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Alta tensione in Sangiaccato. Il
blitz, scattato alle prime luci del giorno, era finalizzato
all'arresto di tre uomini, chiusi in una casa in campagna segnalata
da una soffiata. All'interno, assieme a due uomini, c'era Ismail
Prentic, 28 anni, ritenuto dalla polizia di Belgrado il leader di una
cellula fondamentalista che preparava un attentato. I tre uomini
hanno reagito e, dopo aver liberato contro gli agenti 10 cani, hanno
tentato la fuga attraverso un varco aperto sparando. Prentic è
stato ucciso, i suoi due complici feriti e catturati, mentre tra le
forze dell'ordine è rimasto ferito un agente.
Persone non grate. La diffusione
di una lettura integralista dell'Islam tra i musulmani nei Balcani è
un fenomeno che preoccupa molto anche il governo di Sarajevo. Dai
tempi della guerra che ha insanguinato l'ex Jugoslavia negli anni
Novanta, in Bosnia sono arrivati molti miliziani musulmani per unirsi
alla lotta dei loro correligionari contro le milizie serbe. Erano le
cosiddette 'brigate internazionali di muhjaiddin', molti dei quali si
erano temprati al mestiere delle armi nella guerra in Afghanistan
contro l'Armata Rossa sovietica. Migliaia di uomini, provenienti
dall'Egitto, dalla Turchia, dall'Algeria, dalla Siria, dalla Tunisia
e dal Sudan. Portatori di una cultura e di una visione dell'Islam
estranee ai musulmani bosniaci, abituati alla tolleranza e alla
convivenza, almeno prima della guerra. Molti di loro, finita la
guerra, sono tornati a casa o sono andati a combattere altrove la
loro jihad, ma alcuni sono rimasti, magari perché avevano nel
frattempo sposato una donna bosniaca. Nessun funzionario del neonato
governo bosniaco peraltro, dopo l'aiuto ricevuto, aveva il coraggio
di andare per il sottile con la nazionalità di questi uomini e
a molti di loro venne concessa la cittadinanza bosniaca. L'11 aprile
scorso, però, qualcosa è cambiato. Barisa Colak,
ministro della Giustizia bosniaco, ha annunciato che verrà
revocata la cittadinanza 367 ex muhjaiddin, che hanno ormai una
famiglia e vivono spesso in zone rurali lontane dalle grandi città.
Il ministro ha specificato che un'apposita commissione ha verificato
che la nazionalità bosniaca era stata acquisita da queste
persone con una procedura illegale. Ma questo lo sanno tutti, da
anni. Solo che il governo di Sarajevo, sempre più preoccupato
per l'economia del paese in crisi, tenta in tutti i modi di entrare
nell'Unione europea e di avere buone relazioni con gli Usa. Proprio
il governo statunitense, subito dopo i tragici fatti dell'11
settembre 2001, aveva chiesto alla Bosnia – Erzegovina di
individuare e allontanare i reduci. Questi ultimi sperano adesso nel
ricorso e nell'appoggio delle associazioni, ma con poche speranze.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, serbia, sangiaccato, bosnia - erzegovina