scritto per noi da
Erminia Calabrese
Un modesto autobus
arrugginito uscito dalle fabbriche della Dodge era
parcheggiato oggi nel prato dell’ippodromo di Beirut, nel cuore
della capitale libanese.
Beirut. Un vecchio autobus divenuto tristemente
famoso il 13 Aprile di 32 anni fa, quando nel quartiere di Ain
el-Remmaneh, a est di Beirut, la guerra civile libanese ebbe inizio
per finire (nel caso fosse finita davvero) nel 1990, in seguito degli
accordi di Taef.
Un autobus trasformatosi, in un solo
istante, in una trappola mortale per 27 palestinesi, caduti sotto
il fuoco delle milizie di Pierre Gemayel, leader del partito dei
Kataeb, le 'falangi' cristiano maronite libanesi, mentre
ritornavano da una manifestazione per commemorare le vittime del
massacro di Kyriat Schmona. La milizia maronita aveva così
voluto vendicare l’uccisione di una guardia del corpo di Gemayel.
La guerra libanese, quel 13 Aprile di 32 anni, iniziò così,
durando poi 15 anni e provocando almeno 150 mila morti.
Il ricordo. “ Lasciate il
Libano solo”, ha scritto su uno dei cartelloni bianchi che faceva
da sfondo all’autobus, Mohammad, 12 anni. “My country never
dies”, scriveva su un altro poster Joseph, 8 anni.
Pochi erano presenti oggi alla
cerimonia che commemorava i 32 anni dell’inizio della guerra
civile, apertasi all’ippodromo di Beirut alle 10 di stamattina, una
cerimonia organizzata dal comitato “I love life”, dal quotidiano
e casa editrice della famiglia Tueni An-Nahar e dalla
Fondazione Samir Kassir.
“Questo evento è stato
organizzato perché la storia non si possa ripetere”, dice
una delle organizzatrici, “questo autobus oggi rappresenta un
fantasma del passato, un passato che nessun libanese vuole rivivere”.
“Stiamo vivendo un periodo di grande
crisi in Libano e sinceramente una nuova guerra civile fa paura a
tutti”, ripete Hassan, 25 anni.
Intanto le strade della capitale,
quelle dove i quartieri sunniti e sciiti si incrociano, erano
fortemente presidiato dall’esercito libanese e dalle forze speciali
della polizia.
Sit-in. In una strada parallela
a quella dove si teneva la commemorazione, un gruppo di giovani del
partito comunista libanese ricordava l’inizio della guerra con una
manifestazione, scandendo slogan e cantando canti patriottici. Scendendo verso
il centro città,
nella Down Town, orgoglio di Beirut e dell'ex premier Hariri,
assassinato nel 2005, le tende dell’opposizione libanese,
capeggiata da Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah e
dal generale Michel Aoun, leader del movimento
al –
Tayyar,
sono ancora lì da ormai più di 4 mesi e i manifestanti
continuano a chiedere le dimissioni del governo Siniora, appoggiato
da Usa e Europa.
Inoltre la crisi in Libano continua a
ruotare intorno alla formazione di un tribunale internazionale per
giudicare i presunti assassini di Hariri, che l’opposizione
respinge considerandolo strumentalizzato.
Una decisione, o una soluzione oppure
una svolta alla questione dovrebbe arrivare il prossimo mese. Anche
perchè, titolava oggi il quotidiano libanese As-Safir,
“Un solo tredici aprile basta”.