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Ancora
bombe a Casablanca. E' invece riuscito a farsi esplodere un
complice che, secondo fonti d'intelligence marocchine, citate da
al-Jazeera, si nascondeva con Mentala in un appartamento con
un terzo uomo. Quest'ultimo è riuscito a fuggire. Mentala era
ritenuto una delle menti degli attentati del 16 maggio 2003 che, con
l'attacco simultaneo di 13 attentatori suicidi, provocarono la morte
di 45 persone a Casablanca. I servizi segreti marocchini, che
hanno sequestrato le immagini scattate dai fotografi sul luogo del
raid, ritengono che i 3 appartenessero a un gruppo più grande,
di circa 15 uomini, che sta pianificando una serie di attentati che
dovrebbero avere come obiettivi navi occidentali nel porto di
Casablanca o strutture turistiche ad Agadir e Marrakech. Secondo le
autorità marocchine, tutti i componenti del gruppo si muovono
con delle cinture esplosive pronte all'uso, per non farsi catturare
vivi, e apparterrebbero a un gruppo di fondamentalisti salafiti
legato ad al-Qaeda.
Una
fitta rete. Il 10 marzo scorso, un giorno prima dell'esplosione
nell'internet caffè, era stato arrestato Saad Houssaini,
chimico 44enne, ritenuto il capo militare del Maroccan Islamic
Combatant Group (Micg), un gruppo salafita che il governo
marocchino ritiene coinvolto sia negli attentati di Casablanca del
2003 che in quello di Madrid del 2004, che causò la morte di
191 persone. E che ritiene soprattutto legato ad al-Qaeda. Stessa
accusa per le 31 persone arrestate dopo la morte di Abdelfatah Raydi
a Casablanca. Stessa sorte toccata, a ottobre 2006, a 56 persone
ritenute affiliate al gruppo Ansar al-Mahdi,
cellula sciita lontana da al-Qaeda per motivi religiosi, ma che
secondo i servizi segreti marocchini ha, per il momento, messo da
parte differenze confessionali per lottare assieme ai sunniti.
Terrorismo e politica. La situazione pare più
complessa però, e riguarda i rapporti degli attuali governi
con l'islamismo tout court. Significativo in questo senso un
sondaggio, effettuato da un centro studi statunitense, per il quale
in questo momento il movimento più votato in Marocco sarebbe
il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Pjd), accreditato del 49
percento dei consensi. Il momento è delicato, considerato che
a settembre si vota, per la seconda volta dopo l'ascesa al trono
marocchino di Mohammed VI nel 1999, per le elezioni legislative. Il
Pjd è un partito moderato, sulla linea del partito del premier
turco Erdogan, vicino alle
posizioni dei Fratelli musulmani. Il movimento
Giustizia e Beneficenza dello sceicco Abdessalem Yassin, invece rigetta l'assioma
Dio-Patria-Famiglia, che fa del re del Marocco
anche la massima autorità religiosa del Paese, e rigetta la Mudawana, la riforma
in
senso laico del diritto di famiglia del 2004. Il Pjd è dunque
più moderato del movimento dello sceicco Yassine e non è inviso agli Usa (elemento
chiave in Marocco), ma questo
non cambia il fatto che sono gli islamisti il partito più
popolare in Marocco, com'è già accaduto in Egitto e
Palestina. Stesso discorso per l'Algeria dove, dopo la guerra civile
degli anni Novanta, i partiti islamici sono al bando. Ma il
presidente algerino Bouteflika ha tentato una politica di
riconciliazione nazionale, aperta a tutti coloro che scelgono la via
parlamentare della lotta politica, a eccezione del partito el-Islah,
formazione islamica, che rischia di non essere ammesso alle
elezioni amministrative del prossimo maggio.Christian Elia
Parole chiave: al-qaeda in maghreb, attentati casablanca, osama bin laden, salafiti, christian elia