29/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Da Perugia all'India, su un autobus decorato con i colori della pace

Attraverso l'Europa dell'est, la Turchia, l'Iran e il Pakistan lascerà tracce della filosofia che li ha motivati: un pensiero giunto proprio dall'India, dall'insegnamento del Mahatma Gandhi.
Il progetto si intitola  Da Capitini a Gandhi, una strada per la non violenza. Nato un anno fa dalla collaborazione fra il Gruppo Teatrale Alia e la Regione Umbria, Provincia e Comune di Perugia, si pone l'obiettivo di rianimare la cultura della non violenza attraverso una serie di iniziative, che si svilupperanno sulla rotta fra Perugia e New Delhi (India), che 14 artisti, partiti l'11 settembre dall`Italia, stanno percorrendo in pullman . Quelli che seguono, sono degi estratti dal loro diario di bordo.


Lubiana Il Pullman della pace e' partito. Come in un sogno utopico volge la prua verso est, sulla via degli antichi mercanti della seta, e si affida al mondo. A quel mondo che ancora crede nella convivenza, nel rispetto delle culture, nella pace e nella compassione. Una testimonianza, come un granello di sabbia in un deserto, ma pur sempre vissuta sulla pelle di dodici artisti di strada. E' facile parlare di pace dai nostri comodi divani di casa, piu' difficile è viverla giorno per giorno. A partire da noi stessi che, gomito a gomito, viviamo tutto il giorno uno accanto all'altro dentro un Pullman. La prima tappa è Lubiana, la citta' fondata da Giasone che scappo' dalla Grecia insieme agli argonauti dopo aver rubato il vello d'oro al re Aital. Una citta' dal sapore austro ungarico, linda e ben organizzata. Sorprende per l'oculata ristrutturazione e per il dedalo di piste ciclabili di cui e' fornita. Facciamo il primo spettacolo:la gente si ferma, e' sorpresa, divertita. Una pennellata di colore e poi verso Belgrado.

Il viaggio ha sempre piccoli problemi, alla frontiera, per problemi di visto non hanno fatto entrare Patricia, la nostra regista e documentarista colombiana, ma ci raggiungera` in Turchia. Abbiamo fatto una parata per strada distribuendo volantini sul pensiero di Gandhi. La gente ci chiedeva come poter applicare questo approccio non violento in questo mondo cosi` incontrollabile, dove l`individuo si sente impotente in un sistema sociale troppo rapido e cinico. Non abbiamo la risposta... la cercheremo insieme... Davanti a noi gli occhi penetranti di bambini dalla risata facile in cui spicca un forte contrasto fra una mimica dura e tesa e un sentimento divertito e caldo. Clown, giochi con passanti, musica incantevole con la piva e il tambu ro, la chitarra, comicita` distratta dal tramonto, che fra i pensieri del quotidiano si infiltrano sottili in dimensioni di sogno lucido. Grande attenzione al fachiro mangia spade e sputa fuoco, con sguardi increduli, fra riflessi incendiati, tutti noi sembravamo proiezioni uscite dal grigio delle nuvole.

Belgrado La carovana e`giunta a Belgrado proprio nel giorno delle elezioni del sindaco della capitale, comprendiamo quindi il fermento delle autorita`e della gente che vive una fase di profondo cambiamento locale. Siamo accampati in un parcheggio e in realta`il tempo e`poco per rimanere. A un primo approccio la citta`sembra voler abbandonare la memoria e pensare alla nuova era politica...vecchi palazzi, segno indelebile del totalitarismo, rimangono rovine nella metropoli, sostituiti da nuovi colossi in vetro e acciaio, specchi del capitalismo fino al cielo. La gente appare vivace ...non sara` difficile creare un cerchio attraverso il quale stabilire, con decisione, una connessione di idee sul concetto della nonviolenza come approccio comunicativo, con gli spettacoli della carovana Alia.

Giornata particolare. Tutto e' immobile, fermo. La gente sembra rilassata nel suo passeggio domenicale. In realta' e' in trepida attesa per i risultati elettorali. Ne va del destino della Serbia. Siamo ancora in Europa ma le guglie ortodosse gia' ci avvicinano a Costantinopoli. Anche il Pullman, pur cosi' colorato e vistoso, passa anonimamente nel fermento mediatico. Di far spettacoli in strada non se ne parla. Tutto e' rigorosamente bloccato e controllato. Partiamo per la Turchia nel primo pomeriggio. Passiamo la frontiera che e' notte. Siamo stanchi e affamati. Decidiamo di fermarci al primo villaggio che incontriamo. Una piazzetta, un ristorantino, una ventina di uomini seduti ad oziare. Impatto incredibile. Facce esterrefatte nel vedere il nostro bizzarro bus. Mano a mano il gelo si scioglie e prende piede la curiosita'. Ci tempestano di domande. Un pullman che va in India? Siete matti. Artisti di strada? Che significa? Ci fanno mangiare e bene. Ci offrono del te'. Dalle case circostanti sono usciti altri uomini incuriositi. Si forma un crocchio di un centinaio di persone attorno a noi. Ne approfittiamo per tirare fuori il nostro strampalato circo. Dal bus delle meraviglie i mangiatori di fuoco, i giocolieri, i musici, i mangiatori di spade. Risate e applausi fragorosi.

Istanbul Finalmente Istanbul, porta d'Oriente. Incontriamo Giorgio e Violetta, gli argentini. Sono qua da quattro giorni. Per risparmiare le burocrazie di frontiera sono giunti direttamente dall'Italia in nave. Siamo ospiti nel parcheggio privato, proprio nel cuore della citta', dell'Istituto Culturale Italiano che ci mette a disposizione anche i bagni. Il direttore, ex viaggiatore, e' molto carino con noi. Sale sul bus e ci da buoni consigli per il prosieguo del viaggio. Stasera verra' a cena con noi a casa di Ludwig, un tedesco, organizzatore del festival Tunel, uno dei piu' grandi d'Europa di artisti di strada. Anche lui si sta dando da fare per noi e ci ha rimediato i permessi per fare il nostro spettacolo in strada. A cena verra' anche Pinar, ragazza 25enne, responsabile turca del Social Forum Internazionale e del Comitato di emancipaz ione delle donne turche.
Istanbul e' una megalopoli bella e ben tenuta come una citta' europea ma dal sapore d'Oriente. Ragazze vestite interamente di nero passeggiano accanto ad altre in minigonna e con i piercing ostentati. Negozi di alta tecnologia accanto a bancarelle di artigianato e di fronte ai centri commerciali ancora i pasticceri ambulanti. Dobbiamo mettere a posto uno spettacolo che ancora vive di numeri isolati e ha bisogno di trovare un'unita' di intenti. Ora che siamo tutti potremo mettere insieme le singole e disparate esperienze artistiche. Domani mattina cominceremo le prove.

 
Istambul, odori e profumi che ti confondono.
Siamo qui al centro culturale italiano nel giorno della sentenza se far entrare la Turchia nella comunita' Europea. Stiamo organizzando qualche spettacolo nel prosieguo del nostro progetto. Il nostro autobus colorato suscita una corrente affettiva unica ed entra con molta naturalezza nel cuore della gente. La musica ed il teatro creano quelle relazioni umane e culturali che stanno alla base di ogni dialogo ed intesa, senza maschere ne paure di giudicare od essere giudicati scendiamo dal nostro mezzo ed offriamo quello che sappiamo fare. Ci ripagano con sorrisi e inviti che arricchiscono il nostro animo. Poi le lunghe discussioni tra gesti e mimiche che si spengono all'alba di una giornata speciale. Molti di loro non possono viaggiare cosi conoscono il mondo attraverso viandanti occasionali.
 
Andiamo a cena a casa di Ludwig, anche se siamo tutti stanchi. Le fatiche del viaggio si fanno sentire. Abbiamo invitato anche il direttore dell'Istituto Culturale Italiano. Formiamo una delegazione: io, Roland il nostro tedesco come Ludwig, Fausto, Giorgio e Violetta gli argentini. Portiamo una tanica di 20 litri di vino bianco italiano. Spariranno nel corso della serata. Arriviamo in un vecchio palazzo. Quarto piano. Arrivo sfinito, ma che casa... Arazzi indiani, porte di legno intarsiate, mattonelle dipinte a mano e un terrazzo che si affaccia sul mondo. Istanbul e' tutta ai nostri piedi. Le torri, i minareti, la moschea di Agia Sofia, il porto, i canali e il cielo stellato. Ci sono poeti, musicisti e artisti provenienti da tutto il mondo. C'e' un compositore jazz di Istanbul dalle fattezze indiane e decisamente effemminato, ci sono tre pittrici della Germania est, bionde intellettuali e Mohamed, musicista iraqeno di Bassora con la moglie francese di Marsiglia. C'e' un percussionista turco di darbouka e tamburi a cornice, c'e' un suonatore di violino iraniano di Teheran, una ragazza iraniana non meglio identificata, ma semplicemente bellissima, accoccolata sopra il suo bull terrier, Pinar la turca che fa politica, responsabile del Comitato dei diritti delle donne turche, il direttore dell'Istituto Italiano e ci siamo noi. Si chiacchiera, ci si conosce incuriositi seduti attorno ai tavolinetti disposti nel bellissimo terrazzo panoramico. Ognuno proveniente da posti e culture diverse eppure cosi' vicini.
 
Mohamed l'iracheno tira fuori il suo strumento, l'oud, un liuto arabo e accompagnato dal violinista iraniano e dal percussionista turco, comincia a cantare canzoni in arabo della sua terra. Tutto sembra armonizzarsi in una melodia divina.

Carovana Alia

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