05/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi scontri al confine con l'Afghanistan: 60 guerriglieri morti. Sono ormai 300 le vittime dall'inizio del mese
Guerrigliero talebanoCaccia allo straniero. Quasi 60 persone sono morte tra martedì e ieri in Pakistan in uno tra i più violenti scontri tra milizie tribali wazire e gruppi armati fondamentalisti composti da uzbeki, tagiki, ceceni e arabi. Testimoni hanno raccontato di migliaia di persone che, al grido di 'Allah-u-akhbar', sono partite dalle località tribali pashtun del sud del Waziristan, dirette verso i bunker dove trovano asilo gli 'stranieri', come vengono chiamati i miliziani penetrati in queste regioni dall'Afghanistan dopo la caduta del regime talebano. Nel corso dell'ultimo mese, circa 300 persone, in prevalenza combattenti stranieri, sono morti nelle aree montagnose al confine.
 
Funerale tribaleTamburi di guerra. Le autorità locali hanno riferito che per la prima volta, da tre anni a questa parte, le milizie tribali, di etnia pashtun, hanno intonato canti di guerra accompagnati dal suono di tamburi per chiamare a raccolta tutti gli uomini di Wana, capitale della regione, abili alla guerra. Il proclama del mullah Nazir, comandante tribale, è stato un'esortazione a "combattere gli stranieri come una nazione sola". Solitamente chi, tra gli uomini, rifiuta di unirsi alla compagine armata, può venire multato o la sua casa incendiata. Entrambe le fazioni hanno fatto ricorso ad armamenti pesanti - hanno riferito funzionari militari - e ai check-point locali sono stati messi bambini per verificare che chi indossava il burqa fosse realmente una donna, e non un miliziano in fuga. Secondo alcuni, anche militari pakistani hanno preso parte agli scontri.

Militari pakistaniL'appoggio del governo. Gli scontri tra le due fazioni si sono intensificati a partire dal 19 marzo scorso. I fondamentalisti caucasici, accusati di essere legati ad al Qaeda, sarebbero circa 500. Molti di questi hanno raggiunto il Waziristan in anni recenti, in fuga da zone di conflitto in Afghanistan o nei loro Paesi. Dapprincipio, le tribù locali hanno offerto loro ospitalità, abbracciando la loro interpretazione di Islam radicale e di Jihad. La situazione cambiò quando il governo pakistano, presente nella regione con 88 mila soldati, sospese le operazioni militari e ritirò parte delle truppe a seguito degli accordi di pace firmati da Musharraf con le milizie talebane nel 2005 in Nord Waziristan e nel 2006 nel Sud Waziristan. Gli Stati Uniti hanno addebitato a questo 'ammorbidimento' l'incremento delle ostilità contro le truppe Nato da parte degli 'insorti' nelle regioni meridionali e orientali dell'Afghanistan. Per questo motivo, il governo pakistano avrebbe recentemente appoggiato i capi tribali, incitandoli a cacciare gli 'stranieri' dalle postazioni in cui hanno trovato rifugio. La scintilla è scoccata quando, il 19 marzo, il mullah Nazir ha ordinato a un gruppo di uzbeki di disarmarsi. Dal rifiuto, una nuova carneficina.

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità