03/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Riprende all'Onu la discussione sul Kosovo, con in gioco obiettivi più grandi
scritto per noi da
Michele Luppi

Inizieranno oggi, all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le discussioni sul piano Ahtisaari per la definizione dello status futuro del Kosovo.

Foto di Michele LuppiAncora negoziati. Una proposta che mette fine a quattordici mesi di intensi negoziati in cui le delegazioni di Belgrado e Pristina non sono riuscite a trovare un accordo. Il piano Ahtisaari propone per la provincia serba amministrata dall’Onu, una piena indipendenza, supervisionata dalla comunità internazionale. Se la proposta dovesse essere accolta, portando a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, il Kosovo diventerebbe uno stato sovrano a tutti gli effetti con una bandiera, un inno, propri confini, ma soprattutto un esercito e la possibilità di concludere accordi con altri stati e di richiedere l’adesione ad organizzazioni internazionali. “E’ arrivato il momento di risolvere la questione dello status”, scrive nel suo rapporto il diplomatico finlandese, sottolineando come “lo sviluppo economico richiede la chiarezza e la stabilità che solo l’indipendenza può dare.” Il piano prevede la permanenza di un’importante presenza internazionale civile e militare, che avrà poteri forti ma limitati ad ambiti precisi: protezione e diritti delle minoranze, decentralizzazione, protezione della Chiesa Ortodossa Serba e rispetto dello stato di diritto. Ambiti in cui, secondo Ahtissari, “la capacità del Kosovo è ancora limitata”. La palla passa ora al Consiglio di Sicurezza che si appresta a discuterne in un clima di crescente incertezza e tensione. Un’arena in cui lo status del Kosovo rappresenta una delle tante questioni sul tavolo e certamente non la più importante. I quindici paesi membri del Consiglio che oggi discuteranno del futuro dei kosovari nei prossimi giorni dovranno occuparsi, sopra ogni cosa, della situazione iraniana, resa ancor più tesa dalla “crisi dei marinai britannici”, ma anche delle difficili situazioni in Iraq e Afghanistan, senza dimenticare il Darfur, la Corea del Nord, la Somalia, il Congo e tutti gli altri scenari di crisi internazionale. Il Kosovo diventa così una delle tessere di un mosaico in continua evoluzione e in precario equilibrio dove si giocano gli interessi di tutte le principali potenze internazionali.

Foto di Michele LuppiAlta tensione. La delegazione serba, nelle scorse settimane, ha annunciato la sua assoluta contrarietà al progetto, accolto invece positivamente a Pristina, considerando l’indipendenza della provincia una violazione del diritto internazionale e chiedendo un nuovo round di negoziati affidati però ad un altro mediatore. All’interno del Consiglio di Sicurezza si è venuta così a creare una contrapposizione tra Stati Uniti, sostenitori dell’indipendenza, e la Russia, contraria da sempre ad una soluzione imposta, con l’Ue nel mezzo pronta a giocare un ruolo importante nella “supervisione” della provincia. Un Unione Europea che, dopo discussioni interne dovute alla contrarietà di alcuni paesi, ha ritrovato la sua unità a favore della proposta Ahtisaari, sottolineata da una risoluzione del Parlamento Europeo, La Russia fin dall’inizio dei negoziati è stata molto cauta sulla questione del Kosovo sostenendo la necessità di trovare una soluzione che fosse condivisa dalle parti. Ancora oggi, Mosca, pur non minacciando esplicitamente l’uso del diritto di veto per bloccare l’indipendenza della provincia, continua a sottolineare la necessità di non arrivare a decisioni affrettate rimandando la votazione di una nuova risoluzione e appoggiando l’idea di nuovi negoziati. In questa partita emerge una contrapposizione tra Mosca e Washington, che va ben oltre i Balcani e interessa l’Europa Orientale e il Caucaso.

Foto di Michele LuppiAncora Guerra Fredda. Durante gli anni Novanta gli Stati Uniti, approfittando della debolezza della Russia, hanno dato inizio a una strategia di penetrazione nelle aree appartenute per decenni alla sfera di influenza sovietica. Un processo che nell’Europa orientale è stato facilitato dall’allargamento dell’Unione Europea e della Nato. “L’interesse della Russia – scrive Goran Svilanovic, ex ministro degli Esteri serbo e attuale funzionario del Patto di stabilità per il sud est Europa – è la pace sulle sue frontiere e un vicinato “amichevole”. La Russia non considera un gesto amichevole l’ingresso nella Nato dei paesi del suo vicinato. Questo si riferisce in particolare all’Ucraina e alla Georgia”. Mosca, consapevole della crescita del suo ruolo internazionale dovuto in particolare al controllo di grandissime risorse energetiche, intende probabilmente utilizzare la vicenda del Kosovo come merce di scambio per altre concessioni. Da qui l’insistenza russa a chiedere che la vicenda kosovara rappresenti un precedente per il diritto internazionale, con un chiaro riferimento alla Abkhazia e all’Ossenzia del Sud (due repubbliche separatiste georgiane, filorusse, che vogliono staccarsi dal controllo di Tbilisi), mentre Stati Uniti e Ue così come lo stesso Ahtisaari continuano a considerare la possibile indipendenza del Kosovo un “caso unico che richiede una soluzione unica”. “Sembra che la Russia – continua Svilanovic – cercherà di creare uno spazio maggiore per la Serbia all’interno del Consiglio di Sicurezza e che rimanderà di uno o due mesi la possibilità di accettare la risoluzione. Anche su questo tema c’è una collisione con gli Usa e la Ue, i quali vorrebbero che si arrivi ad una decisione durante la presidenza tedesca dell’Ue, e prima del summit di giugno del G8. La Russia può riuscire a rimandare fino al summit del G8 l’adozione di una nuova risoluzione, non per fare in modo che al summit si parli di Kosovo, ma per poter decidere, a seconda del risultato complessivo dell’incontro, la sua posizione futura verso il Kosovo nella seconda metà dell’anno”.

La partita di Mosca. La contrarietà del governo Russo alla decisioni strategiche americane è stata sottolineata dallo stesso ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, in un articolo pubblicato su un settimanale russo, The Moskovskiye Novisti. Secondo il ministro del Cremlino oggi ci troviamo a vivere in un Sistema Internazionale Multipolare in cui “alcuni nostri partner stanno cercando di assicurare la loro egemonia in un nuovo ordine mondiale.” “Un approccio – continua Lavrov – antistorico, in cui i metodi proposti per risolvere le questioni internazionali non derivano dall’analisi effettiva della situazione o dai principi generali del diritto internazionale, ma da espedienti politici”. Se realmente non si arrivasse, nei prossimi mesi, a una nuova risoluzione, in Kosovo potrebbe crescere la tensione e aumenterebbe il rischio di una possibile dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Pristina. Un’eventualità oggi improbabile ma che potrebbe verificarsi se lo stallo continuasse a lungo, aprendo nuovi inattesi scenari.
Parole chiave: kosovo, serbia, piano athisaari
Categoria: Guerra, Politica, Popoli
Luogo: Serbia
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