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Le promesse dell'Unione. Le esportazioni di elicotteri, missili, bombe e via dicendo, hanno fatto segnare
un incremento anche nelle autorizzazioni alle trattative contrattuali rilasciate
dallo stesso governo: 2.192 rispetto a 1.929 nel 2005 e 1.815 nel 2004. Non è
detto che tutte le trattative si concretizzino nella stipula di contratti, ma
gli analisti sono concordi nel ritenere che, sempre in termini tecnici, 'si è
estrinsecato un ritrovato dinamismo in un ambito internazionale caratterizzato
da una elevatissima concorrenza'. L'ottimismo degli economisti - e dei produttori
- si scontra con la delusione di quanti hanno votato il governo Prodi pensando
ad un cambiamento di rotta rispetto al precedente esecutivo, anche alla luce del
programma elettorale, con il quale l'Unione si impegnava, "nell’ambito della cooperazione
europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti”.
Impegni disattesi.
Le dieci 'sorelle'. Delle prime dieci aziende, infatti, sette fanno parte di Finmeccanica, di cui
lo Stato italiano è il principale azionista. Nelle esportazioni l'Agusta fa la
parte del leone, con 810 milioni di euro, seguita da Alenia, Oto Melara, AVio,
Lital, Selex Sistemi Integrati, Aermacchi, Alcatel Alenia, Iveco e Galileo Avionica.
Gli armamenti italiani hanno come destinazione gli Stati Uniti, che con l'acquisto
del 'Marine One', ovvero l'elicottero presidenziale fornito dall'Agusta-Westland,
coprono da soli il 38 per cento delle esportazioni con un importo di 810 milioni
di euro. Secondi sono gli Emirati Arabi Uniti, che comprano armi italiane per
338 milioni di euro.
L'esperto. Francesco Vignarca, coordinatore della Rete per il disarmo, parla di un aumento
preoccupante. "Una preoccupazione - ha spiegato a PeaceReporter - che deriva anche
dall'aver scoperto che, mentre prima si credeva che dagli anni '90 ad oggi ci
fosse stata una discesa e una risalita dell'export, spiegata con l'andamento del
mercato, in realtà c'è stato un aumento continuo. Ciò a causa di un errore nell'applicazione
del tasso di inflazione. Poi, va considerata la destinazione delle armi. Fatta
eccezione per gli Usa, i destinatari sono Emirati, Nigeria, India, Pakistan, Oman, Paesi
poco stabili, che per loro natura o per la loro legislazione non danno alcuna
sicurezza che le armi rimangano lì. La relazione del governo ci dice la destinazione
delle armi di grosse dimensioni, ma non parla di quelle leggere. Armi leggere,
apparecchiature di piccolo calibro e materiale tecnologico possono pertanto essere
'triangolati', cioè partire da qui e arrivare in un Paese terzo, come accadde
due anni fa ai visori notturni della Galileo, che sono finiti in Iraq passando
per la Siria".Luca Galassi