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Vie di fuga. “Gli Stati Uniti
hanno un obbligo particolare di assistere le persone sfollate,
all'interno dell'Iraq e all'esterno del paese -ha dichiarato nel suo
intervento Bill Frelick, di Human Rights Watch-. Hanno intrapreso una
guerra che ha causato direttamente migliaia di morti, seminato il
terrore, provocato sofferenze e sfollamenti forzati”. Human Rights
Watch ha messo in guardia le delegazioni presenti alla conferenza,
spiegando che i paesi confinanti con l'Iraq stanno inasprendo le
condizioni d'accesso al loro territorio per bloccare l'immigrazione
di massa di iracheni ma, così facendo, bloccano le vie di fuga
ai profughi. Si stima che il 95 percento degli Iracheni fuggiti abbia
trovato rifugio in uno dei paesi del medio oriente, ma il fatto che
alcuni di questi, come la Siria e la Giordania, siano ormai vicini al
limite della capacità di accoglienza, sta lentamente deviando
i flussi di profughi verso i paesi più ricchi, tra cui anche
Europa e Stati Uniti. “Siria e Giordania non possono più far
fronte all'afflusso di iracheni -ha spiegato il delegato di Amnesty
International.- é ormai vitale che anche altri governi siano
coinvolti, mettendo a punto un generoso programma di reinserimento
per i profughi, specialmente quelli più vulnerabili”. Malcom
Smart, direttore di Amnesty in medio oriente, ha anche attaccato il
governo britannico e gli altri paesi che “continuano a respingere i
richiedenti asilo iracheni, adducendo che il nord curdo è
relativamente vivibile”.”Questa pratica deve cessare
immediatamente” ha concluso.
Numeri. Gli iracheni che fuggono
ogni mese dalla guerra sono circa 50 mila e, al momento, il numero
degli sfollati si avvicina a quattro milioni di persone. Di queste,
circa 1,9 milioni si trovano ancora all'interno del paese. In
Giordania si calcola che dall'inizio della guerra siano entrati oltre
750 mila profughi, un numero che ha fatto crescere la popolazione
nazionale del 14 percento. Ancora più numerosi sono gli
iracheni in Siria, che sono ormai più di un milione.
Recentemente anche gli Stati Uniti hanno alzato le quote di
accoglienza umanitaria per i profughi, concedendo asilo a 7mila
iracheni, mentre nel 2006 l'avevano concesso solo a 202. Secondo
l'Unhcr i casi più disperati sono quelli che riguardano i
profughi bloccati o respinti alle frontiere: almeno 20 mila persone
che l'organizzazione umanitaria vorrebbe trasferire entro la fine
dell'anno.
Abbandonati. La soluzione al
problema dei profughi che sta emergendo dalla conferenza consiste
dunque in un doppio impegno: da parte dei paesi confinanti a tenere
aperti i confini, da parte dei paesi ricchi del mondo a fornire
protezione e asilo politico ai profughi, oltre che fondi per
sostenere le enormi spese dell'Unhcr. “Le infrastrutture irachene
sono al collasso e la capacità dei paesi della zona di
ospitarli e assisterli non è più sufficiente” ha
dichiarato Don Redmond, il portavoce dell'organizzazione, che ha
concluso: “C'è bisogno di milioni, forse miliardi di
dollari”.
Naoki Tomasini
Parole chiave: Profughi, Unhcr, Zebari, Bill Frelick, Malcom Smart, Don Redmond