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Ancora bombe. Lo stesso mercato
dove, a febbraio, l'esplosione di un'autobomba aveva causato la morte
di almeno 137 persone. Ennesima giornata di sangue in Iraq, dove
all'attentato di Sadriya si è aggiunto quello contro un
check-point della polizia irachena a Sadr City, quartiere sciita
della capitale, costato la vita ad almeno 45 persone.
Fronti divisi.
Proprio oggi, durante una conferenza stampa, il vice presidente
iracheno Tareq al Hashimi, esponente del Partito Islamico Iracheno,
ha definito l'Organizzazione di al-Qaeda in Iraq “un gruppo di
smarriti che si sono venduti ad apparati d'intelligence nemici che
operano per far fallire l'opera del nostro partito e prendono di mira
i suoi militanti”. Il partito di al-Hashimi accusa l'Organizzazione
di al-Qaeda di avere “fatto esplodere ieri le sedi del partito nei
quartieri (sunniti) al Amriyah e al Gazaliyah di Baghdad, provocando
numerose vittime tra gli abitanti”. Al-Hashimi ha così
voluto marcare una distanza tra un'opposizione alla presenza di
truppe straniere in Iraq e coloro che si battono per un obiettivo che
non è prettamente iracheno. “Il partito
islamico è un diavolo che si è insinuato tra noi e le
fazioni di Mujahiddin”, ha risposto al vice-presidente, su un sito
web, Abu Omar al Baghdadi, colui che viene considerato il leaderdel
gruppo ritenuto vicino ad al-Qaeda. Un problema all'interno della
comunità sunnita esiste comunque, almeno tra coloro che
sostengono la guerriglia, ma non tollerano più attacchi
indiscriminati contro obiettivi civili. Allo stesso modo, nel fronte
sciita, il gruppo dell'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr ha lasciato
il governo, in rotta anche con gli sciiti che sono per un accordo con
gli Stati Uniti. Quel che resta è un paese sempre più
diviso e insanguinato.red