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I commensali. Lo scenario della
sesta tavola delle trattative fra Eln e governo è ancora una
volta L'Avana, Cuba. Obiettivo dichiarato, una pace duratura. Da una
parte, l'alto commissario Luis Carlos Restrepo, capo della
delegazione uribista, dall'altra, Pablo Beltrán, membro del
Comando centrale del gruppo, che ieri ha sostituito il capo militare
dell'Eln, Antonio Garcia, impossibilitato a partecipare in prima
persona. È dalla voce di Beltrán, infatti, che è
arrivato prima di tutto il rifiuto di prendere in considerazione la
zona prescelta univocamente da Bogotá come luogo in cui
riunire tutti gli elenos, e
in seconda battuta la controproposta di arrivare con il dialogo
all'individuazione di uno spazio ideale per tutte le parti in gioco.
Ancora lontani. “Se questa è
una proposta importante per l'Esercito di liberazione nazionale come
sembra – ha spiegato il rappresentante governativo – abbiamo già
una risposta e speriamo che questo ci aiuti ad andare avanti, sempre
comunque mantenendo il medesimo metodo. Qualsiasi passo in avanti
deve partire dalla ratifica integrale di tutto quello firmato
finora”. É diretto il riferimento ai 12 documenti
sottoscritti dalla fine del 2005, senza la conferma dei quali
l'apertura di oggi “non risulta utile”. Fra questi, compare
l'accordo di finanziamento del processo, che prevede un fondo di 400
mila euro, istituito dai paesi che stanno accompagnando il processo
di pace e che, sempre se verrà utilizzato, sarà solo
dietro supervisione del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo
(Panud) della Colombia.
In salita. Restano, comunque,
molte le divergenze fra i due interlocutori, principalmente legate
alle modalità e alla questione del reinserimento dei
guerriglieri nella società. Divergenze e tensioni difficili da
superare, fatte di accuse reciproche e di atteggiamenti guardinghi.
Dopotutto, far sì che due contendenti, che da oltre 40 anni
sono l'uno contro l'altro armati, si fidino l'uno dell'altro è
impresa ardua. Se, infatti, Beltrán ha dichiarato apertamente
che, comunque sia, il dialogo versa in “condizioni critiche”,
Restrepo ha ribattuto che non c'è niente di nuovo in questo,
dato che il rapporto con l'Eln “è critico dal primo giorno.
I colloqui sono stati difficili durante tutti i mesi passati”.
Secondo l'alto commissario di pace, l'unica differenza che si
registra adesso è che “da febbraio le parti hanno deciso
liberamente di riferire pubblicamente ciò che accade, così
che il paese e il mondo intero possa rendersi conto di tutte le
difficoltà interne”. Quindi ha aggiunto: “Di fronte a
simili, difficili situazioni, negli incontri precedenti, abbiamo
sempre trovato le soluzioni e anche questa volta le troveremo”. Stella Spinelli