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Sheikh Hasina. “I
suoi discorsi infiammatori e le sue dichiarazioni provocatorie creano ostilità
e situazioni contrarie alla legge e all’ordine”, ha dichiarato a proposito di
Hasina
il ministro dell’Interno, che ha poi dato la seguente spiegazione generale. “Nel
recente passato, le attività irresponsabili del suo partito Awami League e di altri partiti (il
rivale Bangladesh Nationalist Party
di Khaleda Zia, n.d.r.) hanno prodotto il collasso della legalità e dell’economia
del paese, da cui la necessità della proclamazione dello stato di emergenza”.
Il ministro si riferisce agli scioperi e alle proteste dell’Awami Legaue che da ottobre a gennaio
hanno effettivamente paralizzato il Bangladesh provocando violenti scontri con
la polizia che hanno portato alla morte di decine di manifestanti. Morti per le
quali, nei giorni scorsi, il regime di Dacca ha accusato Hasin di omicidio.
Khaleda Zia. Partirà
invece sabato per l’Arabia Saudita la sua storica rivale – ma sua alleata negli
’80 durante la lotta contro la dittatura militare – Khaleda Zia, leader del Bangladesh Nationalist Party e primo
ministro fino allo scorso ottobre. I militari che sostengono il governo
transitorio del presidente Iajuddin Ahmed se la sono presa anche con lei, mettendola
agli arresti domiciliari una settimana fa e perseguitando i suoi familiari. Lunedì
è stato arrestato suo figlio Arafat Rahman, scarcerato ieri in cambio della
promessa di Zia di lasciare subito il paese. L’ambasciata dell’Arabia Saudita
a
Dacca ha già dato i visti a lei e a tutti i suoi familiari. Sabato partiranno
alla volta di Riad. Enrico Piovesana
Parole chiave: bangladesh, Khaleda Zia, Sheikh Hasina, awami league, Bangladesh Nationalist Party, guerra, pace