11/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Domenica si svolgerà il referendum costituzionale tanto voluto dal presidente Correa. L'Ecuador verso il cambiamento
“Approva che venga convocata un'Assemblea Costituente con pieni poteri, che trasformi la cornice istituzionale dello Stato, ed elabori una nuova Costituzione?”. È questa la domanda a cui domenica prossima sono chiamati a rispondere i cittadini ecuadoriani in occasione del referendum che ha spaccato il mondo politico. Voluto dal neo-presidente, Rafael Correa, che si è presentato da subito come l'uomo del cambiamento, è considerato un grave pericolo da tutti i partiti conservatori, che vogliono che niente cambi.

Rafael Correa presidente dell'EcuadorNel mare magnum. La determinazione del presidente, però, ha avuto la meglio. Nonostante gli anatemi di molti politici e i tentativi di far cadere il referendum per incostituzionalità, le urne si apriranno fra pochi giorni e con esse, forse, una nuova era per l'Ecuador. I sondaggi danno un 63 percento della popolazione intenzionato a mettere la croce sul sì: “Sì, approvo la convocazione dell'Assemblea che trasformerà lo Stato, dandogli una Costituzione tutta nuova” rispetto a quella del 1998. Per il no, solo il 20 percento. Il resto è degli indecisi. L'esito favorevole, dunque, non è scontato. Correa, infatti, deve anche fare i conti con una buona parte di elettori che ignorano perfino il contenuto del quesito referendario. Solo il 35 percento sembra sapere di cosa si tratta.

Rafael Correa indossa i panni degli indigeni andini assieme a Hugo Chavez, Venezuela, ed Evo Morales, BoliviaI precedenti. La crisi politica dell'Ecuador è precipitata a inizio marzo, quando una maggioranza di parlamentari ha votato per il licenziamento del presidente del Tribunale elettorale supremo, colpevole a loro dire di aver accettato il piano del presidente Rafael Correa per un referendum sulla formazione di una nuova Assemblea costituente. In risposta, il Tribunale ha destituito 57 parlamentari per aver agito contro la Costituzione. Destituzione che è stata confermata anche dalla Corte Costituzionale. Al loro posto sono stati nominati intanto 21 deputati, ma da un mese il Parlamento è praticamente paralizzato. Arresasi all'evidenza di un imminente referendum, l'opposizione ha organizzato una capillare e milionaria campagna per il no. Le argomentazioni, sempre le stesse: pericolo comunista, dittatura sinistrorsa, progetto totalitario sponsorizzato dal venezuelano Hugo Chavez. “Non cedete al canto delle sirene - ha ripetuto insistentemente il presidente -. I soliti amano spaventarci dicendo che qui si vuole imporre una dittatura vitalizia, che si vuole far cessare la dollarizzazione, che si vuole instaurare un regime comunista, marxista, leninista, sanguinario”, ha dichiarato alla radio Democracia - Non cadiamo nel ragionamento dell'opposizione come se la consulta popolare fosse un modo per appoggiare il presidente. Questo sarà un modo per appoggiare il paese intero, perchè se l'Assemblea lo vorrà io me ne tornerò a casa”. 
Quindi facendo riferimento ai partiti tradizionali, da sempre al potere, che negli ultimi dieci anni hanno costretto l'Ecuador ad avere otto presidenti, Correa precisa: “Non lasciatevi convincere dagli stessi di sempre con i loro sporchi milioni”.

manifestazione per il referendum costituzionaleIl grande fratello. Intanto, da lunedì sono già a lavoro gli osservatori dell'Organizzazione degli Stati Americani (Oea), mandati in tutto il paese affinché “le votazioni trascorrano nel pieno rispetto delle norme istituzionali di questo paese”, per usare le parole pronunciate dal capo della Missione degli osservatori, Enrique Correa.
Domenica saranno 9,2 milioni di cittadini chiamati a esprimere il proprio parere e molti, a quanto risulta dalla denuncia di alcuni movimenti sociali, stanno vivendo una grave pressione da parte degli oppositori alla Costituente. Il portavoce di Alianza Pais César Rodríguez, movimento che fa capo al presidente, ha dichiarato: “In questi giorni è stata scatenata una campagna di paura, di terrore”. A capeggiarla un'organizzazione denominata Movimiento Libertario, che afferma che accettare la Costituente significherebbe gettare il paese nelle braccia di Fidel Castro e di Hugo Chavez.
 

Stella Spinelli

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