03/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il braccio di ferro Argentina-Uruguay per le cartiere continua. Gli ecologisti bloccano l'intera frontiera
Cartiere uruguaiane, il braccio di ferro continua e questa volta gli ecologisti argentini non hanno usato mezze misure: da domenica scorsa stanno bloccando ogni via di comunicazione fra i due stati confinanti, per ribadire con forza il loro no alle fabbriche di cellulosa, all'inquinamento, alla ferma posizione del governo di Montevideo che protegge le multinazionali della carta. E adesso, a sostenerli c'è la Confederazione Generale del Lavoro, il principale sindacato argentino.
Per la diplomazia di Nestor Kirchner e Tabaré Vazquez sarà, dunque, una vera e propria settimana di passione, visto anche gli scambi turistici che sono soliti avvenire in tempo di Pasqua.

Le proteste degli ambientalistiLunga storia. Il pretesto per rinsaldare la contestazione, che va avanti ormai da un anno e mezzo, è l'imminente fine dei lavori di costruzione di una delle cartiere previste dall'Esecutivo uruguaiano, la fabbrica della multinazionale finlandese Botnia, che, come quella progettata dalla spagnola Ence, gli ambientalisti e gli attivisti considerano deleteria per l'intero ecosistema, a cominciare dalle acque del rio Uruguay, frontiera naturale con l'Argentina.
Quella in atto, dunque, è l'ennesima prova di forza e arriva in un momento particolarmente cruciale: il 18 aprile, i due capi di Stato si incontreranno a Madrid e proveranno a risolvere, ancora una volta, a tavolino un conflitto tanto complesso da aver chiamato in causa persino il Tribunale internazionale dell'Aja. Questa volta, a far da pacere sarà il re di Spagna, ma l'impresa è ardua.

Chi tace acconsente. “Botnia se ne va e i blocchi anche” ripetono i manifestanti, che agiscono con il tacito consenso del governo di Buenos Aires. Nonostante abbia ripetuto ufficialmente di non appoggiare questo tipo di iniziative, infatti, il presidente argentino ha ribadito di non avere nessuna intenzione di impiegare le forze dell'ordine contro i manifestanti, tanto che i poliziotti che presidiano i blocchi non hanno il via libera a intervenire contro gli attivisti. Gli scontri verificatisi in più occasioni sono, infatti, frutto di schermaglie scatenate dai commercianti penalizzati per la chiusura delle strade, ma nessun incidente ha visto protagonisti gli uomini della gendarmeria .

Le proteste degli ambientalistiLe ragioni degli ecologisti. Oltre al ponte di Gualeguaychú, 220 chilometri da Buenos Aires, preso di mira sin dal novembre scorso, gli attivisti hanno dunque chiuso gli altri due collegamenti con l'Uruguay: il ponte Colón, a 320 chilometri a nord della capitale argentina, e il Concordia, a 400. Una misura che sta ottenendo una forte quanto prevedibile ripercussione economica, impedendo il flusso turistico vacanziero e strangolando il commercio via terra. Questo a testimoniare che gli ecologisti non cedono di fronte a nulla. La loro determinazione proviene dalla convinzione che quel tipo di impianto sia dannoso per le tonnellate d’acqua che ogni giorno prende e rigetta nei fiumi, assieme ad agenti chimici indispensabili per la carta e deleteri per la natura. Con danni incalcolabili che dilagano sull'intera falda sotterranea (la zona rientra nell’acquifero Guaranì, la seconda riserva d’acqua del continente dopo quella amazzonica).

Le proteste degli ambientalistiVita o morte. Il loro intento, ottenere il trasferimento delle cartiere, si scontra però con la monumentalità di opere ormai terminate e pronte a entrare in produzione. La prima fabbrica, quella della Botnia appunto, sarà inaugurata a settembre e produrrà un milione di tonnellate di pasta di cellulosa all'anno. Sempre che qualcosa non arrivi a impedirglielo. In quel periodo Nestor Kirchner, che ha fatto della causa ambientalista una bandiera, sarà in piena corsa elettorale per essere confermato al timone del paese, e ciò rende il futuro delle cartiere sul rio Uruguay ancora più incerto.
Questione di vita o di morte è anche per il governo di Montevideo:l’investimento delle multinazionali della carta è il più ingente mai visto prima in Uruguay, dunque un’occasione ghiottissima per un Esecutivo social-democratico per la prima volta al potere, che può così rilanciare l’economia e avviarsi a una ricandidatura alle elezioni del 2010.
 

Stella Spinelli

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