scritto per noi da
Chiara Onger
Un
libro animato, vestito di tutto punto con camicia, pantaloni e scarpe
in stile occidentale, ci introduce e ci guida alla lettura de “La
bibliotecaria di Bassora”. Tramite una scelta stilistica piuttosto
singolare, Mark Alan Stamaty, autore satirico di fumetti
statunitense, ha narrato la vera storia di Alia Muhammad Baker,
responsabile della Biblioteca centrale di Bassora, città
dell’Iraq meridionale.
Spazio
alla fantasia. Nella primavera del 2003, Alia ha condotto una
lotta contro l’ignoranza e la sordità della guerra, salvando
dalle fauci dei bombardamenti più di 30.000 libri. Dai
dialoghi elementari e dai semplici tratti stilistici propri
dell’autore, viene a delinearsi la figura di una donna che, pur non
avendo quei superpoteri tanto in voga tra i personaggi di fantasia, è
riuscita a compiere un’ impresa incredibile. I luoghi illustrati da
Stamaty sono geometrici, essenziali e non rispecchiano affatto
l’affascinante caos, tipico del Medio Oriente. Ma, come
sottolineato dal giornalista Valerio Pellizzari nell’introduzione
al fumetto, “questo scenario improprio” è voluto dal
vignettista, per “lasciar maggior spazio alla fantasia” dei
lettori.
Il 20 marzo del 2003 l’esercito
statunitense, appoggiato dalle truppe britanniche, ha invaso l’Iraq,
cominciando a bombardarne il territorio. Lo scopo era scacciare l’ex
leader Saddam Hussein, arrestato dalle forze della coalizione il
dicembre dello stesso anno. Non solo migliaia di vittime civili hanno
perso la vita, ma una parte del patrimonio culturale del paese ha
rischiato di andar perduta per sempre.
Duri
a morire. Nell’aprile di quell’anno
Alia, preoccupata per la sorte dei libri custoditi nella biblioteca
della città, specchio della sua identità culturale, ha
chiesto alle autorità governative il permesso per poterli
trasferire in altro loco. Il governo, non solo ha respinto le sue
richieste di aiuto ma, allo scoppiare della guerra nella provincia,
ha trasformato l’edificio in una base militare, utilizzando il
tetto come contraerea. Ma la bibliotecaria non si è arresa.
Aiutata da molti abitanti della città, è riuscita a
trasferire una parte dei volumi nella sua abitazione e l’altra nel
ristorante Hamdam, a fianco della biblioteca. Tra le migliaia di
libri salvati figurano un corano in lingua spagnola, una rarissima
bibliografia di Maometto e svariate pergamene pregiate. Sono
diecimila invece i libri bruciati tra le fiamme, ignorati dalle
truppe britanniche appena entrate nella città.In quello stesso mese, nella capitale irachena Baghdad,
la Biblioteca nazionale era soggetta a continui saccheggi e incendi
provocati dai combattimenti. Sembra che nessuna forza armata si fosse
mobilitata per impedire che documenti e archivi contenuti
nell’edificio venissero distrutti. A tale indifferenza risposero
tre giovani studenti universitari, Arkan Emir e Ahmed, che, armati di
coraggio, si recarono nella roccaforte sciita di Sadr City in cerca
d’aiuto. Qui, riuscirono a coinvolgere un importante capo religioso
e i fedeli della sua moschea nell’impresa di salvataggio.
Nonostante il 60 percento del patrimonio contenuto nella biblioteca
sia andato perduto, grazie all’azione di questi ragazzi buona parte
dei libri è stata trasferita in luoghi sicuri. Come ci ricorda
l’autore israeliano Amos Oz, “[…] le persone possono essere
ammazzate come formiche. E anche gli scrittori non è difficile
ucciderli. Ma non i libri. Per quanto sistematicamente si possa
cercare di distruggerli, c’è sempre la possibilità
che una copia sopravviva in un angolo di qualche sperduta biblioteca”.