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L'ipocrisia. Che il presidente Bush sia sconvolto e inorridito, che il Congresso abbia ordinato
un minuto di silenzio e che tutta l'America sia rattristata e sotto shock non
sono che espressioni di un paradosso. Se non forme di vera e propria ipocrisia.
La morte di 32 persone, avvenuta ieri in un college della Virginia, luogo d'eccellenza
del sapere tecnologico, è un tributo pagato dalla società del Paese più potente
della terra al suo diritto all'autodifesa. Gli americani "hanno il diritto di
portare armi", ha ribadito Bush ieri, ribadendo quanto già sancito dal secondo
emendamento della Costituzione. Ma possedere un'arma per difendersi significa
anche poter offendere. E ieri lo si è visto, secondo un copione iconografico fin
troppo familiare: il college circondato da parchi e boschi, la follia che ne sconvolge
la quiete, le ambulanze e poliziotti impazziti, il lutto. Il dibattito sul porto
d'armi si riapre, in ogni angolo degli Stati Uniti, ad ogni nuova Columbine. A
seguito di quel massacro, e del documentario di Michael Moore, ci fu un’ondata
di proteste per la facilità con cui si possono acquistare armi da fuoco, fioccarono
sia le richieste di un maggiore controllo che le denunce nei confronti dei grandi
produttori di armi. La National Rifle Association fu messa sotto accusa per le
continue pressioni sui membri del Congresso e per le campagne di disinformazione
sul rapporto criminalità-armi da fuoco (sostenendo che non c’era nessun nesso
– anzi). Ma poco o nulla cambiò. Anzi. Nel 2004 decadde il termine di 10 anni
della legge fatta approvare da Clinton per limitare la vendita di armi da guerra.
Da allora è stato possibile acquistare liberamente sul mercato vari fucili automatici
come l'Uzi e il Kalashnikov.
Tremila bambini morti. Negli Stati Uniti circolano oltre 200 milioni di armi da fuoco. Circa una famiglia
su tre possiede un'arma. Ogni tre omicidi, due vengono commessi sparando. Secondo
una ricerca dello scorso anno elaborata dalla Harvard School of Public Health,
una particolare classifica stilata secondo il possesso di fucili e pistole, nei
12 Stati con più armi pro capite, rispetto ai 12 che ne hanno meno, il tasso di
omicidi per arma da fuoco è più alto del 114 per cento. Un rapporto del Children
Defense Fund ha rivelato nel 2006 negli Stati Uniti sono morti 2.827 minorenni
a causa delle armi da fuoco. Quasi quanti i soldati Usa morti nella guerra in
Iraq sino ad allora. I morti totali per arma da fuoco sono circa 10 mila all'anno,
da dieci anni a questa parte. Nel 1990, è stato calcolato che il 20 per cento
degli studenti di scuola media superiore possedeva un'arma. Non solo, ma secondo
l’Us Preventive Service Task Force le armi da fuoco vengono utilizzate per compiere
circa il 60 per cento dei suicidi.
"Il fronte siete voi". A simboleggiare con precisione quanto la società Usa stia diventando sempre
più armata, aggressiva e violenta è stato ciò che ha riferito uno studente del
Virginia Tech, Matt Woldren, intervistato dalla Cnn alcune ore dopo la strage:
"Un amico militare mi ha chiamato dall'Iraq per assicurarsi che non mi fosse successo
nulla. Oggi tutta l'azione è lì da voi, mi ha detto, il vero fronte oggi siete
voi". Se si considera che, durante gli ultimi 22 mesi, ci sono state circa 160
mila truppe in Iraq e un totale di 2.112 morti, la media è stata di 60 morti per
armi da fuoco per 100 mila soldati. Nello stesso periodo, nel distretto della
capitale americana, Washington, D.C., il più restrittivo circa le armi da fuoco,
ci sono stati 80,6 morti per 100.000 abitanti. Per qualcuno il vero fronte sono
davvero gli Stati Uniti.
Luca Galassi