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Elezioni. Per la prima volta dall'indipendenza, ottenuta nel 1960, la Nigeria ha la possibilità
di passare il potere da un'amministrazione civile all'altra. Non poco per un Paese
che, fino al 1999, è stato governato da una serie di giunte militari, più preoccupate
di spogliare i nigeriani dei proventi petroliferi che di garantire un futuro al
Paese. Così oggi la Nigeria si trova a dover dipendere dal petrolio per il 90
percento delle proprie esportazioni, e a vivere in uno stato di guerra a ogni
tornata elettorale. Le violenze e le irregolarità, segnalate dagli osservatori
nelle elezioni dei governatori statali dello scorso sabato, avevano riguardato
almeno un terzo dei seggi. Ciò ha spinto diciotto partiti dell'opposizione a decidere
solo giovedì, dopo lunghi conciliaboli, di partecipare alle elezioni. Voci di
schede elettorali precompilate intercettate nel nord del Paese, presso Kaduna,
seppur smentite dalla commissione elettorale, ma non hanno certo contribuito a
rasserenare l'ambiente.
Osservatori. Tra di essi anche Vittorio Agnoletto, capo-delegazione degli osservatori del
Parlamento europeo. "I rapporti dei nostri osservatori lanciano critiche durissime
all'organizzazione delle elezioni di sabato scorso - riferisce telefonicamente
a PeaceReporter - Molte persone sono state escluse dalle liste elettorali, alcune si sono ritrovate
iscritte in altre regioni, alcuni minorenni vi sono entrati senza averne i diritti.
Le elezioni andranno ripetute nello stato di Ibo, e probabilmente anche nel Plateau.
E bisogna anche tener conto del fatto che è stato presentato un ricorso contro
la riammissione di Abubakar, e che la Corte Suprema si pronuncerà solo martedì
prossimo, a scrutinio finito". Nonostante ciò, gli aspetti positivi non mancano.
"In questi giorni abbiamo incontrato molti network della società civile e associazioni per i diritti delle donne - prosegue Agnoletto
- i quali hanno sottolineato come queste elezioni di per sé siano un grande risultato".
Matteo Fagotto