12/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel sud del paese aumentano la violenze tra musulmani e buddisti
Scritto per noi da
Federico Frigerio
 
Una ragazza di 26 anni, bruciata viva,  è l'ultima vittima di un conflitto che negli ultimi tre anni ha già causato più di duemila morti nelle tre regioni meridionali della Thailandia di Yala, Pattani e Narathiwat. La brutale uccisione di Watcharaporn Boonmark rischia di inasprire gli animi tra la maggioranza musulmana locale e la minoranza buddista.

la salma della ragazzaFiamme. La ragazza buddista stava viaggiando sul proprio motociclo nei pressi del villaggio di Yala quando uomini armati le hanno teso un'imboscata. Un ufficiale di polizia ha descritto così la dinamica dell'avvenimento: "Le hanno sparato allo stomaco prima di dare fuoco a lei e al suo motorino". La scena diventa ancora più agghiacciante  tenendo conto delle dichiarazioni di un parente della ragazza che riferisce che "Watcharaporn urlava e strisciava lungo la strada per chiedere aiuto, ma nessuno ha osato rispondere per paura di rappresaglie". Un altro ufficiale di polizia che ha assistito all'orribile scena ha dichiarato "è la cosa più crudele e brutale che abbia mai visto". Gli abitanti delle  regioni meridionali della Thailandia sono ormai rassegnati ai violenti attacchi ad opera dei ribelli islamici: questo episodio sembra però davvero aver varcato un limite proprio perchè avvenuto nel giorno della visita a Yala del generale,  reggente del governo provissorio, Sonthi Boonyaratglin.

poliziotto e monaci buddistiIndignati. Circa duecento buddisti hanno trasportato il cadavere bruciato della ragazza su una barella d'ospedale davanti alla sala provinciale dove Sonthi stava tenendo una riunione con i leader musulmani locali. Un cartello di protesta recava la scritta "Decapitati o bruciati vivi, ma nessuno è arrestato". Il generale, il primo di religione musulmana in un paese di tradizione buddista,  dopo il colpo di stato di settembre, invocato da molti come una liberazione, sta ultimamente fronteggiando da più parti numerosi malcontenti. Riportare la stabilità nelle regioni musulmane del sud è uno degli obiettivi dichiarati del governo provvisorio: negli ultimi sei mesi sì è però solo assistito a un intensificamento delle  operazioni terroristiche dei gruppi dei separatisti islamici.  Sonthi è uscito dall'edificio e ha cercato di calmare i manifestanti dichiarando: “Prometto che faremo tutto il possibile  per proteggere al meglio i nostri villaggi”. Rivolto alla popolazione buddista indignata ha poi aggiunto: “Non cadete nel tranello dei ribelli separatisti che cercano di instillare la paura per provocare una guerra tra buddisti e musulmani”.

soldato in pattuglia nel sud del paeseBersagli casuali. La tattica adottata da questi ribelli non fa distinzioni religiose: l'obiettivo non sono solo le comunità buddiste. Nei giorni scorsi il bersaglio di un attentato è stata una moschea della provincia di Yala: nell'incidente sono rimaste ferite 16 persone. Un portavoce dell'esercito ha commentato così l'accaduto: “Gli insorti vogliono spaventare i musulmani disponibili a a collaborare con le autorità per fermare le violenze”.  Un'esplosione nell'affollato mercato di Yala fa invece temere una possibile escalation negli scontri dato che in questi giorni si festeggia il capodanno buddista. L'indipendentismo islamico  non è mai stato rivendicato come il motivo per cui questi ribelli agiscono:  la situazione appare del tutto anarchica e a intervenire sono alternativamente l'esercito, la polizia locale e addirittura i cittadini in prima persona. L'unico modo che le comunità buddiste hanno per difendersi è quello di organizzarsi in gruppi volontari di difesa armata. Un gruppo di buddisti nei giorni scorsi ha ucciso quattro musulmani dopo un litigio. Il portavoce dell'esercito Acra Tiproch non solo non ha condannato l'accaduto ma al contrario ha giustificato le azioni dei buddisti: "Hanno agito per legittima difesa”.  Nel caos della Thailandia per ora sta vincendo solo la violenza, indiscriminata.