16/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il sì stravince al referendum costituzionale indetto in Ecuador
Mano sul petto, sguardo al cielo e voce alta e ferma che scandisce le parole dell'inno nazionale. Rafael Correa, presidente dell'Ecuador, ha festeggiato così la vittoria del sì al referendum per la Costituente da lui tenacemente perseguito. Con il 78 percento dei voti – risultato che proviene dai sondaggi ufficiali con gli scrutini ancora in corso e la cifra ufficiale programmata per il 25 aprile – l'Ecuador ha scelto il cambiamento.

Rafael Correa, presidente dell'EcuadorDue buone nuove. “E' il trionfo della patria, non del governo. Non ci sono vincitori né vinti, perché in una vera democrazia tutti siamo vincitori”, ha dichiarato Correa dall'Hotel Hilton Colon di Guayaquil da dove ha seguito lo spoglio delle urne, poi rivolgendosi ai cittadini ha aggiunto: “Adesso cerchiamo gli uomini e le donne migliori che ci rappresentino all'Assemblea Costituente”. Poi, sulla scia dell'entusiasmo, ha regalato un'altra buona notizia: il Paese ha saldato il suo debito con il Fondo Monetario internazionale, una nuova era ha veramente inizio.

Le date future. Adesso gli ecuadoriani si sono incamminati verso l'Assemblea Costituente. Il 3 maggio si apriranno le iscrizioni per coloro che aspirano a far parte di quei 130 che dovranno riscrivere la Magna Carta del paese, dandogli un'impronta nuova, nel segno di quel “socialismo del XXI secolo” che Rafael Correa va da mesi sbandierando, sulla scia dei suoi vicini di casa: a cominciare dal venezuelano Hugo Chavez per finire a Evo Morales, che ha appena condotto la Bolivia sulla medesima via appena intrapresa dall'Ecuador. Basta con la politica tradizionale, che ha costretto il piccolo paese latinoamericano a cambiare otto presidenti in dieci anni, ha ridotto sei cittadini ogni dieci sotto la soglia di povertà, e ha lasciato l'intero mercato in mano alle multinazionali che finora hanno fatto il bello e il cattivo tempo.

Festeggiamenti per la vittoria del sì al referendum della CostituenteIl passo successivo. Chiuse le iscrizioni, il 17 giugno il tribunale elettorale vaglierà le candidature fino al 27 dello stesso mese, e il 5 luglio successivo si aprirà la campagna elettorale per tutti coloro che sono stati ammessi a concorrere per i 130 seggi dell'Assemblea. Quindi, saranno i cittadini a scegliere a chi affidare la chiave del loro destino. La Costituente avrà, infatti, pieni poteri e dovrà entrare in carica entro cinque mesi da oggi. Avrà poi 180 giorni di tempo per redigere la nuova costituzione e sottoporla al paese in un nuovo referendum.

Hugo Chavez, Rafael Correa ed Evo MoralesIl commento. Come spiega il professore di storia dell'America Latina all'Università di Macerata, Gennaro Carotenuto, “in ballo da mesi c'era il non cadere nella cosiddetta trappola boliviana, per la quale ogni singolo articolo della nuova Costituzione deve essere approvato dai due terzi dell'Assemblea. In Ecuador, dopo un lungo braccio di ferro, sarà sufficiente solo il 51 percento. Per Rafael Correa, entrato in carica lo scorso 15 gennaio, l'assemblea costituente è un passaggio fondamentale nello sforzo di rifondare il paese, limitare il potere dei partiti e aumentare i tratti partecipativi della democrazia ecuadoriana. Correa, ha l'appoggio di almeno il 70 percento della popolazione ma, pur avendo stravinto le presidenziali, non ha rappresentanza propria in Parlamento. Per arrivare all'Assemblea costituente ha dovuto vincere un lungo conflitto con il Parlamento, risolto solo dal Tribunale Supremo. "Questa sarà l'opportunità definitiva per spingere il paese in avanti. Sta arrivando la trasformazione profonda e irreversibile", ha voluto sottolineare il presidente, fra strette di mano, abbracci e pacche sulle spalle con i compagni di sempre.

Stella Spinelli

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