scritto da
Giorgio Trucchi
"Il modello di produzione agricola
improntato sull'esportazione e adottato in Nicaragua a partire dalla
metà del secolo scorso si è basato sull'utilizzo di
un'elevata quantità di prodotti chimici e sulla manodopera non
qualificata impiegata nei campi. Dagli anni 60, al Nicaragua è
toccato rivestire il ruolo di principale polo di sviluppo
dell'industria chimica regionale e da allora le persone hanno
cominciato a morire senza sapere perché. E' solo negli ultimi
anni, e prevalentemente nella zona occidentale del Nicaragua dove si
concentrano le produzioni agroexportadoras, che
abbiamo iniziato a renderci conto che l'uso indiscriminato di
pesticidi stava distruggendo la popolazione". È con
queste parole che Ddenis Meléndez, del Centro di informazioni
e servizi dell'assessorato alla Salute ha dato il via alla conferenza
che ha denunciato pubblicamente la grave situazione nicaraguense
Due morti al giorno. Uno degli esempi più allarmanti
lasciati da questo modello di produzione è il caso degli ex
lavoratori della canna da zucchero (caña) colpiti da
Insufficienza Renale Cronica (Irc). Secondo i dati della Associazione
nicaraguense dei malati di Insufficienza renale cronica "Domingo
Téllez" (Anairc), al giorno 8 aprile 2007 erano decedute
2.427 persone. Negli ultimi 24 mesi, il numero di morti ha raggiunto
la spaventosa cifra di 1.420, con una media mensile di 59 persone.
"Se controlliamo i dati statistici
sulla mortalità provocata da malattie professionali, da
epidemie o dall'Aids - ha continuato Meléndez - ci rendiamo
conto che la Irc sta decimando la
popolazione. È una situazione che dovrebbe allarmare le
autorità, le quali dovrebbero adottare immediatamente misure
d'emergenza in tutta la zona occidentale e nei territori dove si
stanno registrando indici molto elevati di Irc tra chi lavora nelle
varie produzioni agricole".
Lenta presa di coscienza. In Nicaragua, come in altri paesi
centroamericani, il fenomeno della Irc è stato scoperto molto
tardi, in quanto la gente non sapeva di che cosa stesse morendo. Le
organizzazioni ancora non erano in grado di rendersi conto di ciò
che stava succedendo e anche i medici curavano le persone come se si
trattasse di una malattia qualsiasi. Nelle cartelle cliniche non
venivano mai registrate le informazioni che avrebbero potuto provare
un vincolo con l'attività lavorativa”.
"Nel paese - ha ricordato il
rappresentante del Centro informazioni dell'Assessorato alla Salute -
si trovano tutt'oggi i resti dell'industria chimica di un tempo e ci
sono posti che ancora funzionano da magazzini di prodotti chimici
ormai proibiti. Tutto questo contribuisce pesantemente
all'inquinamento del Nicaragua. Abbiamo seri problemi di
contaminazione delle acque, del suolo, ma la cosa peggiore è
che la storia si sta ripetendo: si continuano a usare pesticidi che
nei paesi sviluppati sono già stati tolti dal mercato e il
ministero dell'Agricoltura (Magfor) non è mai intervenuto come
avrebbe dovuto", ha indicato Meléndez.
Diritti disumani. "A questo si aggiunge un altro
pericolo e cioè l'implementazione del nuovo modello di
produzione di biocombustibili - ha continuato - che è stato
pensato per alimentare i veicoli e non per risolvere i bisogni
alimentari della gente. Si coltiva mais per produrre etanolo, mentre
il prezzo della tortilla - elemento basilare dell'alimentazione
nazionale - è cresciuto a dismisura. Anche la palma africana
(o aceitera) è in competizione con le persone per lo
sfruttamento delle falde acquifere. Nel caso della Irc, nemmeno con
l'approvazione della Legge 456 (Ley de Adición de Riesgos y
Enfermedades Profesionales a la Ley 185, Código del Trabajo)
le autorità si sono fatte carico in modo responsabile delle
conseguenze di questa malattia. La gente continua a consumare acqua e
non sa che è inquinata", ha concluso Meléndez.