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Caccia allo straniero. Quasi 60 persone sono morte tra martedì e ieri in Pakistan in uno tra i più
violenti scontri tra milizie tribali wazire e gruppi armati fondamentalisti composti
da uzbeki, tagiki, ceceni e arabi. Testimoni hanno raccontato di migliaia di persone
che, al grido di 'Allah-u-akhbar', sono partite dalle località tribali pashtun
del sud del Waziristan, dirette verso i bunker dove trovano asilo gli 'stranieri',
come vengono chiamati i miliziani penetrati in queste regioni dall'Afghanistan
dopo la caduta del regime talebano. Nel corso dell'ultimo mese, circa 300 persone,
in prevalenza combattenti stranieri, sono morti nelle aree montagnose al confine.
Tamburi di guerra. Le autorità locali hanno riferito che per la prima volta, da tre anni a questa
parte, le milizie tribali, di etnia pashtun, hanno intonato canti di guerra accompagnati
dal suono di tamburi per chiamare a raccolta tutti gli uomini di Wana, capitale
della regione, abili alla guerra. Il proclama del mullah Nazir, comandante tribale,
è stato un'esortazione a "combattere gli stranieri come una nazione sola". Solitamente
chi, tra gli uomini, rifiuta di unirsi alla compagine armata, può venire multato
o la sua casa incendiata. Entrambe le fazioni hanno fatto ricorso ad armamenti
pesanti - hanno riferito funzionari militari - e ai check-point locali sono stati
messi bambini per verificare che chi indossava il burqa fosse realmente una donna,
e non un miliziano in fuga. Secondo alcuni, anche militari pakistani hanno preso
parte agli scontri.
L'appoggio del governo. Gli scontri tra le due fazioni si sono intensificati a partire dal 19 marzo
scorso. I fondamentalisti caucasici, accusati di essere legati ad al Qaeda, sarebbero
circa 500. Molti di questi hanno raggiunto il Waziristan in anni recenti, in fuga
da zone di conflitto in Afghanistan o nei loro Paesi. Dapprincipio, le tribù locali
hanno offerto loro ospitalità, abbracciando la loro interpretazione di Islam radicale
e di Jihad. La situazione cambiò quando il governo pakistano, presente nella regione
con 88 mila soldati, sospese le operazioni militari e ritirò parte delle truppe
a seguito degli accordi di pace firmati da Musharraf con le milizie talebane nel
2005 in Nord Waziristan e nel 2006 nel Sud Waziristan. Gli Stati Uniti hanno addebitato a
questo 'ammorbidimento' l'incremento delle ostilità contro le truppe Nato da parte
degli 'insorti' nelle regioni meridionali e orientali dell'Afghanistan. Per questo
motivo, il governo pakistano avrebbe recentemente appoggiato i capi tribali, incitandoli
a cacciare gli 'stranieri' dalle postazioni in cui hanno trovato rifugio. La scintilla
è scoccata quando, il 19 marzo, il mullah Nazir ha ordinato a un gruppo di uzbeki
di disarmarsi. Dal rifiuto, una nuova carneficina.
Luca Galassi