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Venezuela. Il pomo della discordia da qualche tempo a questa parte riguarda la produzione
di biocombustibile, in particolare di etanolo. Chavez, presidente di un paese
che produce oltre tre milioni di barili di petrolio al giorno, ha polemizzato
con Lula, presidente del Brasile che è il primo esportatore al mondo di etanolo,
anche se poi si è dimostrato interessato all'argomento. "Non ho nulla contro la
produzione e l'esportazione dell'etanolo - ha dichiarato Chavez - la cosa difficile
da immaginare è togliere il grano dalla bocca della gente per darlo in pasto alle
automobili". L'etanolo, infatti, può essere prodotto mediante la lavorazione del
mais o della canna da zucchero. Non solo. Forse il presidente Chavez non gradisce
la collaborazione fra Brasilia e Washington (che insieme producono e esportano
il 70 percento dell'etanolo mondiale) entrambe decise (a dire il vero già da molto
tempo) a percorrere la strada del biocombustibile.
Prospettive brasiliane. L'etanolo può, e potrebbe anche per il futuro, aprire le porte del mondo del
lavoro a decine di migliaia di cittadini brasiliani. "Non si tratta di togliere
il grano dalla bocca dei cittadini -risponde piccato a Chavez il numero 2 brasiliano
Marco Aurelio Garcia - La popolazione ha fame perchè non ha la possibilità economica
per la evidente mancanza di lavoro e quindi di ingressi economici". E a tutti
quelli che si erano preoccupati per l'eventuale disboscamento della foresta amazzonica
a favore della coltivazione di mais o canna da zucchero, Lula ha ricordato che
attualmente le parti di foresta già disboscate garantirebbero un aumento consistente
e più che sufficiente della produzione di etanolo.
I commenti. “Negli agrocombustibili? Eh, qui il denaro del governo corre a fiumi – spiega
il vescovo emerito di Goías, Tomás Balduino, consigliere della Commissione pastorale
della Terra della Conferenza episcopale brasiliana, da sempre sostenitore di Lula, ora disilluso e molto critico. “Grazie
all'interesse delle multinazionali, in particolare quelle statunitensi, per l'agro-business
dell'energia cosiddetta pulita, si vuole aprire in Brasile un impianto di etanolo
al mese, da ora al 2010. E' grande quindi la corsa alla terra da parte di imprese
nazionali e straniere. Che resta allora della riforma agraria tanto sbandierata
dal governo Lula? Della sovranità territoriale e della sovranità alimentare? Si
fa un gran parlare di nuovi posti di lavoro.
Alessandro Grandi
Parole chiave: pace, guerra, peacereporter, alessandro grandi,