Ma Cuba è veramente “libre”? Libera dal pugno di ferro che schiaccia ogni minimo tentativo di esprimere il
dissenso? L'immaginario del “Che” con il suo “hasta la victoria siempre!” e la gigantografia del Lider Maximo la fanno da padroni in un cielo che si profila denso di nubi dopo la malattia
di Fidel e il trasferimento dei poteri al fratello Raul.
Cuba è diventata un unico penitenziario, una sala di tortura in cui ogni individuo
perde un pezzo di libertà. Da Boniato a Combinado del Este, da La Cabaña a Guanajay,
da Castillo del Principe a Pinar del Rio è un grido che si alza contro il regime
castrista.
La maggior parte degli scrittori dissidenti è fuggita a Miami, negli Stati Uniti,
altri ancora in Svezia e in Germania. Chi arriva in Europa, come Jorge Luis Arzola,
è coperto da un piano di protezione. Chi rimane negli USA, come Angel Cuadra (presidente
degli scrittori cubani in esilio) o Ernesto Diaz, racconta i soprusi della polizia
politica e la storia di intere famiglie sterminate.
Ernesto Diaz. Nel suo libro “Prigionieri di Castro”, scrive “... si diressero verso il mare,
spingendo coi remi mentre una piccola brezza, che soffiava da est, li aiutava
ad allontanarsi dalla costa. Già si trovavano in pieno golfo, molto vicino alla
rotta delle navi dell’Occidente che attraversano lo Stretto dello Yucatán, navigando
alla volta del Canale di Panama.... Dapprima la motovedetta girò varie volte attorno
alla zattera, illuminandoli coi potenti riflettori. Poi, si scagliarono contro
la stessa, colpendo una volta e una seconda... Non servirono a nulla le grida
della madre, che li implorava; a nulla il pianto disperato delle creature... L’odio
fece più della ragione. Ad uno ad uno i bambini caddero nell’acqua feriti, massacrati...
La mattina dopo il corpo della donna fu estratto dall’acqua quando i pescecani,
attirati dal sangue, le avevano già divorato i seni e le braccia. I bambini non
furono più trovati.”.
Il dramma cubano si è accentuato in questi ultimi tempi con il blocco totale
dell'informazione via internet. Il regime castrista ha il controllo di tutti i
siti web e providers dell'isola. Non è possibile per un privato accedere a un
collegamento telematico senza essere intercettato dalla polizia politica. Chi
lo fa con qualche accorgimento tecnico, lo fa a suo rischio ed è considerato nemico
della Patria. Gli arresti di giornalisti web e scrittori si contano a decine.
Il 15 febbraio scorso. Il ministro per le Comunicazioni, Ramiro Valdés, dichiarò che internet “è un
mezzo diabolico” e che il controllo di “quest'arma selvaggia” è indispensabile.
Dunque gli arresti si sono intensificati con il ritmo di uno al giorno.
Cuba è tra gli ultimi posti al mondo per l'utilizzo della comunicazione in rete.
Solo il 2 percento della popolazione possiede un computer ed è in grado di interagire.
Solo l'Uganda e lo Sri Lanka sono a questo livello. Per usare una connessione
è necessario recarsi nei punti pubblici, dove il controllo è sistematico. Le pene,
in caso di violazione della legge sull'informazione, si aggirano sui 20 anni di
reclusione per la pubblicazione di articoli su testate web straniere e 5 anni
per essersi connessi illegalmente. La censura è totale.
I casi più eclatanti di scrittori e giornalisti attualmente perseguitati sono
38. Tra essi ricordiamo: Pedro Arguelles Moran (20 anni di reclusione), Victor
Rolando Carmona (26 anni), Adolfo Fernandez Sainz (15 anni), Pablo Pacheco Avila
(20 anni). Ma le perquisizioni, la chiusura di riviste dissidenti, gli arresti
giornalieri e le violenze psicologiche sono migliaia.