stampa
invia
Fuga. La calma, tornata
in città lunedì mattina, sembra destinata a essere breve. Martedì si è tenuto
un incontro tra leader dei clan
locali e militari etiopi per trovare un accordo che ponesse
fine alle violenze. “La popolazione non è molto ottimista – continua Albadri –
perché già due
settimana fa le parti avevano raggiunto un cessate-il-fuoco,
violato però dagli etiopi che avevano tentato di approfittarne
per conquistare nuove basi in città. I leader dei clan
hanno messo in chiaro che una tregua è possibile solo se le
truppe somalo-etiopi non faranno nuovi scherzi”. Che gli abitanti
della città siano scettici è confermato dalla fuga di
civili verso le campagne: secondo l'Onu, dallo scorso 21 marzo 47.000
persone avrebbero lasciato Mogadiscio, aggiungendosi alle altre
49.000 scappate in febbraio. “Tutta gente che si deve arrangiare
per sopravvivere, visto che nessuna agenzia umanitaria o Ong sta
fornendo alcun aiuto”, continua il nostro interlocutore.
Alleanze. Le
milizie non sembrano intenzionate a cedere il campo, anche perché
sfruttano l'alleanza di fatto con gli uomini delle Corti islamiche
rimasti in città. “Gli etiopi sono più forti –
conferma Albadri – ma le milizie arruolano ogni giorno decine di
uomini stanchi di vedere le loro case bombardate indiscriminatamente
dai colpi di mortaio. Sia le milizie che le Corti hanno quindi un
obiettivo comune: scacciare lo straniero. Ma mentre ai clan non
importa sapere cosa verrà dopo, le Corti non transigono su
questo, e vogliono un governo non secolare, ma basato sulla sharia
(la legge islamica, ndr)”. L'operazione, organizzata dal governo la
scorsa settimana per ripulire la città dalle armi dei
miliziani e durata tre giorni, si è dimostrata ancora una
volta inefficace. Il mix tra formazioni armate, irregolari ma
determinate, e un governo fantoccio tenuto in piedi solo dall'impegno
etiope si sta trasformando in un cocktail mortale per la città.Matteo Fagotto