13/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella capitale libanese si commemora l'inizio della guerra civile del 1975
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
Un modesto autobus arrugginito uscito dalle fabbriche della Dodge era parcheggiato oggi nel prato dell’ippodromo di Beirut, nel cuore della capitale libanese.
 
Beirut. Un vecchio autobus divenuto tristemente famoso il 13 Aprile di 32 anni fa, quando nel quartiere di Ain el-Remmaneh, a est di Beirut, la guerra civile libanese ebbe inizio per finire (nel caso fosse finita davvero) nel 1990, in seguito degli accordi di Taef.
Un autobus trasformatosi, in un solo istante, in una trappola mortale per 27 palestinesi, caduti sotto il fuoco delle milizie di Pierre Gemayel, leader del partito dei Kataeb, le 'falangi' cristiano maronite libanesi, mentre ritornavano da una manifestazione per commemorare le vittime del massacro di Kyriat Schmona. La milizia maronita aveva così voluto vendicare l’uccisione di una guardia del corpo di Gemayel. La guerra libanese, quel 13 Aprile di 32 anni, iniziò così, durando poi 15 anni e provocando almeno 150 mila morti.
 
Il ricordo. “ Lasciate il Libano solo”, ha scritto su uno dei cartelloni bianchi che faceva da sfondo all’autobus, Mohammad, 12 anni. “My country never dies”, scriveva su un altro poster Joseph, 8 anni.
Pochi erano presenti oggi alla cerimonia che commemorava i 32 anni dell’inizio della guerra civile, apertasi all’ippodromo di Beirut alle 10 di stamattina, una cerimonia organizzata dal comitato “I love life”, dal quotidiano e casa editrice della famiglia Tueni An-Nahar e dalla Fondazione Samir Kassir.
“Questo evento è stato organizzato perché la storia non si possa ripetere”, dice una delle organizzatrici, “questo autobus oggi rappresenta un fantasma del passato, un passato che nessun libanese vuole rivivere”.
“Stiamo vivendo un periodo di grande crisi in Libano e sinceramente una nuova guerra civile fa paura a tutti”, ripete Hassan, 25 anni.
Intanto le strade della capitale, quelle dove i quartieri sunniti e sciiti si incrociano, erano fortemente presidiato dall’esercito libanese e dalle forze speciali della polizia.

Sit-in. In una strada parallela a quella dove si teneva la commemorazione, un gruppo di giovani del partito comunista libanese ricordava l’inizio della guerra con una manifestazione, scandendo slogan e cantando canti patriottici. Scendendo verso il centro città, nella Down Town, orgoglio di Beirut e dell'ex premier Hariri, assassinato nel 2005, le tende dell’opposizione libanese, capeggiata da Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah e dal generale Michel Aoun, leader del movimento alTayyar, sono ancora lì da ormai più di 4 mesi e i manifestanti continuano a chiedere le dimissioni del governo Siniora, appoggiato da Usa e Europa.
Inoltre la crisi in Libano continua a ruotare intorno alla formazione di un tribunale internazionale per giudicare i presunti assassini di Hariri, che l’opposizione respinge considerandolo strumentalizzato.
Una decisione, o una soluzione oppure una svolta alla questione dovrebbe arrivare il prossimo mese. Anche perchè, titolava oggi il quotidiano libanese As-Safir, “Un solo tredici aprile basta”.
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Libano