Operata la prima paziente nel centro di cardiochirurgia di Emergency. Il racconto di Matteo
18 Aprile 2007, turno di notte.

C’è sempre un’atmosfera strana, in ospedale, di notte. Sarà il silenzio che avvolge
tutto, sarà che il personale è in numero ridotto rispetto al mattino, ma tutti
gli ospedali assumono un’aria più ‘umana’.
Ciò si nota ancor più qui al
Salam Centre di Khartoum, l’ospedale di Emergency
in Sudan che ha iniziato, dopo un lavoro mastodontico, l’attività per cui è stato
costruito.
Stasera si respira un’aria ancor più particolare, domattina presto Sunia, una
bellissima ragazzina di 14 anni, sarà la prima paziente a varcare la soglia della
sala operatoria per essere operata di sostituzione di una valvola cardiaca.
Aspettavamo tutti, staff medico e staff tecnico, questo momento.
E adesso finalmente ci siamo. Molta è l’emozione, molta anche la paura che qualcosa
non vada per il verso giusto, anche se abbiamo fatto controlli su controlli tutti
i giorni da ormai due settimane.
Forse è solo scaramanzia, ma siamo tutti un po’ ‘tesi’.
Questo ospedale, dal concepimento della sua idea, è stato sempre sotto la lente
di ingrandimento di tutti, soprattutto quelli che non ci hanno mai creduto e che
stenterebbero a credere, se non vedessero le foto, che questo ospedale è in piedi,
ed è di una bellezza che toglie il fiato.
Ma Emergency, testarda e coraggiosa, è andata avanti, dritta per la sua strada.
Da un grande ‘buco’, un’enorme fondamenta che era stata scavata più di due anni
fa, è sorto un ‘mostro’ di bellezza, bianco e rosso, con un giardino tutto intorno
che darà ancor più risalto alla struttura.
La sera poi l’illuminazione dal pavimento crea un gioco di luci, intersecando
il lungo colonnato di passaggio, davvero stupefacente.
E questa sera sembra che anche le nostre guardie di ronda intorno all’ospedale
percepiscano qualcosa di diverso.
Io e le colleghe sudanesi in turno andiamo a vedere se Sunia sta già dormendo,
nel suo letto pulito in una stanza di ospedale dove probabilmente non si era mai
sognata di entrare.

Anche per lei è una notte ‘speciale’, è lei che domattina dovremo svegliare presto,
rasare, lavare, disinfettare, premedicare, vestire con il camice da sala operatoria,
e poi attenderemo insieme a lei la ‘chiamata’ dalla sala operatoria, quando tutto
è pronto.
Lei non sta dormendo,chissà quali pensieri e quali preoccupazioni, io riesco
solo a chiederle “Tamam?”, tutto bene, nel mio pessimo arabo. E lei che è lunga
quasi più del letto, magra magra, mi risponde con un sorriso.
Le rispieghiamo che dalla mezzanotte sarà a digiuno, per via dell’intervento,stanotte
va così, mentre le altre pazienti hanno l’ultimo giro di ‘snack’, latte e biscotti,
verso le 22.00, il quarto appuntamento con il cibo, in questo ospedale, per tutti
i pazienti, visto che la dieta è un mezzo fondamentale verso la guarigione.
Ancor più in questo posto.
Lei probabilmente non si immagina quante risorse, quante persone, quanti sacrifici
molta gente ha fatto, anche da paesi lontanissimi dal suo, per permetterle di
essere operata in una struttura altamente specialistica come questa, ovviamente
tutto "a gratis", come detta l’etica di Emergency.
Lei non sa che ci sono migliaia e migliaia di persone, questa notte , che la
stanno pensando, che le augurano il meglio, che vorrebbero vivere questa emozione
grande di essere qui in questo momento. Ci sono migliaia di persone, soprattutto
in Italia, che finito il lavoro, il loro lavoro, stanchi e con i problemi di tutti
i giorni, senza aver mai nemmeno visto un progetto di Emergency dal ‘vero’, danno
il loro tempo, sempre gratuitamente, per sensibilizzare altre persone e raccogliere
fondi, essenziali per il mantenimento dei nostri progetti.
Io invece lo so, e mentre la guardo mi emoziono.
E quasi mi avesse ‘sentito’, la mia collega giovanissima Areech, mi guarda e
mi dice che questo ospedale “is very important for our people”…
Lo so, ed è per questo che ricominciamo a fare tutti i nostri controlli notturni,
lasciando finalmente dormire Sunia.
19 aprile 2007

E l’alba arriva presto, ad illuminare il nostro ospedale.
Areech la sveglia delicatamente, la porta nella sala medicazioni, la prepara,
le fa fare una bella doccia, la cosparge di disinfettante e le da’ il camice azzurro
da sala operatoria. Io vado e le faccio una puntura per ‘renderla un po’ più tranquilla’,
qualsiasi tipo di stress è dannoso per un paziente cardiopatico.
La barella è già pronta fuori dalla sua stanza, in attesa della chiamata dalla
sala operatoria.
Intanto arriva la mamma, che è una della nostre bravissime cleaner, una donnona
enorme che ha sempre il sorriso sulle labbra, tranne per pochi secondi, quando
incrocia lo sguardo di Sunia.
Le lasciamo sole, è il loro momento.
Avranno tante o poche cose da dirsi, ma intense di sicuro.
L’attesa comincia a essere snervante, ormai il turno del mattino è arrivato,
tutto il team è in apprensione, sono questi i momenti i cui ci si sente legati
e ci si sente tutti sulla stessa barca, in Emergency, e questo fa la differenza
con tutti gli altri ospedali del mondo.
Rassicuriamo la mamma, Jaqueline, ma lei, che è un mese che lavora con noi, ha
capito e ci fa sentire che si fida.
In ritardo di un’ora,per un piccolo imprevisto con l’aria condizionata, arriva
la chiamata della sala operatoria.
Entro in stanza, Sunia capisce e si nasconde sotto le lenzuola, va la mamma a
tirarla fuori, l’unica probabilmente in grado di farlo. Lei sale sulla barella,
la copriamo con il lenzuolo, tutte le altre pazienti della sua stanza la salutano
calorosamente augurandole il meglio, un bel gesto per persone che si sono trovate
insieme da quattro giorni soltanto.
Partiamo, facciamo il corridoio, che sembra eterno, entriamo nella zona filtro
della sala operatoria, si aprono le porte, un mucchio di gente mascherata in verde
ci accoglie, emozionata forse più di noi…ci guardiamo un secondo negli occhi,
ci auguriamo un in bocca al lupo di cuore, e forse anche un grazie reciproco per
aver permesso tutti il momento che finalmente è arrivato.
Sunia trasborda sulla barella ‘pulita’ della Sala Operatoria, mi scappa una carezza
sul viso, non so come altro esprimerle un pò di sicurezza.
Ora tocca agli anestesisti, ai chirurghi e ai perfusionisti fare la loro parte,
noi aspetteremo il suo ritorno fra qualche giorno, deve prima passare dalla Terapia
Intensiva, dove altro personale internazionale e nazionale si occuperà di lei
24 su 24 per assicurarle la stabilità in un momento che è difficile.
Non vedo l’ora di rivederla sorridere affaticata e dolorante, probabilmente,
ma con un futuro migliore davanti, grazie alla sostituzione della sua valvola
cardiaca.
Ma non c’è nemmeno il tempo di far scendere la stanchezza.
Grazie, a tutti quelli che hanno permesso che questa lunga catena di eventi,
sfociata nell’intervento e nella riabilitazione, funzionasse.
Grazie a tutti quelli che ci hanno sempre creduto, anche solo per ‘fede’.
Grazie, anche a coloro che non ci crederebbero mai, nemmeno a farli venire qui
di persona, un altro stimolo in più per noi.
Grazie, anche a tutti quelli che stanno male come me per le sorti del nostro
progetto Afghanistan, di Rahmatullah e di tutto il nostro staff nazionale laggiù,
che non abbiamo mai abbandonato.
Buon viaggio, Salam Centre.
Matteo dell'Aira