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I diversi volti delle guerre: 'quello militare è il più tragico e spettacolare'.
I doveri della comunità internazionale e dell’individuo. La missione del giornalismo:
'bisogna reinventarlo'. Di questo Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique e ideatore del Forum Sociale Mondiale, ha parlato con PeaceReporter, spiegando
le ragioni della sua adesione all’appello per il 'cessate il fuoco'.
Nel 2003 sono aumentati i conflitti e le violenze. In Medio Oriente, Asia, Africa,
nelle ex repubbliche sovietiche.
Come si fa oggi a pensare a un 'altro mondo possibile'?
Bisogna pensarci subito e sempre. L’altro mondo possibile è un mondo di pace e giustizia soprattutto sociale. Un mondo dove c’è un po’ più uguaglianza e un po’ meno povertà. Un mondo senza conflitti. Come quelli attuali: quello in Medio Oriente, il più antico del mondo che dura da oltre 50 anni; quello in Cecenia, dimenticato da tutti; quello in Iraq e quelli in tanti altri paesi.
Cosa va cambiato?
E’ necessario restituire alla politica e al dialogo il loro posto. Da tempo siamo entrati in una logica che vuole risolvere le questioni politiche con mezzi militari. Penso che i problemi politici (Il Medio Oriente, la Cecenia, l’Iraq per esempio) vanno risolti con gli strumenti della politica. Ovvero, prendendo coscienza di quali siano le posizioni delle diverse parti belligeranti e, quindi, dei motivi che le portano a ricorrere sistematicamente alle armi.
Qual è il ruolo della comunità internazionale?
Uno dei problemi a cui assistiamo oggi - l'intensificazione delle guerre - è una conseguenza della debolezza delle organizzazioni internazionali e, in particolare, delle Nazioni Unite. Rispetto al Medio Oriente, per esempio, l’Onu ha approvato decine di risoluzioni che non sono state rispettate. Ciò significa che le Nazioni Unite non vengono ascoltate. E’ accaduto anche per la Cecenia e ancor più per l’Iraq: il Consiglio di sicurezza si è opposto alla guerra, ma gli Stati Uniti l’hanno fatta ugualmente. Il conflitto in Iraq è assolutamente illegale, illegittimo.
Chi vuole la guerra?
Gli interessi sono diversi a seconda del conflitto. Talvolta sono interessi considerati superiori, come il senso e l’identità della nazione. Oppure interessi economici: ci sono delle imprese legate al petrolio, al gas e all’energia che sono interessate alla guerra in Iraq e alla ricostruzione del Paese; poi ci sono gli interessi delle industrie belliche. C’è sempre una lobby militare-industriale che è interessata ai conflitti. Penso che la preservazione della vita e dell’umanità dovrebbe rimanere comunque l’interesse supremo.
Guerra e terrorismo fanno parte del villaggio globale?
Si può parlare di 'guerra globale'. Come esistono diversi interessi, esistono vari tipi di guerre: quella economica, che guida la globalizzazione; quella sociale, che riduce moltissime persone a uno stato di dipendenza; quella militare, che è solo un aspetto delle guerra generale; quella ecologica e cioè la distruzione dei grandi equilibri del pianeta che permettono all’umanità di sopravvivere. Quest’ultima, per me, è la peggiore delle guerre: è la devastazione delle foreste, della qualità dell’acqua, dell’aria che respiriamo. Tutti quelli che criticano la globalizzazione sanno che affrontano una guerra globale. L’aspetto militare è il più tragico, il più drammatico, sensazionale e spettacolare.
Il teorico del 'villaggio globale', Marshall Mc Luhan, diceva che l’uomo contemporaneo
ha un compito morale: ricomporre la sua figura totale, ricostituire la sua vera
identità, profonda e completa.
Qual è oggi il dovere morale dell’individuo?
Oggi c’è un bisogno di etica e di morale molto forte. Il dovere morale è quello di ricordare che non si può costruire un futuro accettabile senza maggiore giustizia e uguaglianza. Si costruirebbe una caricatura dell’umanità.
Ha intitolato un libro 'tirannia della comunicazione'. Qual è il compito dei mezzi di comunicazione?
I mezzi di comunicazione sono per definizione la finestra sul mondo (perché lo mostrano) e lo specchio del mondo (perché lo riflettono). A volte sono degli specchi deformanti. Molti, quelli legati alle potenze economiche, nascondono gli aspetti più aberranti. La missione dei media, oggi, è quella di rivelare i volti più ripugnanti e celati della realtà. Solo così potranno essere più vicini alla verità. Attualmente abbiamo tantissimi mezzi di comunicazione, ma il giornalismo va reinventato.
Francesca Lancini