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Scontri. Circa 100.000
nuovi sfollati in fuga da Mogadiscio si troverebbero senza alcuna
assistenza, secondo quanto riferito da Laroche, che ha accusato il
governo di transizione somalo e le truppe etiopi di non collaborare
nell'assistenza alla popolazione: lo scorso 7 aprile, anzi, un
convoglio umanitario composto da 40 camion sarebbe stato bloccato a
pochi km da Mogadiscio e costretto a tornare indietro. Mentre nelle
città meridionali, come Kismayo e Baidoa, le Nazioni Unite
sono riuscite a organizzare alcune basi da cui dare assistenza ai
civili, Mogadiscio rimane isolata, intrappolata nella morsa della
violenza. I circa 1.500 berretti verdi dell'Unione Africana,
avanguardia di una missione di peacekeeping che dovrebbe
arrivare a contare 8.000 uomini, possono fare ben poco, presi come
sono dal fuoco incrociato tra etiopi da una parte e milizie claniche
dall'altra: ieri, nuovi combattimenti sono esplosi nella zona del
palazzo presidenziale, colpita da proiettili di mortaio a cui i
soldati etiopi avrebbero risposto, secondo testimoni oculari,
sparando indiscriminatamente sui civili. I morti sono almeno venti, i
feriti molti di più. Gli ospedali della capitale ormai da
settimane non riescono a far fronte all'emergenza. Le Nazioni Unite
hanno reso noto che serviranno almeno 260 milioni di dollari per
assistere i civili, ma senza la cooperazione delle autorità
somale gli aiuti non potranno mai giungere a destinazione.
Igad. Intanto, a livello
politico, non si registrano passi avanti significativi. I nuovi
scontri rendono sempre più improbabile l'organizzazione della
conferenza per la riconciliazione, in programma ad aprile, che nelle
intenzioni dovrebbe far sedere attorno a un tavolo tutti i
protagonisti della crisi somala. Sembra però che le milizie
del clan Hawiye e gli ex-uomini delle Corti islamiche, alleatisi per
combattere il nemico comune, non abbiano intenzione di trattare con
il governo di Mogadiscio. Dall'altra parte, Somalia ed Etiopia
sembrano più impegnate ad accusare di destabilizzazione
l'Eritrea che a pensare a come risolvere la crisi: la scorsa
settimana, in un meeting dell'Inter-Governmental Agency for Development
tenutosi a Nairobi, in Kenya, il
governo di Asmara è stato accusato di fomentare l'instabilità
in Somalia ed Etiopia, finanziando gli insorti a Mogadiscio e
organizzando attentati. Accuse smentite dall'Eritrea, che ha accusato
di rimando Addis Abeba di fomentare l'instabilità nella
regione. Morale della favola, il meeting si è concluso con un
nulla di fatto, non essendo neanche riuscito a ottenere maggiori
finanziamenti per la missione dell'Ua in Somalia. La gente di
Mogadiscio, ormai disillusa, aspetta solo di sapere di che morte dovrà
morire. Matteo Fagotto