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Il verdetto. La sentenza del mese scorso ha chiuso un caso giudiziario iniziato con la causa
di sei abitanti di Washington, che volevano possedere un'arma per legittima difesa.
Una circostanza vietata, a meno che la pistola non sia stata registrata prima
del 1976, quando fu introdotta la messa al bando nel tentativo di limitare la
dilagante violenza di strada. Ma con una decisione presa da due giudici contro
uno, la corte ha stabilito che il divieto va contro il Secondo emendamento, che
dice: “Una milizia ben regolamentata, necessaria alla sicurezza di uno stato libero,
non dovrebbe vedersi negato il diritto di possedere e portare con sé delle armi”.
Il sindaco Adrian Fenty si è detto “profondamente deluso e francamente oltraggiato”
dalla decisione, e la settimana scorsa ha dato il via alle procedure per l'appello.
Le due interpretazioni. Quel giro di parole relativo alla “milizia” rappresenta il punto cruciale della
discussione sul Secondo emendamento, una questione in piedi da decine di anni
e sul quale la Corte Suprema si è pronunciata per l'ultima volta nel 1939: praticamente
un'era geologica fa, specie per quanto riguarda la società statunitense e il problema
della criminalità di strada. La corrente di pensiero favorevole al controllo delle
armi interpreta quelle parole in modo letterale: l'Emendamento fu scritto in un
periodo storico in cui i nascenti Stati Uniti avevano ognuno delle milizie, diventate
poi la Guardia Nazionale, e quella misura non ha niente a che fare con la situazione
attuale. Men che meno, quindi, quelle parole non coprono il presunto diritto dei
singoli cittadini. Per i sostenitori della libertà di possedere pistole e fucili,
invece, l'Emendamento va interpretato in modo più ampio e applicato quindi a tutti,
a scopi di autodifesa.Alessandro Ursic
Parole chiave: washington, armi, secondo, emendamento, ricorso, corte, divieto, bando