19/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliaia di famiglie scappano dall'offensiva del governo nell'isola di Jolo
L’avvicinarsi delle elezioni amministrative del 14 maggio ha provocato un pericoloso ritorno di fiamma del conflitto armato tra governo e indipendentisti islamici nel profondo sud musulmano dell’arcipelago filippino. Sull’isola di Jolo, i violenti combattimenti tra guerriglieri del Fronte Moro di Liberazione Nazionale (Mnlf) e forze governative – appoggiate da consiglieri militari e forze speciali statunitensi – stanno provocando molti morti e, soprattutto, una gravissima crisi umanitaria. Già 42 mila persone in fuga dalla guerra si sono accampate nelle scuole del capoluogo dell’isola: mancano coperte, tende e soprattutto acqua e cibo.
 
Rifugiati nelle scuole di JoloGiorni di combattimenti. Venerdì notte, 14 aprile, i guerriglieri dell’Mnlf hanno lanciato colpi di mortaio contro la base navale governativa di Panamao, uccidendo due soldati e un bambino. Il comandante ribelle Habier Malik ha dichiarato di aver ordinato il bombardamento in risposta a un attacco dell’esercito contro le postazioni dell’Mnlf a Indanan. Fatto sta che le forze governative hanno scatenato subito una pesante offensiva sulla zona di Indanan, con bombardamenti aerei e d’artiglieria che hanno causato finora la morte di una ventina di guerriglieri. Difficile escludere che vi siano anche perdite tra la popolazione civile.
 
Guerriglieri dell'MnlfCampagna elettorale? Il governo accusa i ribelli islamici – con i quali sono in corso difficili negoziati di pace da undici anni, ovvero dal cessate il fuoco del 1996 – di aver provocato una reazione militare del governo contro l’Mnlf nella speranza di far aumentare il consenso della popolazione – che il 14 maggio dovrà votare per il nuovo governatore delle province musulmane – verso il leader storico dei ribelli, Nur Misurai, il quale è candidato a governatore nonostante si trovi da anni agli arresti domiciliari.
Lo stesso Misuari, pur condannando la pesante reazione militare governativa, ha però subito preso le distanze del comandante Malik.
 
Il generale Usa Bryan Brown nel sud delle FilippineMnlf e Abu Sayyaf. Comunque stiano le cose, la pesante offensiva militare del governo rischia di ridare fiato al separatismo “moro”, che ormai aveva perso ogni sostegno popolare. Contrariamente all’altro gruppo armato ancora attivo a Jolo e in tutto l’arcipelago di Sulu, ovvero l’Abu Sayyaf, considerato dalla popolazione locale una banda di tagliatori di teste (è di oggi la notizia della decapitazione di sei ostaggi rapiti martedì), il Fronte Moro di Liberazione Nazionale è profondamente radicato nel tessuto sociale e gode di un largo sostegno popolare.
 
Processo di pace a rischio. “Un attacco contro l’Mnlf – spiega Tom Green, direttore della Pacific Strategies & Assessments esperto di Filippine – colpisce tutta la popolazione, perché ogni famiglia della zona ha un uomo che milita in questo gruppo. Per questo, finora, il governo era stato attento a non rafforzare l’Mnlf con offensive militari per non mettersi contro la gente, per non complicare un processo di pace che, a questo punto, rischia di saltare definitivamente”. 
Il conflitto indipendentista islamico nel sud delle Filippine, iniziato nel 1971, ha causato la morte di almeno 150 mila persone.
 

Enrico Piovesana

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