02/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



''La Croce Rossa Internazionale dice che sta bene, ma io non fido, lo voglio vedere''
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana  
 
Haji Ahmadullah Hanefi (Foto: Enrico Piovesana/PeaceReporter.net)Haji Ahmadullah, 29 anni, è il fratello minore di Rahmatullah e il terzo dei cinque fratelli Hanefi – Nemat, Rahmat, lui, Qudrat e Saifullah.
Lo incontriamo a Kabul, dove si trova da qualche giorno. E’ venuto qui da Lashkargah per seguire più da vicino la vicenda del fratello, da due settimane in mano ai servizi segreti afgani.
 
Rahmat visitato dalla Croce Rossa. “Ieri sera sono stato contattato telefonicamente da un rappresentante della Croce Rossa Internazione, che poco prima aveva avuto modo di visitare Rahmat in carcere. Mi hanno detto che le sue condizioni di salute sono buone, a parte dei problemi ai reni che Rahmatullah ha da diversi anni. Non hanno fatto cenno a segni evidenti di torture o maltrattamenti. Ma io – dice Ahmadullah – non ci credo finché non vedrò Rahmat con i miei occhi, finché non potrò chiedergli di persona come lo hanno trattato. Non mi fido di uno sconosciuto che mi telefona e mi dice queste cose. Mentre, purtroppo, mi fido molto della persona che, pochi giorni dopo l’arresto di Rahmat, mi riferì che mio fratello veniva picchiato e veniva torturato con la corrente elettrica. Quella è una persona amica della nostra famiglia, uno che conosciamo bene e che ha rischiato molto a venirmi a dire quelle cose. Cose che capitano regolarmente ai detenuti nelle prigioni governative di questo paese”.
 
Appello al governo italiano. “Io e la mia famiglia siamo molto preoccupati – continua Ahmadullah – e non riusciamo ancora a capacitarci del perché Rahmat sia stato arrestato. Ma qual è stata la sua colpa? Quali le accuse contro di lui? Non si può arrestare una persona innocente! Se avesse fatto qualcosa in passato, e lui non ha mai fatto nulla, lo dovevano arrestare in passato, no? Invece lo hanno preso subito dopo la conclusione del rapimento del giornalista italiano. Ma non capiamo perché! In quella vicenda, mio fratello non ha fatto nulla di male, ha solo svolto un’azione umanitaria per salvare la vita di alcune persone. Questo è per caso un crimine? Parlare con i talebani perché non uccidano delle persone è un crimine? La politica non c’entra nulla: lui ha solo fatto tutto quello che poteva per salvare la vita di due afgani e di un italiano. Ha agito per conto di Emergency e su richiesta del governo italiano. E ora il governo italiano non può tirarsi indietro e lasciare che Rahmat marcisca in galera. Il governo di Roma ha il dovere di fare la massima pressione sul governo di Kabul affinché mio fratello, innocente, venga immediatamente liberato”.