12/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli attentati di ieri in Algeria fanno temere il ritorno della violenza degli anni Novanta
Questi giorni, dopo un lungo periodo di silenzio, il Maghreb ritorna a far parlare di sè. Prima l'Algeria, poi il Marocco, poi la Tunisia, poi ieri di nuovo l'Algeria. I fatti che hanno attirato l'attenzione della stampa internazionale, ovviamente, sono fatti di sangue: attentati e scontri armati. I protagonisti assoluti di queste notizie sembrano essere, per la prima volta, non più dei gruppi isolati ma membri di una rete unica che si fa chiamare: "al-Qaeda fi bilad al-Maghrib", cioè "Al Qaeda nel paese del Maghreb".

un video del gspcUn Paese con il fiato sospeso. Gli attentati che hanno scosso quasi contemporaneamente il Centro (Palazzo del governo) e la periferia (uno dei più grandi raggruppamenti dei servizi di sicurezza adibiti alla lotta contro il terrorismo nella calda pianura della Mitigia), hanno causato ufficialmente una trentina di morti e centinaia di feriti. In Algeria, come altrove, la parola "ufficialmente" si legge: in realtà sono molti di più. Cosa vuol dire questa ondata di violenza che attraversa la regione da Ovest a Est? Che strategie ci sono dietro? Cosa si vuole fare? Queste adesso sono le domande della popolazione civile, riprese dalla stampa locale.
In Algeria particolarmente, la gente è sotto choc. Non sono lontani gli anni Novanta, con i loro cortei di bombe e massacri. La gente teme il ritorno di quei giorni. Algeri stamattina (il giovedì essendo, come il sabato in Italia, il primo giorno del fine settmana, di solito molto animato) era silenziosa e vuota. Pochissime le macchine. Il traffico, di solito densissimo, è fluido. La gente, silenziosa e mite, vaga per le strade evitando di guardarsi. Si teme una deriva "all'irachena", si dice ovunque. Cioè il passaggio da una strategia di guerriglia ad una di terrorismo urbano a base di attentati suicidi. L'esercito è in questo momento impegnato in una vastissima operazione di rastrellamento nelle foreste della provincia di Begiaia (200 km a est di Algeri). Sembra siano circondati vari capi del Gspc (Gruppo Salafita per la Predica e il Combattimento), ultimo superstite dell'era dei Gia (Gruppi Islamici Armati).

video con osama e al-qaeda in algeriaQuale scenario? Queste operazioni, pericolose e spettacolari nello stesso tempo, sono un modo di allontanare l'attenzione dai gruppi circondati, oppure è il segno della fine di un'era e dell'inizio di un'altra? Questa è la domanda che tormenta gli osservatori del fenomeno. Questa riorganizzazione spettacolare del fenomeno integralista armato nel Maghreb, porta la stampa algerina, specie nella sua ala detta "sradicatrice" (cioè sostenitrice di uno sradicamento totale del fenomeno integralista in Algeria) a sfoderare le sue accuse classiche contro il governo di Abdelaziz Bouteflika. Già verso la fine degli anni Novanta, quando il presidente aveva iniziato la sua politica detta della concordia civile, queste testate paventavano il pericolo, in caso di tregua nella lotta alle reti terroristiche, di una loro riorganizzazione nei quartieri poveri e nelle campagne più emarginate. E sembra che il tempo gli abbia dato ragione.
 
miliziani salafitiDietro i paraventi. Resta il fatto che né gli "sradicatori" né i sostenitori della "concordia" abbiano mai proposto un piano politico di uscita dalla crisi profonda che vive tutta la regione. Si tratta solo di polemiche sul continuare la politica della repressione pesante o se negoziare un "cessate il fuoco" tra parti armate, cercando, come è stato fatto con l'ultima legge detta della "Riconciliazione Nazionale", di allontanare qualsiasi tipo di indagini sulle origini e sugli esecutori e mandanti delle stragi degli anni Novanta. Mettendo così in salvo sia i capi integralisti che i capi militari. L'apparizione di questa nuova Sigla, "al-Qaeda in Maghreb", è solo un risultato di quella tregua o è la ripercussione di problemi globali, che oggi si cristallizzano anche in Nordafrica? La storia (forse sì, forse no) un giorno stabilirà i legami. Al-Qaeda, comunque (un pòcome la Nike) è un puro prodotto di marketing. Soltanto un marchio senza fabbrica. Dentro il marchio si può nascondere di tutto e di più.
 
Karim Metref*