18/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Due attentati a Baghdad uccidono almeno 150 persone. L'Iraq è un paese sempre più diviso
E' di almeno 118 morti, per il momento, il tragico bilancio di un attentato avvenuto oggi nel quartiere popolare di Sadriya, nel centro di Baghdad. La zona, abitata in prevalenza da sciiti e curdi, è stata devastata dall'esplosione di un'autobomba in un mercato locale, affollato di donne e bambini.

guerriglieri iracheniAncora bombe. Lo stesso mercato dove, a febbraio, l'esplosione di un'autobomba aveva causato la morte di almeno 137 persone. Ennesima giornata di sangue in Iraq, dove all'attentato di Sadriya si è aggiunto quello contro un check-point della polizia irachena a Sadr City, quartiere sciita della capitale, costato la vita ad almeno 45 persone.
Una mattanza senza fine, in barba ai piani per la sicurezza varati dall'esecutivo del premier iracheno Nouri al-Maliki. Il numero delle vittime civili della guerra, dall'invasione delle truppe della Coalizione nel marzo 2003, è salito a 67703, secondo il sito indipendente Iraq Body Count, e la violenza, dall'inizio della guerra, sembra aumentare invece che diminuire. La guerriglia irachena non mostra segni di cedimento, riducendo magari il numero delle azioni, ma ampliandone la portata omicida. Scegliendo obiettivi dove arrecare il maggior danno possibile, come nel caso dei mercati di quartiere. Una violenza cieca e senza fine, che comincia a creare tensioni anche all'interno di gruppi sunniti.

un attentato a baghdadFronti divisi. Proprio oggi, durante una conferenza stampa, il vice presidente iracheno Tareq al Hashimi, esponente del Partito Islamico Iracheno, ha definito l'Organizzazione di al-Qaeda in Iraq “un gruppo di smarriti che si sono venduti ad apparati d'intelligence nemici che operano per far fallire l'opera del nostro partito e prendono di mira i suoi militanti”. Il partito di al-Hashimi accusa l'Organizzazione di al-Qaeda di avere “fatto esplodere ieri le sedi del partito nei quartieri (sunniti) al Amriyah e al Gazaliyah di Baghdad, provocando numerose vittime tra gli abitanti”. Al-Hashimi ha così voluto marcare una distanza tra un'opposizione alla presenza di truppe straniere in Iraq e coloro che si battono per un obiettivo che non è prettamente iracheno. “Il partito islamico è un diavolo che si è insinuato tra noi e le fazioni di Mujahiddin”, ha risposto al vice-presidente, su un sito web, Abu Omar al Baghdadi, colui che viene considerato il leaderdel gruppo ritenuto vicino ad al-Qaeda. Un problema all'interno della comunità sunnita esiste comunque, almeno tra coloro che sostengono la guerriglia, ma non tollerano più attacchi indiscriminati contro obiettivi civili. Allo stesso modo, nel fronte sciita, il gruppo dell'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr ha lasciato il governo, in rotta anche con gli sciiti che sono per un accordo con gli Stati Uniti. Quel che resta è un paese sempre più diviso e insanguinato.

red

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