10/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I trucchi delle donne arabe per mantenersi illibate, almeno in apparenza
Essere sempre vergini è possibile, come fare ce lo insegnano le donne arabe. Nella maggior parte dei paesi del Maghreb e Medioriente la verginità della futura sposa è considerata essenziale sia per cristiani che per i musulmani, così come avveniva fino a qualche generazione fa anche in Italia, Spagna e Grecia. Tuttavia i tempi cambiano, i ragazzi e le ragazze chattano dicendosi cose indecenti, guardano la tv via satellite, i padri impongono i veli e le figlie inventano un tè con le amiche mentre vanno a fare l’amore in macchina con il compagno di Università. Sono cose che le cronache dei giornali non riportano ma che si vivono quotidianamente in Marocco, Algeria, Egitto, Siria, Libano, Giordania…

Donna truccata con hennèNell'hammam. L’importante è riuscire a non dare troppo nell’occhio, a non far chiacchierare i vicini. Quando, però, arriva il momento di fidanzarsi sul serio, quando si trova l’uomo da sposare, che sia realmente amato o meno, la ragazza se non è più vergine deve trovare il modo di “ridiventarlo”. Mi trovavo in Siria quando sentii parlare per la prima volta della questione. Ero nel posto in cui le donne più facilmente si lasciano andare a confidenze di questo genere: l’hammam (il cosiddetto bagno turco). Mi spiegarono che quelle che non vogliono rischiare accettano di avere rapporti ma soltanto “per altre vie”. Per chi invece non è più vergine ci sono vari rimedi: alcune si rivolgono ad una specie di fattucchiera che procura loro un prodotto astringente da mettere in vagina prima del rapporto con il novello marito, si tratta di una specie di sale che provoca un notevole attrito e conseguente sanguinamento. Questo va bene se la famiglia dello sposo non ha richiesto, preventivamente, un certificato ginecologico di verginità, cosa che spesso avviene. A quel punto si mette mano al portafoglio: sono diffusissimi in Nord Africa e Medio Oriente gli interventi di chirurgia di ricostruzione dell’imene (la membrana presente nelle donne vergini). Nell’hammam le ragazze mi raccontarono che la pratica è talmente diffusa che alcuni ginecologi sono specializzati soltanto in quel tipo di lavoro. A conferma di ciò, proprio qualche giorno fa, il Gran Muftì d’Egitto, Aly Gomaa, che è la massima autorità religiosa sunnita, ha dichiarato che l’intervento di ricostruzione dell’imene per le donne che hanno perso la loro verginità prima del matrimonio, è una pratica “halal” ovvero permessa da un punto di vista religioso.

Donna truccata con hennèUn intervento halal. Il Muftì ha anche sancito che la donna non dovrà necessariamente dirlo al futuro marito. Aly Gomaa dice che le donne che si sono sottoposte all'intervento di ricostruzione dell'imene possono presentarsi al loro marito come vergini, senza per questo essere delle peccatrici. “Se Dio volesse che ognuno di noi sapesse tutto dell'altro – sostiene il Gran Muftì - ci avrebbe dato la possibilità di leggere nella mente delle persone. Invece non lo ha fatto. Spesso le persone hanno una cattiva prima impressione quando ti conoscono ma poi cambiano idea”. Il religioso musulmano sostiene che, pur di proteggere l’unità della famiglia, se una donna ha avuto una relazione sessuale extraconiugale non è necessario che lo confessi al marito. Durante una festa a Damasco un ragazzo, abbastanza ubriaco, mi chiese se le giovani italiane per rimanere vergini facevano come le siriane, gli risposi che il nostro metodo era più semplice: padrone del nostro corpo ce ne infischiavamo di queste ipocrite pretese, tuttavia non è merito nostro, le femministe avevano combattuto per questo prima di noi e gli uomini più intelligenti le avevano sostenute.

Vittoria Iacovella * 
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