12/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il braccio destro di Nasrallah denuncia una strategia congiunta Usa – Israele per rovesciare Hezbollah, che si riarma
"Siamo preparati alla possibilità di un'altra avventura o a richieste della politica statunitense che potrebbero spingere in questa direzione le forze armate israeliane". Lo sceicco Naim Kassem, vice segretario generale di Hezbollah, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano britannico The Guardian, commenta con queste parole l'eventualità di un nuovo attacco d'Israele.

lo sceicco naim kassemCorsa agli armamenti. La tesi dello sceicco è semplice: Washington vuole ridisegnare il Medio Oriente, e Hezbollah rappresenta un ostacolo per i suoi obiettivi. Per eliminare la milizia sciita filo-iraniana, gli Usa si servono dell'esercito israeliano. Kassem rincara la dose, dichiarando che: "Dick Cheney ha dato ordini per una guerra clandestina contro Hezbollah. Vi è un programma statunitense per usare il Libano per portare avanti i suoi obiettivi nella regione. Pensiamo - ha continuato lo sceicco - che se non fosse stato per gli Usa, avremmo risolto da tempo la questione della partecipazione al governo Siniora. Washington spinge per un prolungamento della crisi politica per legare il Libano a negoziati dei quali beneficeranno Israele e il loro piano Usa per il Medio Oriente. Il governo Siniora si piega, e non impedisce che i gruppi si riarmino”. Parole di fuoco, che non lasciano presagire nulla di buono.

il segretario generale delle nazioni unite ban ki moonTutti contro tutti. L'intervista di Kassem sembra la contromossa a quanto accaduto nei giorni scorsi, durante la visita in Libano di Ban Ki Moon, il segretario generale della Nazioni Unite. Ki Moon ha dichiarato di aver ricevuto inquietanti rapporti circa il continuo afflusso di armi dalla Siria e dall'Iran per i miliziani di Hezbollah, definendo questo traffico una “palese violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite”. La tesi del riarmo di Hezbollah era stata sostenuta, oltre che da Ki Moon, che citava fonti d'intelligence israeliane e di altri paesi, anche dal leader druso libanese Walid Jumblatt, esponente di spicco dello schieramento anti-siriano del Paese dei Cedri. In un'intervista ad al-Jazeera, Jumblatt aveva denunciato “collusioni tra alcuni settori dei servizi segreti libanesi ed Hezbollah. Gli agenti chiudono un occhio sull'afflusso continuo di camion verso il sud del paese. E nessuno sa cosa contengano questi camion. Inoltre lo schieramento politico attorno al premier Siniora, che comprende tutti i nemici di Hezbollah e della Siria, si è mosso ieri notte, inoltrando una richiesta ufficiale al segretario generale dell'Onu affinché il Consiglio di Sicurezza esamini il progetto per l'istituzione di un tribunale internazionale che processi gli assassini dell'ex premier Rafik Hariri e i responsabili di altri crimini ad esso collegati. La decisione è stata adottata in base a un accordo tra l'esecutivo di Beirut e le Nazioni Unite, dato che una risoluzione del parlamento era bloccata dagli equilibri con gli sciiti, contrari al tribunale. Una sorta di sfida a Hezbollah che, come si evince dalla parole di Kassem, è pronta allo scontro.

il premier libanese fouad sinioraUn anno dopo. La tensione sale quindi, aumentata anche dalla notizia di oggi, secondo la quale le autorità libanesi hanno arrestato 14 uomini accusati di appartenere ad al-Qaeda. Lo ha reso noto stamani il quotidiano panarabo al-Hayat, che ha cita fonti giudiziarie di Beirut. Secondo il giornale, tra i 14 presunti terroristi, ci sarebbero nazionalità diverse: un saudita, un siriano, un palestinese e 11 libanesi, mentre altri 38 presunti fondamentalisti sarebbero ricercati dalla polizia di Beirut. La fonte dichiara anche che il gruppo si addestrava nei quartieri poveri alla periferia di Tripoli, sotto la direzione di un turco noto come 'Abu Gharib', e di un altro russo conosciuto come 'Musa', entrambi attualmente in fuga. Stando ai primi interrogatori, i miliziani si preparavano a partire per l'Iraq allo scopo di unirsi alla guerriglia. Ma in attesa di conferme, resta il dato di fatto di un clima politico che si surriscalda sempre più, lasciando crescere il timore di una nuova estate calda in Libano.

Christian Elia

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