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Passaporti. La gran parte degli
iracheni è fuggita per raggiungere conoscenti all'estero, o
negli stati confinanti con l'Iraq: Siria, Giordania e paesi del
Golfo. Ma il primo passo per andarsene è ottenere un
documento. Ogni giorno centinaia di persone si mettono in fila,
davanti all'ufficio preposto all'emissione dei passaporti, nel
quartiere Resafa di Baghdad. I richiedenti devono fare una coda di
ore nel cortile dell'ufficio, circondato da protezioni anti bomba,
senza essere sicuri di riuscire a ottenere il prezioso documento.
Ogni giorno i funzionari accettano le domande dei residenti di un
quartiere, a rotazione. Cento moduli e lo sportello chiude, così
se uno non ha fatto in tempo a procurarsi il foglietto con la domanda
del passaporto è costretto ad aspettare almeno un mese prima
della successiva distribuzione.
Vecchie e nuove identità.
Gli iracheni possono avere tre tipo di passaporti. Ci sono quelli
emessi sotto Saddam, che sono riconosciuti solo dalla Siria. Poi ci
sono quelli della serie 'S', emessi dopo l'invasione, scritti a mano
e relativamente semplici da falsificare. L'Unione Europea non li
riconosce e nemmeno Gran Bretagna e Usa. Infine ci sono quelli della
serie 'G', che sono i più ambiti. Vengono stampati in Germania
e non si possono falsificare, ma possono essere ottenuti solo in un
ufficio, che si trova nella zona sciita della capitale. Chi ottiene
un passaporto di tipo G può sperare di ottenere un visto
all'estero, ma poco di più. Anche perché una volta
ottenuto il documento inizia la trafila dei visti, dei permessi di
lavoro e dei certificati dell'Unhcr per ottenere lo status di
rifugiato. Sui nuovi passaporti, oltretutto, non è indicata la
professione, il che rende ancora più difficile trovare un
lavoro all'estero.
Canali ufficiosi. Chi ha tutte
le carte in regola può ottenere un passaporto, passando per i
canali ufficiali, in circa sei settimane. Ma con la corruzione
dilagante qualsiasi pratica può essere accelerata. Molte
persone hanno iniziato una vera e propria attività lavorativa
grazie alla forte richiesta di passaporti. Fanno le pratiche per
conto di terzi a pagamento e si recano negli uffici del ministero al
posto dei civili, ad esempio i sunniti, che ad addentrarsi nei
quartieri sciiti temono per la propria incolumità. Queste
scorciatoie sono però costose e non sempre affidabili: farsi
fare un passaporto di tipo G costa, tra i 500 e gli 800 euro, una
fortuna per l'iracheno medio in questo periodo. Tutte queste
difficoltà non valgono però nulla in confronto
all'ipotesi di vedere i propri figli rapiti, o di saperli crescere
nella violenza e nella disoccupazione. Chi non può nemmeno
permettersi di pagare uno di questi mediatori ha ancora una
possibilità: lasciare il paese illegalmente e recarsi in uno
degli stati confinanti corrompendo un ufficiale di frontiera. É
una scelta rischiosa ma per migliaia di persone ne è valsa la
pena, pur di fuggire. In questo caso le possibilità di
ritornare un giorno nel proprio paese sono scarse, ma la maggioranza
delle persone che oggi fugge dall'Iraq non si pone questa domanda.
Bisogna fuggire e basta, non importa dove, purché sia lontano
dall'Iraq.Naoki Tomasini