Essere sempre
vergini è possibile, come fare ce lo insegnano le donne arabe.
Nella maggior parte dei paesi del Maghreb e Medioriente la verginità
della futura sposa è considerata essenziale sia per cristiani
che per i musulmani, così come avveniva fino a qualche
generazione fa anche in Italia, Spagna e Grecia. Tuttavia i tempi
cambiano, i ragazzi e le ragazze chattano dicendosi cose indecenti,
guardano la tv via satellite, i padri impongono i veli e le figlie
inventano un tè con le amiche mentre vanno a fare l’amore in
macchina con il compagno di Università. Sono cose che le
cronache dei giornali non riportano ma che si vivono quotidianamente
in Marocco, Algeria, Egitto, Siria, Libano, Giordania…
Nell'hammam. L’importante
è riuscire a non dare troppo nell’occhio, a non far
chiacchierare i vicini. Quando, però, arriva il momento di
fidanzarsi sul serio, quando si trova l’uomo da sposare, che sia
realmente amato o meno, la ragazza se non è più vergine
deve trovare il modo di “ridiventarlo”. Mi trovavo in Siria
quando sentii parlare per la prima volta della questione. Ero nel
posto in cui le donne più facilmente si lasciano andare a
confidenze di questo genere: l’hammam (il cosiddetto bagno turco).
Mi spiegarono che quelle che non vogliono rischiare accettano di
avere rapporti ma soltanto “per altre vie”. Per chi invece non è
più vergine ci sono vari rimedi: alcune si rivolgono ad una
specie di fattucchiera che procura loro un prodotto astringente da
mettere in vagina prima del rapporto con il novello marito, si tratta
di una specie di sale che provoca un notevole attrito e conseguente
sanguinamento. Questo va bene se la famiglia dello sposo non ha
richiesto, preventivamente, un certificato ginecologico di verginità,
cosa che spesso avviene. A quel punto si mette mano al portafoglio:
sono diffusissimi in Nord Africa e Medio Oriente gli interventi di
chirurgia di ricostruzione dell’imene (la membrana presente nelle
donne vergini). Nell’hammam le ragazze mi raccontarono che la
pratica è talmente diffusa che alcuni ginecologi sono
specializzati soltanto in quel tipo di lavoro. A conferma di ciò,
proprio qualche giorno fa, il Gran Muftì d’Egitto, Aly
Gomaa, che è la massima autorità religiosa sunnita, ha
dichiarato che l’intervento di ricostruzione dell’imene per le
donne che hanno perso la loro verginità prima del matrimonio,
è una pratica “halal” ovvero permessa da un punto di vista
religioso.
Un intervento halal. Il Muftì ha anche sancito che la donna non
dovrà necessariamente dirlo al futuro marito. Aly Gomaa dice
che le donne che si sono sottoposte all'intervento di ricostruzione
dell'imene possono presentarsi al loro marito come vergini, senza per
questo essere delle peccatrici. “Se Dio volesse che ognuno di noi
sapesse tutto dell'altro – sostiene il Gran Muftì - ci
avrebbe dato la possibilità di leggere nella mente delle
persone. Invece non lo ha fatto. Spesso le persone hanno una cattiva
prima impressione quando ti conoscono ma poi cambiano idea”. Il
religioso musulmano sostiene che, pur di proteggere l’unità
della famiglia, se una donna ha avuto una relazione sessuale
extraconiugale non è necessario che lo confessi al marito.
Durante una festa a Damasco un ragazzo, abbastanza ubriaco, mi chiese
se le giovani italiane per rimanere vergini facevano come le siriane,
gli risposi che il nostro metodo era più semplice: padrone del
nostro corpo ce ne infischiavamo di queste ipocrite pretese, tuttavia
non è merito nostro, le femministe avevano combattuto per
questo prima di noi e gli uomini più intelligenti le avevano
sostenute.