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Con l'elezione all'unanimità del Primo ministro Odes Baisultanov, avvenuta ieri, si sancisce in Cecenia l'ennesimo rito di trasmissione familiare e blindata del potere. Baisaltunov succede infatti nell'incarico al cugino Ramzan Kadyrov, succeduto al padre nel 2004 Questi, raggiunta l'età di 30 anni il 4 aprile scorso, ha potuto finalmente essere eletto legalmente presidente dopo 3 anni di premierato, in cui di fatto ha governato con pugno di ferro la repubblica caucasica.
Un lavoro sporco. Sprezzante e violento, l'uomo forte del Cremlino, insediato con il beneplacito
di Putin dopo l'assassinio del padre per mano dei ribelli di Basayev nel 2004,
è accusato da numerosi gruppi umanitari di omicidi, rapimenti, torture, stupri,
estorsioni. Tutte 'specialità' messe in atto dai suoi pretoriani in mimetica,
migliaia di ex guerriglieri convertiti per denaro che hanno seminato il terrore
in Cecenia, torturando e uccidendo chi simpatizzava per i ribelli. A loro era
- ma potremmo dire è tuttora - affidato il 'lavoro sporco' dell'esercito russo,
ovvero far piazza pulita degli indipendentisti. Abilita a parlare al presente
il lavoro già citato di un giornalista indipendente, Andrei Smirnov, oltre a un articolo uscito ieri
sul quotidiano britannico 'Daily Telegraph', dove l'inviato, Adrian Blomfield,
racconta di come la guerra sia ancora lungi dal terminare nella travagliata repubblica,
a dispetto dei proclami di Putin.
Trasformismi. Dalle montagne di Tazan Kala, nel sud del Paese, infatti, l'artiglieria dei russi continua a bombardare le postazioni dei ribelli. Ma più che dei russi, sarebbe meglio dire dei loro luogotenenti, cioè il Battaglione Vostok, un gruppo paramilitare che annovera tra la sue fila ex-separatisti ed ex-membri della milizia personale di Kadyrov. E' comandato dal colonnello Sulim Yamadayev, che dalla sua base fortificata di Gudermes ha raccontato come la battaglia in corso di svolgimento nella zona faccia parte di una "classica guerra partigiana che durerà due, tre, forse cinque anni". Yamadayev, come Kadyrov padre, ha sposato la causa indipendentista nella prima guerra cecena, dal '94 al '96, per poi passare dalla parte dei russi. Un tempo fedele alleato di Shamil Basayev (il ricercato numero uno dei russi che fu ucciso in un attentato lo scorso anno), Yamadayev, a suo dire, ha cambiato casacca a causa delle sempre maggiori infiltrazioni di estremisti islamici nel movimento ribelle. Ma i più ritengono che la sua defezione alla causa sia dovuta a un ingente offerta economica da parte di Mosca.
Presidente padrone. Questi soldi, invece di venire destinati al pesante esercito russo composto
da militari stanchi, demotivati e corrotti, hanno arricchito Yamadayev e gli armamenti
dei suoi uomini. Questi ultimi amano tagliare le teste ai nemici, allo stesso
modo degli integralisti islamici che combattono tra le foreste della Cecenia.
La milizia di Yamadayev gode di una reputazione brutale: i ribelli catturati,
così come i simpatizzanti della causa separatista, vengono spesso seviziati e
torturati a morte. Kadyrov ha promesso pace e stabilità al suo Paese. Ma in Cecenia
ci sono ancora alcune migliaia di combattenti nascosti nelle aree montagnose.
Nelle città metà della popolazione è senza lavoro. E chi è fortunato ad averlo,
deve devolvere il 30 per cento del suo stipendio alla Kadyrov Foundation, un'organizzazione
'caritatevole' fondata dallo stesso presidente.
Luca Galassi