04/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La crisi degli ostaggi britannici finisce bene, mentre la diplomazia internazionale si muove dietro le quinte
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, nella conferenza stampa tenuta oggi, ha annuciato che “grazierà i militari britannici come regalo alla Gran Bretagna”. E poco dopo, in diretta tv, sono stati liberati. Ahmadinejad ha tenuto a sottolineare che non si tratta di uno scambio, ma di un regalo. In realtà oggi la televisione di stato iraniana ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per la concessione di un 'accesso consolare' a un inviato di Teheran per visitare i 5 diplomatici iraniani arrestati dai militari Usa, l'11 gennaio scorso, a Erbil, nel Kurdistan iracheno. La soluzione della vicenda dei quindici marinai britannici catturati il 23 marzo scorso sembra più vicina.

il presidente iraniano ahmadinejadOre decisive. Proprio oggi scadono le 48 ore definite fondamentali dal premier britannico Tony Blair per venire a capo dello spinoso caso diplomatico e, come aveva anticipato il quotidiano britannico Indipendent, sembrano proprio i cinque iraniani la chiave giusta per trovare un accordo. Secondo il giornale inglese, il vero obiettivo del raid dei militari statunitensi a Erbil erano Mohammed Jafari e Minojahar Fruzanda, due pezzi grossi dei servizi segreti di Teheran. Il blitz però era andato storto, i due erano riusciti a scappare, e i marines avevano arrestato gli altri cinque funzionari, con l'accusa di fomentare le violenze settarie in Iraq tra sunniti e sciiti. Secondo l'Indipendent, la cattura dei diplomatici è il vero movente dell'arresto dei marinai britannici, con il pretesto dello sconfinamento nelle acque territoriali iraniane.
“Al momento nessun permesso è stato ancora accordato, ma la domanda è all'esame delle autorità competenti. I cinque detenuti sono stati di recente visitati da una delegazione della Croce Rossa Internazionale, accompagnata da un diplomatico iraniano”. William Caldwell, il portavoce del contingente militare Usa in Iraq, ha commentato così la notizia, ma il tono della dichiarazione lascia intendere che le trattative siano in corso. Lo ha confermato anche Walid Muallem, ministro degli Esteri siriano, che oggi ha reso pubblico come Damasco si stia interessando alla vicenda, per mediare ed evitare il deteriorarsi dei rapporti - già tesi - tra le cancellerie occidentali e l'Iran, principale alleato della Siria. “Speriamo che venga raggiunta una soluzione soddisfacente per i quindici militari britannici prigionieri”, ha dichiarato il ministro, “una soluzione del genere esige una diplomazia discreta, e la Siria l'ha avviata tra i due paesi interessati”.

uno dei marinai britannici tenuti in ostaggio da teheranDietro le quinte. L'iniziativa del governo iraniano, che a molti osservatori era apparsa suicida vista la tensione che il programma nucleare di Teheran già suscita nel mondo, avrebbe così una spiegazione razionale: a un atto ostile corrisponderà una reazione. Il governo di Ahmadinejad, nonostante siano sempre di più i dirigenti che non tollerano la politica muscolare del presidente iraniano, vuole dimostrare che non accetterà mai supinamente atti ritenuti ostili, come, appunto, l'arresto dei diplomatici iraniani a Erbil. Ma non si tratta dell'unico caso, visto che molte cose si muovono dietro le quinte. Infatti, negli ultimi mesi, sono stati diversi gli episodi poco chiari dei quali, almeno per Teheran, sono colpevoli i britannici e gli statunitensi. Non a caso ieri è riapparso per le vie di Baghdad Jalal Sharafi, secondo segretario d'ambasciata iraniano in Iraq. Il diplomatico, il 4 febbraio scorso, era stato rapito mentre si trovava al volante della sua auto nella capitale irachena. Nessuno aveva rivendicato il rapimento, e alle accuse di Teheran il governo Usa aveva replicato precisando di non sapere nulla della faccenda. Ma la concomitanza della liberazione di Sharafi con la trattativa per i marinai britannici lascia poco spazio alla possibilità che i fatti non siano connessi. Un altro caso che ha fatto gridare al rapimento da parte del governo iraniano è stato quello del generale Ali Reza Asgari, scomparso mentre si trovava in viaggio in Turchia. Asgari è stato in passato coinvolto nel programma nucleare iraniano, e per Teheran è stato rapito dagli Usa, che hanno negato ogni coinvolgimento.
Sembra quindi in corso una battaglia nascosta tra Washington e Teheran, fatta di mosse e contromosse, rapimenti e spionaggio. Il Dipartimento di Stato Usa, lunedì scorso, ha chiesto spiegazioni all'Iran in merito alla scomparsa, avvenuta alcune settimane fa, di un ex agente dell'Fbi che si trovava nel paese per affari privati, non avendo più alcun legame con l'agenzia federale statunitense, nell'isola di Kish. Dopo l'arrivo nell'isola dell'uomo, del quale non sono state rese note le generalità, non si hanno più sue notizie.

Christian Elia