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Nel
mare magnum. La determinazione del presidente, però, ha
avuto la meglio. Nonostante gli anatemi di molti politici e
i tentativi di far cadere il referendum per incostituzionalità,
le urne si apriranno fra pochi giorni e con esse, forse, una nuova
era per l'Ecuador. I sondaggi danno un 63 percento della popolazione
intenzionato a mettere la croce sul sì: “Sì, approvo
la convocazione dell'Assemblea che trasformerà lo Stato,
dandogli una Costituzione tutta nuova” rispetto a quella del 1998.
Per il no, solo il 20 percento. Il resto è degli indecisi.
L'esito favorevole, dunque, non è scontato. Correa, infatti,
deve anche fare i conti con una buona parte di elettori che
ignorano perfino il contenuto del quesito referendario. Solo il 35
percento sembra sapere di cosa si tratta.
I
precedenti. La crisi politica dell'Ecuador è precipitata a
inizio marzo, quando una maggioranza di parlamentari ha votato per il
licenziamento del presidente del Tribunale elettorale supremo,
colpevole a loro dire di aver accettato il piano del presidente
Rafael Correa per un referendum sulla formazione di una nuova
Assemblea costituente. In risposta, il Tribunale ha destituito 57
parlamentari per aver agito contro la Costituzione. Destituzione che
è stata confermata anche dalla Corte Costituzionale. Al loro
posto sono stati nominati intanto 21 deputati, ma da un mese il
Parlamento è praticamente paralizzato. Arresasi all'evidenza di un imminente referendum,
l'opposizione ha organizzato una capillare e milionaria campagna per il no. Le
argomentazioni, sempre le stesse: pericolo comunista, dittatura
sinistrorsa, progetto totalitario sponsorizzato dal venezuelano Hugo
Chavez. “Non cedete al canto delle sirene - ha ripetuto
insistentemente il presidente -. I soliti amano spaventarci dicendo
che qui si vuole imporre una dittatura vitalizia, che si vuole far
cessare la dollarizzazione, che si vuole instaurare un regime comunista,
marxista, leninista, sanguinario”, ha dichiarato alla radio
Democracia - Non
cadiamo nel ragionamento dell'opposizione come se la consulta
popolare fosse un modo per appoggiare il presidente. Questo sarà un modo per appoggiare
il paese intero, perchè
se l'Assemblea lo vorrà io me ne tornerò a casa”.
Il
grande fratello. Intanto, da
lunedì sono già a lavoro gli osservatori
dell'Organizzazione degli Stati Americani (Oea), mandati in tutto il
paese affinché “le votazioni trascorrano nel pieno rispetto
delle norme istituzionali di questo paese”, per usare le parole
pronunciate dal capo della Missione degli osservatori, Enrique
Correa.
Domenica saranno 9,2 milioni di cittadini chiamati a
esprimere il proprio parere e molti, a quanto risulta dalla denuncia
di alcuni movimenti sociali, stanno vivendo una grave pressione da
parte degli oppositori alla Costituente. Il portavoce di Alianza Pais
César Rodríguez, movimento che fa capo al presidente,
ha dichiarato: “In questi giorni è stata scatenata una
campagna di paura, di terrore”. A capeggiarla
un'organizzazione denominata Movimiento Libertario, che afferma che
accettare la Costituente significherebbe gettare il paese nelle
braccia di Fidel Castro e di Hugo Chavez.
Stella Spinelli
Parole chiave: correa, fidel castro, hugo chavez, ecuador, referendum costituzionale, stella spinelli