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Testimoni della violenza. A
organizzare il concorso il movimento Ansar al-Sunna, attivo in Iraq
dal settembre 2003, su un sito web collegato alla formazione armata
sunnita, nel quale è stato presentato ai visitatori un elenco
di video degli attentati realizzati in Iraq. Il concorso, che si
chiama Top 20 degli Ansar, mostra venti attentati compiuti contro le
forze della Coalizione. “Serve a incoraggiare i mujahiddin
(guerrieri) alla jihad e a porli in competizione tra loro”, spiega
il delirante comunicato collegato al concorso, che espone anche i
criteri adottati dalla giuria, spiegando come i 20 filmati siano
stati classificati secondo “la sensibilità degli obiettivi
da colpire, la posizione di sicurezza nella quale si è
collocato l'operatore per riprendere il filmato, la qualità
del filmato realizzato, la precisione nel colpire l'obiettivo, la
qualità dell'esplosione e le scene riprese dopo l'attacco”.
Il filmato che vince 'l'oscar del terrore' è quello che
racconta di un attacco contro un veicolo militare statunitense,
distrutto dall'esplosione di una Ied (le micidiali Improvised
Explosives Devices), un ordigno artigianale piazzato lungo il ciglio
di una strada di Baghdad.
Un conflitto mediatico.
L'iniziativa di Ansar al-Sunna non è solo celebrativa e non è
solo finalizzata all'accreditamento della formazione. Il conflitto in
Iraq, fin dall'invasione delle truppe della Coalizione guidata dagli
Stati Uniti nel marzo del 2003, si è caratterizzato più
di altri conflitti contemporanei per la 'mediatizzazione' dello
scontro. Internet è diventato strumento ideale di una
'contro-informazione' che, considerato come solo nel 2006 siano stati
65 gli operatori dell'informazione che hanno perso la vita in Iraq,
finisce per essere quella prevalente. E a capirlo per primi sono
stati proprio gli esponenti della Coalizione, che dal primo giorno
hanno avuto a che fare con opinioni pubbliche ostili all'invasione
del paese. Il primo episodio in questo senso è stato il video
che mostrava i cadaveri dei figli di Saddam, e poi quello della
cattura e dell'esecuzione dello stesso dittatore iracheno. Anche la
guerriglia ha subito colto il potenziale delle immagini, inondando la
rete di video che testimoniavano la durezza dell'occupazione
militare, ma anche le barbare decapitazioni degli ostaggi, e i loro
accorati appelli, accanto ai più tradizionali video-testamenti
degli attentatori suicidi. E proprio per ottenere la massima
visibilità degli attacchi, dopo 4 anni di guerra che sembrano
non fiaccare l'insurrezione, si punta sempre più su operazioni
che abbiano più risalto possibile. Ultimi esempi in questo
senso gli attentati di ieri contro il Parlamento iracheno, per
dimostrare che nessun luogo è sicuro, e sul ponte di
al-Sarafiyah, uno dei più antichi di Baghdad, quindi dall'alto
potere simbolico.Christian Elia
Parole chiave: iraq, guerra in iraq, usa, stati uniti, george w, bush, saddam hussein, christian elia