06/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Mohammed Yunus, Nobel per la pace 2006, spiega gli effetti del microcredito. Sull'economia e non solo
Scritto per noi da
Antonella Sinopoli 
 
Povertà e guerra, povertà e terrorismo, povertà e abbrutimento. Sono binomi che si incrociano, vivono sulle medesime terre e coinvolgono milioni di persone. Solo quando una delle due relazioni sarà estirpata allora la pace sarà possibile senza neanche accordi o trattati ma semplicemente come un dato di fatto. E’ un concetto che il Premio Nobel per la Pace 2006, Muhammad Yunus, non si stancherà mai di ripetere e che ha sottolineato anche nel corso di una recente visita in Italia organizzata dall’Università di Bologna.
 
Mohammed YunusMohammed Yunus era in Italia per tenere battesimo il primo Osservatorio internazionale sul microcredito, ma l’occasione è stata ancora una volta utile per ascoltare una voce che in maniera semplice, da tempo, come fece in occasione del conferimento del Nobel, ripete: “Credo che il terrorismo non possa essere sconfitto dall’azione militare”. Per sconfiggerlo, avverte Yunus, “dobbiamo aggredirne le cause” e dunque “investire risorse per migliorare le condizioni di vita dei poveri è una strategia migliore che non la spesa in armamenti”. Lui lo ha fatto creando una banca per i poveri, la Grameen Bank o banca del villaggio. Lo ha fatto nel suo Paese, il Bangladesh, uno dei più poveri del mondo e che oggi può dire al mondo più povero “provateci, potete riuscirci anche voi”.
 
Oggi la Grameen concede prestiti a quasi 7 milioni di poveri in 73.000 villaggi del Bangladesh e il 97% di queste persone sono donne. Ha cominciato vent’anni fa, in un Paese in cui il 40% della popolazione non arriva a soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri e l’analfabetismo raggiunge il 90%. Lo ha fatto con il piglio dell’economista e il cuore di un uomo che guardava la sua gente morire di fame. Cosa difficile solo da immaginare per gran parte del mondo visto che come spesso ci sentiamo ricordare metà della popolazione mondiale vive con due dollari al giorno. Oggi il sistema Grameen è stato esportato in decine di altri Paesi nel mondo tra cui ghetti di nazioni considerate ricche.
 
socia della Grameen bank in BangladeshNell’incontrare il Premio Nobel partiamo da quella che è la sua convinzione più profonda: “la povertà è l’assenza di tutti i diritti umani” e gli chiediamo come è possibile ristabilire questi diritti. “Il microcredito – risponde – si muove sulla fiducia  e non sulle garanzie”. Fiducia nelle potenzialità degli esseri umani, nella certezza di poter cambiare le cose. Perché le donne sono le protagoniste di questa forma di credito? “Prestare denaro a una donna e dunque la gestione dell’economia familiare e il futuro dei figli vuole dire anche fare il primo passo perché alla donna siano restituiti i diritti di essere umano a partire dall’interno della famiglia”. E a cambiare molte vite sono bastati spesso solo 100 Taka, cioè poco più di un euro.
 
Certo, ricorda l’economista bengalese, era ovvio che partendo dalle donne, costrette ad indossare il purdah, il velo, ci si sarebbe attirati contro una serie di proteste (e così fu da parte dei leader religiosi) ma si sarebbero anche determinate positive conseguenze sociali. Si immagini quando si decise che per concedere un prestito per la casa la donna avrebbe dovuto dimostrare di essere proprietaria del terreno dove questa sarebbe stata costruita. Alla fine i mariti dovettero accettare di passare la proprietà alla moglie e fu naturale anche che verso queste mogli diminuissero le violenze domestiche e i facili ripudi che la legge concede ai mariti in Bangladesh. Oggi Yunus ha un nuovo sogno (e di fatto lo sta già realizzando): togliere  migliaia di mendicanti dalle strade. Anche per loro è nato un  programma di piccoli prestiti per piccole vendite porta a porta, snack, penne, giocattoli, per scoprire che la vita può dare anche di più.