stampa
invia
Quando Dorothy Naor mise piede per la prima volta in Israele, fu per un
corso per insegnanti della durata di sei mesi. Era il 1950. Allora non
avrebbe mai immaginato che, otto anni più tardi, avrebbe finito per
stabilirsi qui, a Nof Yam, Herzliah, assieme al marito (un israeliano)
e ai loro tre figli. Il prossimo 7 marzo compirà 72 anni. Ma dal suo
attivismo all’interno di New Profile – una delle tante organizzazioni,
movimenti, ecc. che compongono la rete “ Citizens of Israel against the
fence ” - nessuno le darebbe l’età che ha: fin dall’inizio della
costruzione del Muro, nel giugno 2002, Dorothy è stata in prima linea
in questa lotta contro la segregazione.
Dunque, ha seguito l’intera vicenda del Mas’ha Village : un piccolo
centro abitato palestinese, situato circa sei chilometri ad est della
Linea Verde nel West Bank. Ci va almeno una volta alla settimana,
spesso di più; ha contatti email e telefonici quotidiani; per la gente
è un’amica, quasi una sorella che, soprattutto ora che quel tratto di
barriera è stato eretto, non smette di informare, di accompagnare
giornalisti e fotografi in questo luogo, di tenere conferenze
all’estero.
“Mas’ha è stato uno dei primi villaggi palestinesi a sperimentare il
Muro”, ci racconta. “Ed è tuttora l’unico a ospitare un centro
permanente d’informazione – sorto al termine di una marcia, il 28 marzo
2003 – che accoglie uno strano mix di palestinesi, israeliani e
attivisti stranieri impegnati, fianco a fianco, in questa campagna.
Ecco perché oggi il villaggio è il simbolo stesso della nostra lotta”.
A chi le chiede per chi lei lo fa, risponde: “Per i miei figli e i miei
nipoti. E quindi per il futuro”. Ma esiste una strategia per
vincere questa battaglia? Dorothy risponde di sì. E spiega: “I governi
e le multinazionali devono imporre sanzioni economiche a Israele.
Solo allora Sharon sarà costretto a cambiare rotta”. Nel frattempo, su
entrambi i fronti, si continua a combattere. A favore del Muro o contro
di esso.
DAL DIARIO DI DOROTHY
Quella che segue, è una pagina tratta dal diario di Dorothy. Porta la
data dell’11 agosto. Qualche antefatto per capire: la sera del 2
(dunque, durante la “Hudna”, la tregua nella quale Israele avrebbe
dovuto interrompere la costruzione nelle aree contese), a Mas’ha
Village, arrivano le ruspe. Hanno l’ordine di scavare nel cortile della
casa di Hani Ammer – al margine del villaggio – e di erigere un tratto
di barriera attorno al perimetro della sua proprietà. Ciò significava
distruggere alcune strutture, come il recinto per gli animali. Il 5
mattina, malgrado la promessa di non procedere fino a quando la
questione non fosse stata discussa con le autorità, i
bulldozer accendono i motori e distruggono tutto a parte
l’abitazione di Ammer; oltre 60 persone (fra palestinesi, israeliani e
attivisti stranieri) vengono arrestate. Ma la protesta continua. Ecco
il racconto di Dorothy.