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Giorni di
combattimenti. Venerdì notte, 14 aprile, i guerriglieri dell’Mnlf hanno
lanciato colpi di mortaio contro la base navale governativa di Panamao,
uccidendo due soldati e un bambino. Il comandante ribelle Habier Malik ha
dichiarato di aver ordinato il bombardamento in risposta a un attacco
dell’esercito contro le postazioni dell’Mnlf a Indanan. Fatto sta che le forze
governative hanno scatenato subito una pesante offensiva sulla zona di Indanan,
con bombardamenti aerei e d’artiglieria che hanno causato finora la morte di
una ventina di guerriglieri. Difficile escludere che vi siano anche perdite tra
la popolazione civile.
Campagna elettorale?
Il governo accusa i ribelli islamici – con i quali sono in corso difficili negoziati
di pace da undici anni, ovvero dal cessate il fuoco del 1996 – di aver
provocato una reazione militare del governo contro l’Mnlf nella speranza di far
aumentare il consenso della popolazione – che il 14 maggio dovrà votare per il
nuovo governatore delle province musulmane – verso il leader storico dei
ribelli, Nur Misurai, il quale è candidato a governatore nonostante si trovi da
anni agli arresti domiciliari.
Mnlf e Abu Sayyaf.
Comunque stiano le cose, la pesante offensiva militare del governo rischia di
ridare
fiato al separatismo “moro”, che ormai aveva perso ogni sostegno popolare.
Contrariamente all’altro gruppo armato ancora attivo a Jolo e in tutto
l’arcipelago di Sulu, ovvero l’Abu Sayyaf, considerato dalla popolazione locale
una banda di tagliatori di teste (è di oggi la notizia della decapitazione di
sei ostaggi rapiti martedì), il Fronte Moro di Liberazione Nazionale è profondamente
radicato nel tessuto sociale e gode di un largo sostegno popolare. Enrico Piovesana
Parole chiave: Filippine, Mnlf, jolo, sulu, abu sayyaf, Fronte Moro di Liberazione Nazionale, Nur Misurai, Habier Malik, guerra, pace