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Corsa agli armamenti.
La tesi dello sceicco è semplice: Washington vuole ridisegnare
il Medio Oriente, e Hezbollah rappresenta un ostacolo per i suoi
obiettivi. Per eliminare la milizia sciita filo-iraniana, gli Usa si
servono dell'esercito israeliano. Kassem rincara la dose, dichiarando
che: "Dick Cheney ha dato ordini per una guerra
clandestina contro Hezbollah. Vi è un programma statunitense
per usare il Libano per portare avanti i suoi obiettivi nella
regione. Pensiamo - ha continuato lo sceicco - che se non fosse stato
per gli Usa, avremmo risolto da tempo la questione della
partecipazione al governo Siniora. Washington spinge per un
prolungamento della crisi politica per legare il Libano a negoziati
dei quali beneficeranno Israele e il loro piano Usa per il Medio
Oriente. Il governo Siniora si piega, e non impedisce che i gruppi
si riarmino”. Parole di fuoco, che non lasciano presagire nulla di
buono.
Tutti contro tutti. L'intervista
di Kassem sembra la contromossa a quanto accaduto nei giorni scorsi,
durante la visita in Libano di Ban Ki Moon, il segretario generale
della Nazioni Unite. Ki Moon ha dichiarato di aver ricevuto
inquietanti rapporti circa il continuo afflusso di armi dalla Siria e
dall'Iran per i miliziani di Hezbollah, definendo questo traffico una
“palese violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite”. La
tesi del riarmo di Hezbollah era stata sostenuta, oltre che da Ki
Moon, che citava fonti d'intelligence israeliane e di altri paesi,
anche dal leader druso libanese Walid Jumblatt, esponente di spicco
dello schieramento anti-siriano del Paese dei Cedri. In un'intervista
ad al-Jazeera, Jumblatt aveva denunciato “collusioni tra
alcuni settori dei servizi segreti libanesi ed Hezbollah. Gli agenti
chiudono un occhio sull'afflusso continuo di camion verso il sud del
paese. E nessuno sa cosa contengano questi camion. Inoltre lo
schieramento politico attorno al premier Siniora, che comprende tutti
i nemici di Hezbollah e della Siria, si è mosso ieri notte,
inoltrando una richiesta ufficiale al segretario generale dell'Onu
affinché il Consiglio di Sicurezza esamini il progetto per
l'istituzione di un tribunale internazionale che processi gli
assassini dell'ex premier Rafik Hariri e i responsabili di altri
crimini ad esso collegati. La decisione è stata adottata in
base a un accordo tra l'esecutivo di Beirut e le Nazioni Unite, dato
che una risoluzione del parlamento era bloccata dagli equilibri con
gli sciiti, contrari al tribunale. Una sorta di sfida a Hezbollah
che, come si evince dalla parole di Kassem, è pronta allo
scontro.
Un anno dopo. La tensione sale
quindi, aumentata anche dalla notizia di oggi, secondo la quale le
autorità libanesi hanno arrestato 14 uomini accusati di
appartenere ad al-Qaeda. Lo ha reso noto stamani il quotidiano
panarabo al-Hayat, che ha cita fonti giudiziarie di Beirut.
Secondo il giornale, tra i 14 presunti terroristi, ci sarebbero
nazionalità diverse: un saudita, un siriano, un palestinese e
11 libanesi, mentre altri 38 presunti fondamentalisti sarebbero
ricercati dalla polizia di Beirut. La fonte dichiara anche che il
gruppo si addestrava nei quartieri poveri alla periferia di Tripoli,
sotto la direzione di un turco noto come 'Abu Gharib', e di un altro
russo conosciuto come 'Musa', entrambi attualmente in fuga. Stando
ai primi interrogatori, i miliziani si preparavano a partire per
l'Iraq allo scopo di unirsi alla guerriglia. Ma in attesa di
conferme, resta il dato di fatto di un clima politico che si
surriscalda sempre più, lasciando crescere il timore di una
nuova estate calda in Libano.Christian Elia
Parole chiave: libano, hezbollah, siria, iran, walid jumblatt, ban ki moon, fouad siniora, chirstian elia, israele, stati uniti d'america