Scontri tra cinesi e poliziotti nel quartiere Paolo Sarpi: 10 feriti. Lo sfogo di tensioni che durano da mesi

Una violenta guerriglia urbana tra forze dell'ordine e residenti cinesi ha sconvolto stamani,
intorno alle 12.30, il quartiere milanese di Paolo Sarpi. Gli scontri hanno avuto
origine da un episodio in apparenza banale, ma spia di un malcontento che cova
da tempo a Chinatown: una pattuglia di vigili urbani ferma una donna per alcuni
controlli. Da tre mesi la polizia municipale sta attuando una rigida politica
contro i carrelli e le operazioni di carico-scarico nella trafficata via Paolo
Sarpi. La donna fermata, sui 30 anni, sarebbe stata multata perchè in doppia fila.
Secondo alcune testimonianze, si sarebbe rifiutata di pagare la multa. Uno dei
vigili avrebbe tentato di introdurla nella vettura utilizzando le maniere forti
e, sempre secondo le varie voci raccolte in loco, anche la bambina di 2 anni che
portava con se' sarebbe stata strattonata se non addirittura colpita.
Lanci di bottiglie. Alle grida della donna, alcuni cinesi sono accorsi e un numero ingente di persone
ha circondato l'auto dei vigili urbani. Da quel momento in poi, la situazione
è andata degenerando: circa 300 cinesi hanno 'bloccato' l'auto, che è riuscita
a ripartire solo dopo l'intervento della polizia, giunta celermente in soccorso
dei vigili. I cinesi hanno ingaggiato battaglia con i poliziotti. Al termine degli
scontri tre persone sono state trasportate in ospedale, mentre alcuni agenti sono
rimasti contusi. Le proteste sono continuate per tutto il pomeriggio nel quartiere. I
cinesi hanno inscenato un corteo lungo via Nicolini, via Paolo Sarpi e via Bramante,
reclamando più diritti e più rispetto. Qualche piccolo strascico di violenza si
è verificato intorno alle 15.30, con scaramucce tra gli automobilisti che si lamentavano
per il traffico bloccato e alcuni lanci di bottigliette all'indirizzo della polizia da
parte di alcuni giovani cinesi.
Ci vogliono mandar via. "La picchiavano, ho visto io che la stavano picchiando", racconta Lisa, commerciante
cinese che ha assistito al primo episodio. "Picchiavano lei e la bambina piccola,
poi l'hanno portata via nella macchina, ce l'hanno spinta dentro a forza". Un
altra commerciante, Bao, dice che negli ultimi tre mesi la polizia municipale
ha reso la vita impossibile ai cinesi. "Gli italiani che girano con i carrelli
non vengono fermati, noi cinesi sì". Stefania, che ha un bar in via Paolo Sarpi
17, ha raccontato che dal 15 aprile la strada verrà chiusa, e il traffico limitato
ai soli bus e alle auto dei residenti, lasciando solo alcune fasce orarie per
il carico e lo scarico. "Si tratta di un tentativo non solo di cacciare i cinesi
che hanno bisogno di caricare e scaricare la loro merce negli esercizi lungo la
strada, ma anche di cacciare via noi italiani rimasti, che abbiamo bar e negozi
qui e dobbiamo fare lo stesso". Le fa eco Mario, dal banco del caffé: "Tutta
colpa di Vivisarpi, sono loro i veri razzisti, noi con i cinesi andiamo d'accordo,
sono di indole tranquilla e non danno problemi. Ma loro di Vivisarpi sono xenofobi".
Vivisarpi è un comitato di cittadini nato alcuni anni fa per contrastare la vendita
all'ingrosso dei commercianti cinesi e ripristinare la 'legalità e l'ordine' nel
quartiere.
"Rispetto per tutti". Paolo Sarpi è il quartiere di Milano che negli ultimi anni ha assistito ad una
massiccia immigrazione di cittadini cinesi, facilitata dall'acquisto di immobili
in contanti. Sarebbero oltre 7 mila i residenti provenienti dalla Repubblica Popolare
Cinese, ma sono cifre incerte. C'è che si sostiene che siano addirittura 10 mila.
Da alcuni mesi, i 'ghisa' combattono una vera e propria battaglia contro le auto
che portano i prodotti all'ingrosso ad alimentari e altri negozi cinesi, elevando
multe e sequestrando i famigerati 'carrellini'. Il console generale cinese, Limin
Zhang, intervenendo dopo i tafferugli, ha parlato di 'episodio non casuale'. "Sono
due mesi che i miei compatrioti sono sottoposti a una forte pressione. Ci vuole
più rispetto per i commercianti, i cinesi sono da sempre persone civili e tranquille,
pertanto andrà chiarito chi ha sbagliato. Io ribadisco che così come noi osserviamo
le regole della convivenza, anche gli italiani devono fare altrettanto".