21/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La sfida elettorale vede grandi favoriti Sarkozy e la Royal. Intervista a due giovani militanti politici francesi

Le elezioni di domani in Francia vedranno contrapporsi principalmente quattro candidati: Ségolène Royal (Partito Socialista), Nicolas Sarkozy (Unione per un movimento popolare, di centro-destra), Francois Bayrou (Unione per la democrazia francese, di centro) e Jean-Marie Le Pen (destra estrema). I più papabili per un ballottaggio sono però Sarkozy e la Royal, ai quali i sondaggi attribuiscono tra il 26 e il 30 per cento al primo e tra il 22 e il 24 per cento alla seconda.

Omer Laurin e Corentin Dufau sono due studenti francesi. Il primo frequenta l'Ecole d'Etat di Parigi, il secondo lo Iulm di Milano. Omer è iscritto al Partito Socialista, mentre Corentin ha la tessera dell'Ump. Sostengono rispettivamente Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy e adesso sono in Francia per votare e assistere all'atteso scrutinio.
 
Segolene Royal, candidata per la sinistra franceseOmer, perché votare Royal? E, Corentin, perché non votarla?
O: Diciamo che è riuscita a garantire la continuità all'interno del partito socialista e che sarà portatrice di idee e valori di una buona sinistra di governo. E' riuscita poi a introdurre nella sinistra uno stile politico nuovo, fondato sulla democrazia partecipativa, modello che ha portato avanti sin dal suo incarico come presidente della regione Poitou-Charentes. Poi è riuscita a imporsi sul sistema di correnti del Psf, attraendo sul suo nome consensi provenienti dai movimenti più diversi.
C: Di nuovo la Royal non ha proprio un bel niente. Io sono omosessuale, eppure non potrei mai votare la sinistra francese. Specialmente la Royal. Per la Francia sarebbe la rovina se andasse all’Eliseo. E’ legata a una paese che fu, lontano dalla realtà di oggi. E in più è incoerente, non dà fiducia. Non è una leader e la Francia ne ha bisogno. Sarkozy, invece, è la Francia del Duemila, è la Francia nell’Europa e nel mondo. Ha capito che occorre adattarsi al mondo che ci circonda per non restarne schiacciati. Sarkò si guarda intorno, è di vedute che vanno ben oltre il confine francese. Lei è legata a un socialismo di altri tempi, ha idee preconfezionate e resta fossilizzata su quelle. Con lei non andremmo da nessuna parte. Sono, invece, profondamente convinto che Sarkozy sia l’uomo che fa per la Francia di oggi.
 
Il programma presidenziale della Royal in cento punti è molto ricco ed elaborato, ma anche molto ambizioso. Ha affrontato il problema della disoccupazione dichiarando di voler creare mezzo milione di posti di lavoro pubblici e alzare il salario minimo. E' convincente?
O: Sia l'idea di portare il salario minimo a 1.500 euro che la riduzione della disoccupazione sono proposte che non hanno una scadenza. La Royal ha dichiarato che affronterà il problema della disoccupazione coinvolgendo i sindacati nel lungo periodo. Così per l'aumento degli stipendi minimi. La data entro la quale realizzare queste riforme è assai lontana, si parla del 2012, quindi non è una promessa elettorale di immediata realizzazione. Il mezzo milione dei posti di lavoro è poi una soluzione provvisoria, che serve a introdurre i disoccupati nel mercato.
C: E’ pura demagogia. Tipiche frasi da campagna elettorale. Guardiamo i fatti, quelli sì che parlano chiaro: grazie alla destra la disoccupazione sta scendendo con un trend che va avanti da mesi. La Francia ha bisogno di rimettere i francesi al lavoro, lasciando anche libertà a coloro che vorranno lavorare oltre il limite delle 35 ore imposto dallo Stato. È così che il paese potrà progredire. È inutile che la Royal sventoli l’aumento del salario minimo senza mai spiegare da dove prenderà i fondi. Va bene promettere tutto, ma occorre anche raccontare come si intende metterlo in pratica. Che impari da Sarkozy, il quale pesa ogni parola, non parla mai a vanvera e fa ragionamenti sensati, dati alla mano.
 
Secondo un sondaggio di 'Le Monde', il 60 per cento delle donne francesi voterà a destra.
O: Strano, perché fino a oggi Segò credo abbia avuto un sostegno abbastanza valido dalle donne, che rappresenta molto bene. Il fatto di essere il primo presidente francese donna potrebbe poi un elemento di progresso all'interno di una democrazia che vuole ormai la parità sessuale.
C: Il 60 percento delle donne vota a destra perché la politica non è una questione di genere, ma di idee. Sarebbe bello avere una donna presidente, ma essere donna non basta. Il tentativo della Royal di colmare le sue gigantesche lacune appigliandosi all’essere donna è stato smascherato. E comunque non dimentichiamo che Sarkozy è tutt’altro che maschilista, anzi ha proposto la parità dei sessi al governo, non dimentichiamolo.
 
In politica estera Segolene Royal non sembra avere le idee molto chiare...
O: Effettivamente non ha posizioni molto rigorose. A volte, poi si sono creati problemi nel modo in cui esprimeva le sue opinioni. Dire che la giustizia cinese è veloce ed efficace, o il fatto che abbia criticato Israele mostrandosi troppo vicina a Hezbollah lascia un po' perplessi, tuttavia io vedo queste cose come errori contingenti, non problemi sostanziali.
C: Secondo me, invece, anche in politica estera le sue idee sono poche e confuse. E anche questo è un punto a suo sfavore. Ha fatto gaffe a ogni passo e un futuro presidente non può permetterselo. Con lei rischieremmo persino di intaccare il prestigio internazionale di cui la Francia ha sempre goduto e che Chirac ha contribuito a rinsaldare. Un candidato presidente della Repubblica, acclamato a gran voti dal suo partito, non può spararle grosse come lei ha fatto. Non è all’altezza e lo ha dimostrato. Sarkozy, al contrario, ha sempre saputo far valere le sue idee e anche in politica estera dimostrerà di saper ottenere consensi e credibilità internazionale.
 
Nicolas Sarkozy, candidato per la destra franceseChe pensate della politica economica dei vostri candidati?
O: Quella di Segò è la più adeguata per mantenere un certo equilibrio nel nostro modello sociale e allo stesso tempo sviluppare la crescita senza cancellare tutti gli strumenti di equità e solidarietà sociale che storicamente abbiamo, e che io temo verranno cancellati da candidati come Sarkozy.
C: Va bene mantenere gli stessi strumenti, ma adattiamoci all’evolversi dell’economia. Sarko è l’unico candidato che si è accorto che bisogna cambiare gli strumenti dell’economia per adattarsi ai tempi. È stato lui ad aver messo la Francia in relazione con il mondo, a capire cosa c’è da cambiare per progredire. Gli strumenti di una volta sono vecchi, vanno rivisti, non rinnegati, ma adattati. E a noi francesi è richiesto uno sforzo in questo senso, per il bene del paese. Se la Francia non vuol andare in rovina deve chiedere un po’ di più ai cittadini, a cominciare proprio dal lavoro. Da lì parte il rinnovamento. Va liberato dal limite invalicabile delle 35 ore settimanali. Solo così avremo una Francia al passo con i tempi.
 
Omer perché non votare Sarkozy? E, Corentin, perché votarlo, invece?
O: Non lo voterei mai principalmente per due ragioni: ha un rapporto col potere molto ambiguo. E' assetato di potere, e non credo che la democrazia progredirebbe con la sua elezione. I poteri democratici si indebolirebbero molto. Ha un controllo troppo forte sul suo partito. E inoltre è troppo filo-statunitense. Escludendo il problema dell'immigrazione, penso che un liberalismo sfrenato non possa bilanciarsi molto con lo sviluppo solidale del paese.
C: Lo voto perché mi ha convinto a suon di ragionamenti compiuti e razionali, mostrando cose fattibili e soluzioni logiche. Sarkozy, con la sua campagna elettorale, ha già gettato le fondamenta del suo governo, e se verrà eletto non gli rimarrà che aggiungere mattoni. Segolène Royal, invece, si è dimostrata una contraddizione vivente. I rapporti con gli Usa? Amichevoli, certo, di rispetto, ma non di sottomissione. E lo dimostra il suo ribadire continuamente il suo no alla guerra in Iraq. Alleati paritari con egual diritto a dire no. Ai socialisti, forse, Sarkò fa paura perché vuol cambiare gli schemi a cui la società è ormai assuefatta, preferendo di gran lunga un immobilismo rassicurante, che porterebbe la Francia alla rovina.
 
Stella Spinelli
Luca Galassi