri sciiti.
Dietrofront. “Rispetteremo la volontà del popolo e del governo iracheno, anche
se il progetto del muro è nato per proteggere la comunità sunnita, non certo per
punirla o isolarla”, ha risposto così oggi, nel corso di una conferenza stampa,
l'ambasciatore Usa in Iraq Ryan Crocker. Ieri il premier iracheno, Nouri al-Maliki,
dal Cairo, ha fatto sapere di aver dato ordine di sospendere i lavori che sono
partiti il 10 aprile scorso. Il quartiere Azamiyah, situato sulla sponda orientale
del fiume Tigri, dovrebbe essere completamente circondato da un muro. Tutto il
perimetro sarebbe rafforzato da check-point gestiti dall'esercito iracheno, che
dovrebbe occuparsi dei controlli ai cancelli sulle persone che entrano e che escono
in quella che viene considerata una vera e propria enclave sunnita in una zona
della capitale a maggioranza sciita. Le forze armate Usa, coadiuvate da quelle
irachene, sono partite di gran lena a lavorare e oggi sono in piedi già alcuni tratti
del muro. L'iniziativa si è però scontrata con la rabbia della popolazione locale
che ha inteso la misura come una ghettizzazione umiliante. I dimostranti si sono
dati appuntamento davanti alla grande moschea Abu Hanifa, nel quartiere Azamiyah, protestando a gran voce contro la decisione.
La rabbia sunnita. A questo punto il progetto, almeno per il momento, potrebbe
fermarsi. E può diventare il simbolo del fallimento del progetto “sicurezza a
Baghdad” presentato tempo fa dallo stesso premier Maliki. Il problema principale
riguarda le violenze interconfessionali, tra milizie sunnite e sciite, che si
confrontano nella capitale irachena e non solo. Il macabro ritrovamento di cadaveri
torturati e decapitati in ogni zona di Baghdad è una consuetudine, e il governo
iracheno e il comando militare Usa in Iraq non riescono a trovare una soluzione
per far cessare le violenze. La risposta poteva essere, secondo i militari, segmentare
in compartimenti stagni la capitale, rendendo più difficile spostarsi da un quartiere
all'altro. I sunniti, però, non sono d'accordo. “L'iniziativa degli Usa aumenterà
le violenze invece che diminuirle”, ha commentato Adnan al-Dulaimi, leader del
principale partito sunnita in Parlamento, “hanno detto a noi che il muro serve
a proteggerci dagli sciiti, e agli sciiti che il muro serve a proteggerli da noi.
Agendo così, non fanno che aumentare le divisioni. Sono loro che, con questo comportamento,
hanno generato le violenze settarie. Costruire barriere renderà ancora più difficile
riprendere il dialogo. Ma gli statunitensi non lo capiscono”.