20/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo ha accettato il temporaneo cessate il fuoco dell'Eln
L'accordo di pace fra Esercito di liberazione nazionale (Eln) e governo colombiano sembra aver intrapreso la via maestra, anche se il cammino resta ancora lungo e in salita. Nel gioco al rilancio che dura dal dicembre 2005, è di ieri l'annuncio ufficiale che il governo ha accettato la proposta del cessate le ostilità “temporale” e “sperimentale” per “creare un ambiente di pace e partecipazione” proposto dal gruppo guerrigliero, che con le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) tiene in scacco il governo da oltre 40 anni.

Guerriglieri dell'ElnI commensali. Lo scenario della sesta tavola delle trattative fra Eln e governo è ancora una volta L'Avana, Cuba. Obiettivo dichiarato, una pace duratura. Da una parte, l'alto commissario Luis Carlos Restrepo, capo della delegazione uribista, dall'altra, Pablo Beltrán, membro del Comando centrale del gruppo, che ieri ha sostituito il capo militare dell'Eln, Antonio Garcia, impossibilitato a partecipare in prima persona. È dalla voce di Beltrán, infatti, che è arrivato prima di tutto il rifiuto di prendere in considerazione la zona prescelta univocamente da Bogotá come luogo in cui riunire tutti gli elenos, e in seconda battuta la controproposta di arrivare con il dialogo all'individuazione di uno spazio ideale per tutte le parti in gioco.
“Il Governo accetta la proposta e insiste nella necessità di una verifica che, per renderla possibile, necessita l'individuazione del luogo adatto”, ha precisato Restrepo, aggiungendo che l'esecutivo “è flessibile sul luogo e disposto, dunque, a valutare con loro soluzioni alternative”.

Guerrigliere dell'ElnAncora lontani. “Se questa è una proposta importante per l'Esercito di liberazione nazionale come sembra – ha spiegato il rappresentante governativo – abbiamo già una risposta e speriamo che questo ci aiuti ad andare avanti, sempre comunque mantenendo il medesimo metodo. Qualsiasi passo in avanti deve partire dalla ratifica integrale di tutto quello firmato finora”. É diretto il riferimento ai 12 documenti sottoscritti dalla fine del 2005, senza la conferma dei quali l'apertura di oggi “non risulta utile”. Fra questi, compare l'accordo di finanziamento del processo, che prevede un fondo di 400 mila euro, istituito dai paesi che stanno accompagnando il processo di pace e che, sempre se verrà utilizzato, sarà solo dietro supervisione del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Panud) della Colombia.

Luis Carlos Restrepo, alto rappresentante per la pace colombianoIn salita. Restano, comunque, molte le divergenze fra i due interlocutori, principalmente legate alle modalità e alla questione del reinserimento dei guerriglieri nella società. Divergenze e tensioni difficili da superare, fatte di accuse reciproche e di atteggiamenti guardinghi. Dopotutto, far sì che due contendenti, che da oltre 40 anni sono l'uno contro l'altro armati, si fidino l'uno dell'altro è impresa ardua. Se, infatti, Beltrán ha dichiarato apertamente che, comunque sia, il dialogo versa in “condizioni critiche”, Restrepo ha ribattuto che non c'è niente di nuovo in questo, dato che il rapporto con l'Eln “è critico dal primo giorno. I colloqui sono stati difficili durante tutti i mesi passati”. Secondo l'alto commissario di pace, l'unica differenza che si registra adesso è che “da febbraio le parti hanno deciso liberamente di riferire pubblicamente ciò che accade, così che il paese e il mondo intero possa rendersi conto di tutte le difficoltà interne”. Quindi ha aggiunto: “Di fronte a simili, difficili situazioni, negli incontri precedenti, abbiamo sempre trovato le soluzioni e anche questa volta le troveremo”.
 

Stella Spinelli

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