12/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Per studiare all'estero, 13 ragazze saudite cercano di sposarsi per viaggiare accompagnate da un uomo
“Dopo aver saputo che per studiare all'estero era necessario essere accompagnate da un parente maschio, io e alcune mie amiche abbiamo deciso di sposarci. Speriamo di poterlo fare il prima possibile, in modo da poter usufruire del programma di studio all'estero”.

giovani donne sauditeDiritti sotto tutela. Così racconta, al quotidiano saudita Arab News, una ragazza che si fa chiamare Zuleykha, una delle13 giovani che vuole usufruire del King Abdullah Scholarship Program, una specie di progetto Erasmus dell'Arabia Saudita. Una studentessa come tante, che vuole migliorare la sua formazione all'estero. Solo che a differenza delle loro coetanee in giro per il mondo, Zuleykha e le sue amiche non possono farlo da sole, a causa dei rigidi costumi sauditi secondo i quali sarebbe inopportuno che una giovane fanciulla si recasse da sola in un altro paese. Il progetto dunque, come raccontato da Zuleykha, prevede la presenza di un accompagnatore maschile, parente della studentessa che si reca all'estero. Solo che, per ovvi motivi, è difficile per un padre o un fratello stare un anno o più all'estero, per tutelare le studentesse. Ecco all'ora l'idea di Zuleykha e delle sue compagne: un bel 'masfaar', un matrimonio da viaggio. “Il nomignolo è stato affibbiato dopo la nostra dichiarazione”, racconta Zuleykha, “in realtà è tutto perfettamente legale e non contraddice i principi del matrimonio islamico e con le nostre tradizioni, compresa l'accettazione delle rispettive famiglie e la registrazione del matrimonio”.

lezione universitaria al maschiel in arabia sauditaPolemiche e opportunità. Ma non tutti sono d'accordo. “Questo tipo di matrimonio non esiste nell'Islam e ne contraddice i precetti. E' basato solo su interessi personali, quindi illegale e sbagliato”, tuona Zaid Maharsh, docente in legge islamica. “L'unico scopo delle ragazze di oggi è la carriera personale e il guadagno. Per raggiungere questi obiettivi, si calpestano i valori tradizionali”, rilancia Nour al-Attas, responsabile dell'uffico dell'Educazione islamica di Abu Arysh, “è una vergogna che delle ragazze si prestino a una pratica del genere”. Viste le reazioni si capisce per quale motivo, nell'intervista, Zuleykha non riveli il suo nome reale. E c'è da scommettere che lo stesso faranno le sue amiche. La situazione in Arabia Saudita, per una donna, è questa. “Questa iniziativa aiuta le studentesse a proseguire un percorso formativo di alto livello”, spiega l'insegnante Safiya Ahmed ad Arab News, “il livello dell'istruzione in Arabia Saudita non è perfetto, e le ragazze devono inventarsi di tutto per andare avanti. Il masfaar non è a tempo determinato, ma dura ugualmente tutta la vita. Non ci vedo nulla di male”. “Qual'è il problema? Perchè non posso viaggiare e completare i miei studi e poi tornare e aiutare il mio paese?”, conclude Zuleykha, “chiediamo alla gente di capire le circostanze e di non giudicare troppo in fretta”.

red

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