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Via dal governo. Con queste
parole, nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Baghdad,
Nassar al-Rubaie, il capogruppo dei deputati vicini all'ayatollah
sciita Moqtada al-Sadr, ha annunciato che i sei ministri del loro
movimento lasciano il governo presieduto dal premier Nouri al-Maliki.
La rottura è avvenuta sulla data del ritiro delle truppe
straniere presenti in Iraq, in particolare quelle statunitensi.
Proprio per questo, lunedì scorso a Najaf, migliaia di persone
avevano chiesto il ritiro delle truppe Usa in occasione delle
manifestazioni per i quattro anni dalla caduta del regime di Saddam
Hussein. Il movimento di al-Sadr non ha un peso secondario, contando
su sei ministri e 32 parlamentari, pari a un quarto dei seggi del
Parlamento iracheno.
Una lunga storia. La decisione
del movimento non è giunta inattesa, in quanto già ieri
si ventilava l'ipotesi di un abbandono della compagine governativa.
La rottura è addebitabile alle dichiarazioni di al-Maliki,
che, durante una visita ufficiale in Giappone, il 10 aprile scorso,
aveva tuonato: “Non c'è alcun bisogno di uno scadenzario per
la ritirata”, rispondendo così alle mozioni del Senato e
della Camera dei Deputati Usa che accettavano la richiesta di
rifinanziamento della missione in Iraq, ma fissavano rispettivamente
al 30 marzo e al 31 agosto 2008 le date del ritiro. Il disagio della compagine
di Moqtada,
unica formazione al governo a essere una spina nel fianco della
Coalizione, nasce in realtà molto prima, e riguarda i legami
del predicatore radicale sciita con l'Iran. I rapporti di Moqtada con
gli Usa sono sempre stati tormentati, in quanto per il governo di
Washington l'ayatollah rappresenta la quinta colonna iraniana in
Iraq. Dopo la caduta di Saddam, i miliziani di Sadr, noti come
'esercito del Mahdi', si erano scontrati ferocemente con le truppe
Usa, soprattutto a Najaf. Alla fine però, grazie alla
mediazione dell'ayatollah al-Sistani, si era giunti a una tregua, con
il coinvolgimento del movimento di Moqtada nel processo elettorale
prima e nel governo poi. Da quel momento, soprattutto negli ultimi
mesi, la situazione si è deteriorata sempre di più, in
parallelo con i rapporti tra Teheran e gli Stati Uniti. Prima viene
arrestato, dalle truppe della Coalizione, il portavoce di Moqtada e
poi, a febbraio, si sparge la voce che l'ayatollah sciita sia fuggito
a Teheran. Il governo di Washington ritiene le milizie del Mahdi
pesantemente coinvolte nella strage interconfessionale che
quotidianamente insanguina il paese. Ma ritiene soprattutto che
l'Iran si stia rafforzando troppo nella regione. E c'è da
scommettere che le dimissioni dei ministri di al-Sadr rappresentano
solo una parte dello scontro tra gli Usa e Teheran.red
Parole chiave: moqtada al-sadr, nouri al-maliki, iraq, stati uniti, iran