La sfida elettorale vede grandi favoriti Sarkozy e la Royal. Intervista a due giovani militanti politici francesi
Le elezioni di domani in Francia vedranno contrapporsi principalmente quattro
candidati: Ségolène Royal (Partito Socialista), Nicolas Sarkozy (Unione per un
movimento popolare, di centro-destra), Francois Bayrou (Unione per la democrazia
francese, di centro) e Jean-Marie Le Pen (destra estrema). I più papabili per
un ballottaggio sono però Sarkozy e la Royal, ai quali i sondaggi attribuiscono
tra il 26 e il 30 per cento al primo e tra il 22 e il 24 per cento alla seconda.
Omer Laurin e Corentin Dufau sono due studenti francesi. Il primo frequenta l'Ecole
d'Etat di Parigi, il secondo lo Iulm di Milano. Omer è iscritto al Partito Socialista,
mentre Corentin ha la tessera dell'Ump. Sostengono rispettivamente Ségolène Royal
e Nicolas Sarkozy e adesso sono in Francia per votare e assistere all'atteso scrutinio.
Omer, perché votare Royal? E, Corentin, perché non votarla?
O: Diciamo che è riuscita a garantire la continuità all'interno del partito socialista
e che sarà portatrice di idee e valori di una buona sinistra di governo. E' riuscita
poi a introdurre nella sinistra uno stile politico nuovo, fondato sulla democrazia
partecipativa, modello che ha portato avanti sin dal suo incarico come presidente
della regione Poitou-Charentes. Poi è riuscita a imporsi sul sistema di correnti
del Psf, attraendo sul suo nome consensi provenienti dai movimenti più diversi.
C: Di nuovo la Royal non ha proprio un bel niente. Io sono omosessuale, eppure non
potrei mai votare la sinistra francese. Specialmente la Royal. Per la Francia
sarebbe la rovina se andasse all’Eliseo. E’ legata a una paese che fu, lontano
dalla realtà di oggi. E in più è incoerente, non dà fiducia. Non è una leader
e la Francia ne ha bisogno. Sarkozy, invece, è la Francia del Duemila, è la Francia
nell’Europa e nel mondo. Ha capito che occorre adattarsi al mondo che ci circonda
per non restarne schiacciati. Sarkò si guarda intorno, è di vedute che vanno ben
oltre il confine francese. Lei è legata a un socialismo di altri tempi, ha idee
preconfezionate e resta fossilizzata su quelle. Con lei non andremmo da nessuna
parte. Sono, invece, profondamente convinto che Sarkozy sia l’uomo che fa per
la Francia di oggi.
Il programma presidenziale della Royal in cento punti è molto ricco ed elaborato,
ma anche molto ambizioso. Ha affrontato il problema della disoccupazione dichiarando
di voler creare mezzo milione di posti di lavoro pubblici e alzare il salario
minimo. E' convincente?
O: Sia l'idea di portare il salario minimo a 1.500 euro che la riduzione della
disoccupazione sono proposte che non hanno una scadenza. La Royal ha dichiarato
che affronterà il problema della disoccupazione coinvolgendo i sindacati nel lungo
periodo. Così per l'aumento degli stipendi minimi. La data entro la quale realizzare
queste riforme è assai lontana, si parla del 2012, quindi non è una promessa elettorale
di immediata realizzazione. Il mezzo milione dei posti di lavoro è poi una soluzione
provvisoria, che serve a introdurre i disoccupati nel mercato.
C: E’ pura demagogia. Tipiche frasi da campagna elettorale. Guardiamo i fatti, quelli
sì che parlano chiaro: grazie alla destra la disoccupazione sta scendendo con
un trend che va avanti da mesi. La Francia ha bisogno di rimettere i francesi
al lavoro, lasciando anche libertà a coloro che vorranno lavorare oltre il limite
delle 35 ore imposto dallo Stato. È così che il paese potrà progredire. È inutile
che la Royal sventoli l’aumento del salario minimo senza mai spiegare da dove
prenderà i fondi. Va bene promettere tutto, ma occorre anche raccontare come si
intende metterlo in pratica. Che impari da Sarkozy, il quale pesa ogni parola,
non parla mai a vanvera e fa ragionamenti sensati, dati alla mano.
Secondo un sondaggio di 'Le Monde', il 60 per cento delle donne francesi voterà
a destra.
O: Strano, perché fino a oggi Segò credo abbia avuto un sostegno abbastanza valido
dalle donne, che rappresenta molto bene. Il fatto di essere il primo presidente
francese donna potrebbe poi un elemento di progresso all'interno di una democrazia
che vuole ormai la parità sessuale.
C: Il 60 percento delle donne vota a destra perché la politica non è una questione
di genere, ma di idee. Sarebbe bello avere una donna presidente, ma essere donna
non basta. Il tentativo della Royal di colmare le sue gigantesche lacune appigliandosi
all’essere donna è stato smascherato. E comunque non dimentichiamo che Sarkozy
è tutt’altro che maschilista, anzi ha proposto la parità dei sessi al governo,
non dimentichiamolo.
In politica estera Segolene Royal non sembra avere le idee molto chiare...
O: Effettivamente non ha posizioni molto rigorose. A volte, poi si sono creati
problemi nel modo in cui esprimeva le sue opinioni. Dire che la giustizia cinese
è veloce ed efficace, o il fatto che abbia criticato Israele mostrandosi troppo
vicina a Hezbollah lascia un po' perplessi, tuttavia io vedo queste cose come
errori contingenti, non problemi sostanziali.
C: Secondo me, invece, anche in politica estera le sue idee sono poche e confuse.
E anche questo è un punto a suo sfavore. Ha fatto gaffe a ogni passo e un futuro
presidente non può permetterselo. Con lei rischieremmo persino di intaccare il
prestigio internazionale di cui la Francia ha sempre goduto e che Chirac ha contribuito
a rinsaldare. Un candidato presidente della Repubblica, acclamato a gran voti
dal suo partito, non può spararle grosse come lei ha fatto. Non è all’altezza
e lo ha dimostrato. Sarkozy, al contrario, ha sempre saputo far valere le sue
idee e anche in politica estera dimostrerà di saper ottenere consensi e credibilità
internazionale.
Che pensate della politica economica dei vostri candidati?
O: Quella di Segò è la più adeguata per mantenere un certo equilibrio nel nostro
modello sociale e allo stesso tempo sviluppare la crescita senza cancellare tutti
gli strumenti di equità e solidarietà sociale che storicamente abbiamo, e che
io temo verranno cancellati da candidati come Sarkozy.
C: Va bene mantenere gli stessi strumenti, ma adattiamoci all’evolversi dell’economia.
Sarko è l’unico candidato che si è accorto che bisogna cambiare gli strumenti
dell’economia per adattarsi ai tempi. È stato lui ad aver messo la Francia in
relazione con il mondo, a capire cosa c’è da cambiare per progredire. Gli strumenti
di una volta sono vecchi, vanno rivisti, non rinnegati, ma adattati. E a noi francesi
è richiesto uno sforzo in questo senso, per il bene del paese. Se la Francia non
vuol andare in rovina deve chiedere un po’ di più ai cittadini, a cominciare proprio
dal lavoro. Da lì parte il rinnovamento. Va liberato dal limite invalicabile delle
35 ore settimanali. Solo così avremo una Francia al passo con i tempi.
Omer perché non votare Sarkozy? E, Corentin, perché votarlo, invece?
O: Non lo voterei mai principalmente per due ragioni: ha un rapporto col potere
molto ambiguo. E' assetato di potere, e non credo che la democrazia progredirebbe
con la sua elezione. I poteri democratici si indebolirebbero molto. Ha un controllo
troppo forte sul suo partito. E inoltre è troppo filo-statunitense. Escludendo
il problema dell'immigrazione, penso che un liberalismo sfrenato non possa bilanciarsi
molto con lo sviluppo solidale del paese.
C: Lo voto perché mi ha convinto a suon di ragionamenti compiuti e razionali, mostrando
cose fattibili e soluzioni logiche. Sarkozy, con la sua campagna elettorale, ha
già gettato le fondamenta del suo governo, e se verrà eletto non gli rimarrà che
aggiungere mattoni. Segolène Royal, invece, si è dimostrata una contraddizione
vivente. I rapporti con gli Usa? Amichevoli, certo, di rispetto, ma non di sottomissione.
E lo dimostra il suo ribadire continuamente il suo no alla guerra in Iraq. Alleati
paritari con egual diritto a dire no. Ai socialisti, forse, Sarkò fa paura perché
vuol cambiare gli schemi a cui la società è ormai assuefatta, preferendo di gran
lunga un immobilismo rassicurante, che porterebbe la Francia alla rovina.
Stella Spinelli
Luca Galassi