Le manifestazioni anti-Putin sono solo l’inizio dello scontro politico per il dominio della Russia
La violenta repressione poliziesca delle manifestazioni
anti-putin di Mosca e San Pietroburgo, con sanguinosi pestaggi e arresti di
massa, e i proclami “rivoluzionari” dell’ex oligarca esiliato Boris Berezovsky
segnano
ufficialmente l’inizio, un brutto inizio, della lunga campagna elettorale russa
in vista del voto di dicembre per il rinnovo del parlamento e per quello di
marzo per le presidenziali. Elezioni nelle quali è in gioco il futuro,
democratico o autoritario, della Russia. Ad oggi, l’ago della bilancia pende
dalla parte di un deciso ritorno a nuovo regime autocratico in cui l’ideologia
nazionalista e xenofoba prende il posto di quella comunista.
Successione e nuova
legge elettorale. Per blindare i risultati delle prossime elezioni, Vladimir
Putin si è mosso con astuzia.
Non potrà ricandidarsi alle presidenziali di marzo, ma ha
già garantito la vittoria del suo fedelissimo successore, che con tutta
probabilità sarà il falco nazionalista Sergei Ivanov, già ministro della
Difesa, da febbraio “elevato” alla carica di vicepremier.
Per far sì che la Duma che uscirà dal voto del 2 dicembre
diventi in una curva da stadio gremita da ‘ultras’ putiniani che sosterranno
ogni sua decisione, il capo del Cremlino ha imposto, già nel 2005, una riforma elettorale che di fatto abolisce
il multipartitismo a favore di un regime a partito unico.
La nuova legge elettorale irrigidisce i criteri di
registrazione dei partiti, innalza dal 5 al 7 percento lo sbarramento per
prendere seggi e prevede l’abolizione del sistema maggioritario uninominale (in
favore di un proporzionale puro) con cui finora veniva eletta la metà dei
parlamentari e grazie al quale le opposizioni anti-Putin erano riuscite a
mandare qualche uomo alla Duma.
Bipolarismo in salsa
russa. Parallelamente, Putin – in nome del “bipolarismo” – ha sollecitato
la creazione di un partito d’opposizione “istituzionale” di centrosinistra che
faccia
da contraltare al partito di governo presidenziale di centrodestra,
Russia Unita. Così, lo scorso ottobre, dall’unione
dei partiti nazional-socialisti e populisti
Patria,
Pensionati e
Vita, è nata
Russia Giusta,
che – per ammissione del suo leader Sergei Mironov, noto sostenitore di Putin
–
“svolgerà un ruolo di opposizione a Russia Unita, ma sosterrà il presidente”.
Missione dichiarata di Russia Giusta: erodere consensi ai due principali partiti
d’opposizione nazionalisti antiliberali, ovvero i Comunisti di Gennady Zuganov
e gli Ultranazionalisti di Vladimir Zirinowski.
A conti fatti, il partito unico putiniano
Russia
Unita più Russia Giusta, avrà la maggioranza assoluta della Duma. Una Duma
nella quale le deboli e rissose forze d’opposizione anti-Putin liberali, ovvero
Yabloko e
Unione Forze di Destra, probabilmente non riusciranno nemmeno ad
entrare.
Verso una rivoluzione in stile ucraino? A sconvolgere questo fosco scenario ci sta
provando un nuovo movimento anti-Putin e filo-occidentale che si ispira ai
movimenti delle “rivoluzioni colorate” ucraina e georgiana. Dietro questo
movimento c’è per ora la coppia formata dall’ex campione di scacchi Garri
Kasparov e dall’ex primo ministro Mikhail Kasyanov, con il loro partito
Altra Russia: quello che ha organizzato
le manifestazioni represse nel weekend, sapendo che sarebbe finita così perché
erano manifestazioni non autorizzate, alzando quindi volontariamente il livello
dello scontro politico esattamente come fecero a suo tempo i movimenti di
piazza di Kiev e Tbilisi.
Oltre a questi pare
stia scendendo in campo anche Boris Berezovsky, l’ex oligarca accusato
da Putin di aver rubato 50 milioni di dollari nella privatizzazione di Aeroflot
negli anni di Eltsin (accusa realistica) e perfino di finanziare la guerriglia
cecena (accusa meno realistica). Dal suo dorato esilio londinese, dove vive
come rifugiato politico, Berezovsky ha rivelato in questi giorni di essere
impegnato nella preparazione di una rivoluzione in stile ucraino per rovesciare
il regime di Putin. Pare ci sia lui, e i suoi soldi, dietro la nascita di un
nuovo partito anti-Putin, Grande Russia.
La magistratura russa sta indagando.