Maria Cristina Secci, Aracne editore 2007.
scritto per noi da
Paolo Lezziero
Frida Kahlo può essere considerata la più grande pittrice del Novecento. La sua
vita è stata breve (47 anni) ma intensa e piena con libere e coraggiose scelte
personali politiche e artistiche, amorose e vitali per la sua esistenza piena
e anticonformista in tempi difficili per le donne.
Suo padre Wilhelm Kalo era un tedesco di Baden Baden che lasciò la sua patria
a 19 anni per vivere in Messico. Sua madre Matilde Calderon y Gonzales era figlia
di una messicana e di un indio. Dei quattro figli avuti Frida era la più ribelle.
Il suo nome originario era Frieda, tipico nome tedesco che discende dalla parole
"Fried" che significa "pace" e che lei, da adulta, cambiò in Frida per contestare
la politica nazista della Germania.
Fu di salute cagionevole (a sei anni si ammalò di poliomielite) e sfortunata.
Innamorata di uno studente, Alejandro Gomez Aria, si trovava con lui nell’incidente
che le segnò tutta la vita. Il suo autobus si scontrò con un trenino, il corrimano
la infilzò "come una spada contro un toro", fu per mesi fra la vita e la morte,
subì una ventina di operazioni, ma aveva una forte personalità e seppe reagire
salvandosi con la pittura. Il primo autoritratto lo donò ad Alejandro.
"E’ un personaggio complesso e intrigante", si legge nella premessa del volume.
"Stati uniti d’America, America Latina e anche l’Europa la accolgono fra i propri
miti".
"Lo specchio, che la madre fece appendere sul suo letto, serviva per vedersi
da malata, ma anche per i suoi numerosi autoritratti e per manipolare la materia
del suo corpo, per metterla in una nuova posa, per donarle colori e vita anche
quando il fato sembrava accanirsi contro di lei. Il risultato fu un’esistenza
da romanzo eroico, disseminata da accadimenti straordinari come l’unione col marito
Diego Rivera o l’incontro con il leader russo Lev Trockij".
Il genere letterario. Il Diario scritto e illustrato dalla grande artista è composto
da 171 tavole e si trova nella casa "azul" dentro una vetrina di cristallo. Si
presenta come un quaderno rilegato in pelle, sul dorso del quale appare l’iscrizione
"Poems" e porta frontalmente le iniziali JK, perché appartenuto a Jokn Keats,
il poeta inglese morto a Roma nel 1821.
Le pagine iniziano tra il 1942 e il 1944 e continuano sino alla sua morte , il
1954. L’anno prima Frida subisce l’amputazione della gamba destra e un crollo
emotivo irrecuperabile.
Il suo è un diario un po’ particolare, coerente con il personaggio. Un assieme
di "parole e immagini, colori e pennellate mescolate o limante". Il tutto arricchito
da splendide fotografie di Lola Alvarez Bravo, che "rendono" a chi guarda la sua
figura elegante, o per gli abiti che porta con il suo viso tormentato, mai banale.
Splendida quella con la sua immagine riflessa nello specchio.
La sua pittura nasce da macchie di colore, che "si sviluppano liberamente impresse
dal pigmento". I suoi ritratti e le tavole di colori brillanti, come gli ex voto,
sono costituite da uno spazio pittorico e uno spazio testuale "quale una leggenda
che spiega o accompagna il contenuto".
Ci sono orme di piede e di sole, orme di fiamme, olii bellissimi come ritratti
doppi: "Le due Fride". Ex voto messicani, figure favoleggianti e fragili. E pezzi
di grafie con scritture nervose e pasticciate, ma vitali e drammatiche