16/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le manifestazioni anti-Putin sono solo l’inizio dello scontro politico per il dominio della Russia
La violenta repressione poliziesca delle manifestazioni anti-putin di Mosca e San Pietroburgo, con sanguinosi pestaggi e arresti di massa, e i proclami “rivoluzionari” dell’ex oligarca esiliato Boris Berezovsky segnano ufficialmente l’inizio, un brutto inizio, della lunga campagna elettorale russa in vista del voto di dicembre per il rinnovo del parlamento e per quello di marzo per le presidenziali. Elezioni nelle quali è in gioco il futuro, democratico o autoritario, della Russia. Ad oggi, l’ago della bilancia pende dalla parte di un deciso ritorno a nuovo regime autocratico in cui l’ideologia nazionalista e xenofoba prende il posto di quella comunista.
 
La manifestazione di MoscaSuccessione e nuova legge elettorale. Per blindare i risultati delle prossime elezioni, Vladimir Putin si è mosso con astuzia.
Non potrà ricandidarsi alle presidenziali di marzo, ma ha già garantito la vittoria del suo fedelissimo successore, che con tutta probabilità sarà il falco nazionalista Sergei Ivanov, già ministro della Difesa, da febbraio “elevato” alla carica di vicepremier.
Per far sì che la Duma che uscirà dal voto del 2 dicembre diventi in una curva da stadio gremita da ‘ultras’ putiniani che sosterranno ogni sua decisione, il capo del Cremlino ha imposto, già nel 2005,  una riforma elettorale che di fatto abolisce il multipartitismo a favore di un regime a partito unico.
La nuova legge elettorale irrigidisce i criteri di registrazione dei partiti, innalza dal 5 al 7 percento lo sbarramento per prendere seggi e prevede l’abolizione del sistema maggioritario uninominale (in favore di un proporzionale puro) con cui finora veniva eletta la metà dei parlamentari e grazie al quale le opposizioni anti-Putin erano riuscite a mandare qualche uomo alla Duma.
 
Vladimir PutinBipolarismo in salsa russa. Parallelamente, Putin – in nome del “bipolarismo” – ha sollecitato la creazione di un partito d’opposizione “istituzionale” di centrosinistra che faccia da contraltare al partito di governo presidenziale di centrodestra, Russia Unita. Così, lo scorso ottobre, dall’unione dei partiti nazional-socialisti e populisti Patria, Pensionati e Vita, è nata Russia Giusta, che – per ammissione del suo leader Sergei Mironov, noto sostenitore di Putin – “svolgerà un ruolo di opposizione a Russia Unita, ma sosterrà il presidente”. Missione dichiarata di Russia Giusta: erodere consensi ai due principali partiti d’opposizione nazionalisti antiliberali, ovvero i Comunisti di Gennady Zuganov e gli Ultranazionalisti di Vladimir Zirinowski. A conti fatti, il partito unico putiniano Russia Unita più Russia Giusta, avrà la maggioranza assoluta della Duma. Una Duma nella quale le deboli e rissose forze d’opposizione anti-Putin liberali, ovvero Yabloko e Unione Forze di Destra, probabilmente non riusciranno nemmeno ad entrare.
 
Kasparov, Kasyanov e Berezovsky Verso una rivoluzione in stile ucraino? A sconvolgere questo fosco scenario ci sta provando un nuovo movimento anti-Putin e filo-occidentale che si ispira ai movimenti delle “rivoluzioni colorate” ucraina e georgiana. Dietro questo movimento c’è per ora la coppia formata dall’ex campione di scacchi Garri Kasparov e dall’ex primo ministro Mikhail Kasyanov, con il loro partito Altra Russia: quello che ha organizzato le manifestazioni represse nel weekend, sapendo che sarebbe finita così perché erano manifestazioni non autorizzate, alzando quindi volontariamente il livello dello scontro politico esattamente come fecero a suo tempo i movimenti di piazza di Kiev e Tbilisi.
Oltre a questi pare stia scendendo in campo anche Boris Berezovsky, l’ex oligarca accusato da Putin di aver rubato 50 milioni di dollari nella privatizzazione di Aeroflot negli anni di Eltsin (accusa realistica) e perfino di finanziare la guerriglia cecena (accusa meno realistica). Dal suo dorato esilio londinese, dove vive come rifugiato politico, Berezovsky ha rivelato in questi giorni di essere impegnato nella preparazione di una rivoluzione in stile ucraino per rovesciare il regime di Putin. Pare ci sia lui, e i suoi soldi, dietro la nascita di un nuovo partito anti-Putin, Grande Russia. La magistratura russa sta indagando.
 

Enrico Piovesana

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