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Sangue. La situazione della favelas brasiliane, e in particolare di quelle di Rio de
Janeiro, è sempre peggiore. Nei giorni scorsi, nell'arco di una sola notte, sono
state uccise 19 persone, fra trafficanti, poliziotti e semplici passanti. Oltre
alla facilità con cui si può morire in questi quartieri quello che colpisce è
l'illegalità onnipresente, la vera anima di queste case ammassate una sull'altra.
L'iniziativa di due giovani volontari del sito riobodycount registra impietosamente
le cifre di questo massacro: in media nove morti al giorno. Lo Stato non riesce
ad intervenire efficacemente e nei giorni scorsi è stato proposto di dare via
libera all'esercito. Nella claustofobia delle favelas l'unica cosa che si respira
è la violenza. E se per una volta la tv insegnasse a deporre le armi?
Amore. Come nelle migliori sit-com, il bello (ed ereditiero) Miguel si innamora della
altrettanto affascinante (ma povera) Joana. L’occasione del loro incontro è davvero
fortuita: sono entrambi appassionati di arrampicata. Tutto bene quindi se non
ci si mettesse l’ex di turno, trafficante di droga del quartiere, reduce da quattro
anni di carcere. Ecco pronta la storia: la Rio dei milionari e quella delle favelas,
i cui milioni sono le persone stipate come formiche. Nella telenovela “Vidas Opostas”,
messa in competizione con le seguitissime partite di calcio, la violenza non è
certo risparmiata: come in ogni soap che si rispetti, i personaggi scompaiono
e vengono sostituiti altrettanto facilmente. In questo caso però lo scenario sono
i quartieri malfamati della città: le scene sono girate in parte nelle favelas,
in preda alle lotte tra il trafficante di droga del fittizzio gruppo criminale
Morro del Torto e la fazione rivale, gestita da un poliziotto corrotto. Alexandre
Avancini, direttore esecutivo di Vidas Opostas, ha dichiarato: “Mostriamo le cose
che davvero accadono a Rio: favelas, trafficanti di droga, poliziotti corrotti
e persone comuni coinvolte nel mezzo di tutto questo”. Avancini aggiunge che “quello
che va in onda sono cronache di tutti i giorni, una visione a raggi X della vita
delle favelas. L’intento è mostrare, non strumentalizzare”. La vita di una favelas
mette in gioco molti protagonisti e la lotta per il controllo del territorio coinvolge
trafficanti di droga, poliziotti e paramilitari, tra cui militano molti agenti
corrotti. Questa situazione ambigua è mostrata anche nella soap: spicca una scena
dove un ufficiale di polizia, dopo aver fortuitamente ucciso un passante, infila
nelle mani di quest’ultimo una pistola, per fugare ogni dubbio. A questo riguardo
Avancini ha dichiarato: “Siamo molto cauti nel mostrare i trafficanti quali unici
cattivi”. In tutto fanno 210 episodi, programmazione fino a luglio: il successo
è assicurato.
Questione di ascolti. La maggior rete del paese, la Globo, è subito corsa ai ripari. In una delle
soap-opera del network è stata girata una scena in cui uno dei protagonisti muore
incendiato all’interno di un autobus. Trovata che prende spunto da un fatto realmente
accaduto nel dicembre scorso: in quel caso, che aveva visto protagonisti membri
di bande rivali, erano morti nove passeggeri. Le telenovelas dunque come possibile
luogo di dibattito sociale. In una puntata di Vidas Opostas ci si interroga sulla
possibilità della liberalizzazione delle droghe come strumento per ridurre il
crimine e l’illegalità. Le telenovelas, invenzione del tutto brasiliana, sono
un momento imprescindibile della vita di molti carioca e possono quindi rappresentare
uno dei modi più efficaci per trasmettere messaggi, positivi o negativi che siano.
La tv è presente in ogni singola casa del Brasile, dalla villa alla baracca. Ignacio
Cano, sociologo ed esperto di violenza carioca, di fronte al successo delle telenovelas
ha dichiarato: “Credo che ricreare la realtà delle favelas in tv possa aiutare
le persone a sviluppare un dibattito positivo sulla violenza, aiutando le persone
a vedere quanto soffrano gli abitanti delle favelas”. Stella Spinelli
Parole chiave: favelas, brasile, rio de janeiro, carioca, scontri, morti, frigerio federico