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Non il semplice accesso. La segnalazione sull’importanza della qualità
delle cure mediche viene da una serie di articoli pubblicati sulla
rivista Health Affair, concentrati sul livello di assistenza offerta in
cinque Paesi: Messico e Paraguay in America Latina, India e Indonesia
in Asia, Tanzania in Africa. “Le strategie di sviluppo degli ultimi 25
anni hanno aumentato la disponibilità delle cure” scrivono gli
economisti statunitensi Jishnu Das e Paul Gertler nello scritto
riassuntivo di presentazione. “Benché la disponibilità rimanga una
preoccupazione in alcune aree, prove recenti suggeriscono che
l’utilizzo delle cure sanitarie è alto sia in Paesi con basso reddito
pro capite che fra i poveri”. Questo significa che non è sufficiente
puntare sul semplice accesso alle cure, aumentando il numero delle
strutture sanitarie o dei professionisti che vi lavorano: l’urgenza con
cui sono state aumentate le risorse sanitarie, di per sé positiva e
auspicabile, ha portato con sé anche la proliferazione di operatori
sanitari con diversi livelli di esperienza e capacità. “Questo implica
che la qualità, piuttosto che la quantità, delle cure mediche dovrebbe
essere un punto importante nelle politiche sanitarie nei Paesi poveri”.
D’altra parte, a riprova di come la quantità non sia una risposta
sufficiente, dimostrazioni di ineguale qualità e accesso alle cure non
mancano nemmeno in Paesi ricchi.
Diversi medici, diversi pazienti. Le ricerche svolte sulla qualità
delle cure offerte nei diversi Paesi, dal più povero come la Tanzania
al più ricco fra i cinque come il Messico, seppur non confrontabili per
i differenti metodi utilizzati e contesti cui si riferiscono,
forniscono un quadro della situazione. Il lavoro dei medici è stato
esaminato dal punto di vista delle conoscenze delle diverse malattie e
della loro gestione, dell’applicazione delle conoscenze stesse nella
pratica e dell’esercizio della professione nel rapporto con i pazienti.
Sono state considerate anche le differenze di qualità nel settore
pubblico e privato, o collegabili alla scelta del medico, effettuata
dalle famiglie povere e ricche in base alle loro diverse possibilità e
capacità di scelta, come pure sulle cure fornite o gli esami prescritti
ai pazienti da parte dello stesso operatore sanitario, differenti in
base alla ricchezza o alla popolazione di appartenzenza.
Tubercolosi, malaria, diarrea. Nel complesso comunque, la qualità delle
cure prestate è bassa, seppure, come si diceva, con variazioni
importanti da Paese a Paese e anche all’interno degli stessi. Qualche
numero può ulteriormente aiutare a definire i contorni della questione.
In base a test sui percorsi da seguire a fronte di specifiche malattie,
in India i medici hanno completato correttamente solo poco più di un
quarto dei passaggi richiesti in caso di tubercolosi e ancora meno,
solo al 18 per cento di quelli indicati per i bambini con la diarrea.
Anche in Tanzania i medici non sono andati molto bene rispetto alla
malaria (poco meno di un quarto delle risposte corrette) e alla diarrea
infantile (38 per cento). “In questo contesto - sottolineano ancora Das
e Gertler - è particolarmente preoccupante il fatto che la tubercolosi
in India uccide ogni anno più pazienti rispetto a tutte le altre
malattie infettive e che la Tanzania sia un Paese con 63mila-96mila
morti l’anno per malaria”.
Valeria Confalonieri