24/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dorothy Naor fa parte della minoranza che in Israele è contraria al muro

Villaggio Mas'haQuando Dorothy Naor mise piede per la prima volta in Israele, fu per un corso per insegnanti della durata di sei mesi. Era il 1950. Allora non avrebbe mai immaginato che, otto anni più tardi, avrebbe finito per stabilirsi qui, a Nof Yam, Herzliah, assieme al marito (un israeliano) e ai loro tre figli. Il prossimo 7 marzo compirà 72 anni. Ma dal suo attivismo all’interno di New Profile – una delle tante organizzazioni, movimenti, ecc. che compongono la rete “ Citizens of Israel against the fence ” - nessuno le darebbe l’età che ha: fin dall’inizio della costruzione del Muro, nel giugno 2002, Dorothy è stata in prima linea in questa lotta contro la segregazione.

Dunque, ha seguito l’intera vicenda del Mas’ha Village : un piccolo centro abitato palestinese, situato circa sei chilometri ad est della Linea Verde nel West Bank. Ci va almeno una volta alla settimana, spesso di più; ha contatti email e telefonici quotidiani; per la gente è un’amica, quasi una sorella che, soprattutto ora che quel tratto di barriera è stato eretto, non smette di informare, di accompagnare giornalisti e fotografi in questo luogo, di tenere conferenze all’estero.

“Mas’ha è stato uno dei primi villaggi palestinesi a sperimentare il Muro”, ci racconta. “Ed è tuttora l’unico a ospitare un centro permanente d’informazione – sorto al termine di una marcia, il 28 marzo 2003 – che accoglie uno strano mix di palestinesi, israeliani e attivisti stranieri impegnati, fianco a fianco, in questa campagna. Ecco perché oggi il villaggio è il simbolo stesso della nostra lotta”.

A chi le chiede per chi lei lo fa, risponde: “Per i miei figli e i miei nipoti. E quindi per il futuro”. Ma esiste una strategia per vincere questa battaglia? Dorothy risponde di sì. E spiega: “I governi e le multinazionali devono imporre sanzioni economiche a Israele. Solo allora Sharon sarà costretto a cambiare rotta”. Nel frattempo, su entrambi i fronti, si continua a combattere. A favore del Muro o contro di esso.

DAL DIARIO DI DOROTHY

Quella che segue, è una pagina tratta dal diario di Dorothy. Porta la data dell’11 agosto. Qualche antefatto per capire: la sera del 2 (dunque, durante la “Hudna”, la tregua nella quale Israele avrebbe dovuto interrompere la costruzione nelle aree contese), a Mas’ha Village, arrivano le ruspe. Hanno l’ordine di scavare nel cortile della casa di Hani Ammer – al margine del villaggio – e di erigere un tratto di barriera attorno al perimetro della sua proprietà. Ciò significava distruggere alcune strutture, come il recinto per gli animali. Il 5 mattina, malgrado la promessa di non procedere fino a quando la questione non fosse stata discussa con le autorità, i bulldozer accendono i motori e distruggono tutto a parte l’abitazione di Ammer; oltre 60 persone (fra palestinesi, israeliani e attivisti stranieri) vengono arrestate. Ma la protesta continua. Ecco il racconto di Dorothy.

Alessandra Garusi
 
Da Mas'ha village

 

Categoria: Muri
Luogo: Israele - Palestina